Servizi
Contatti

Eventi


Nulla è perduto

Illegio (Udine), esposizione d’arte 2020
chiusura 13 dicembre

logo della mostra
Vaso con cinque girasoli” Van Gogh 1888 - particolare

La rimaterializzazione di opere artistiche del passato, scomparse o distrutte per eventi disastrosi e bellici, è sempre stata una delle chimere dei posteri.

Oggi, grazie allo sprone della digitalizzazione, si può affermare che “nulla è perduto” così come ci racconta la riedizione 2020 dell’esposizione di Illegio, una vera gemma artistica incastonata nella Carnia, che dal 2004 propone sorprendenti temi in eventi di richiamo.

In una sorta di preambolo contestuale, si potrebbe citare Siponto, località di Manfredonia situata a 885 km da Illegio; qui s’innalzava una basilica romanica del XII secolo, della quale si conservano i basamenti.

Una edificazione storica andata perduta ma nobilmente reificata per incanto dall’allora ventottenne scultore Edoardo Tresoldi, che nel 2016 ne ha riportato alla luce la sagoma, innalzandola dalle fondamenta, con un progetto di rete metallica permanente.

L’effetto è suggestivo, una sorta di ectoplasma architettonico che fuoriesce dal corpo della terra e dal passato in una dimensione metafisica.

Rientrando a Illegio, ecco che il visitatore incontra di Michelangelo Merisi, l’influenzato dal barocco, detto Caravaggio, il “San Matteo e l’Angelo” del 1602, andato incenerito dall’incendio nella Flakturm Fredrichshain di Berlino il 1945:il dipinto in mostra è una rielaborazione in olio di Antero Kaila che lo custodisce in collezione a Helsinki. Il dipinto mostra San Matteo l’Evangelista seduto a piedi scalzi, che scrive in ebraico, reggendo il foglio su un supporto adagiato sul ginocchio, assistito da un angelo che gli suggerisce le parole corrette; la metafora che nessuno, anche un sant’uomo, può negarsi un sostegno spirituale.

Il “Concerto a tre” del 1663/66, di Johannes Vermeer, l’artista del pointillé, reitera nella sua virtuale resurrezione del 2017, in gesso e pigmento a cura di Factum Arte, un giudizio che gli fu accostato “le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani”. L’opera scomparve dall’Isabella Stewart-Gardner Museum di Boston nl 1990. L’immagine descrive un gentiluomo ritratto di spalle, colpito da un fascio di luce, posto fra due giovani donne; l’una a sinistra suona il clavicembalo accompagnata dalla voce dell’altra in piedi a destra. Un’opera nell’opera poiché vi è sulla parete l’inconfondibile quadro “La mezzana” di Dirck van Baburen, una scena di precipuo realismo d’epoca, in cui non è certamente agevole la ricerca di un eventuale traslato.

Imponente appare il “Vaso con cinque girasoli” di Vincent van Gogh 1888, annientato dal bombardamento di Ashya del 1945, ricomparso in gesso e pigmento nel 2017 a cura di Factum Art. L’incantevole sfondo celestiale trasfigura nell’osservatore i girasoli quali mondi universali in continua ricomposizione; un presagio sul destino di quest’opera.

Il visitatore della mostra volge lo sguardo al soffitto e gli appare in tutta la sua maestosità l’allegoria “Medicina” di Gustav Klimt, l’artista del simbolismo e della secessione, concretizzata da Factum Arte nel 2017 in gesso, foglia d’oro e pigmento. Il pannello, che costituiva una trilogia con “Filosofia” e “Giurisprudenza” commissionata nel 1894 per il soffitto dell’aula magna all’università viennese, fu dolosamente incenerito dalle SS nel castello austriaco di Immendorf nel 1945, la cui rappresentazione era ritenuta ingiuriosa dal potere ma non ha esonerato gli altri due dall’identica fine. L’opera, forse la più riuscita sintesi che accomuna simbolismo e secessione, non vuole officiare la ricerca scientifica per il bene dell’umanità, ostenta bensì tutta la fragilità del genere umano alla mercé delle malattie, della vecchiaia, delle disgrazie, in un giogo che perdura sino alla morte. La scenografia del dipinto, in ogni caso, nel suo profilo pessimistico, riduce l’uomo ormai funestamente preda del vissuto. La “medicina”, allora, sarebbe precorritrice dell’avvertimento al nazismo di ravvedersi nel tempo necessario.

“La torre dei cavalli azzurri”, dell’espressionista Franz Marc 1913, un colorismo d’accezione, fu sequestrata dal complice hitleriano Hermann Goring e dal 1945 non se ne sa più nulla. Factum Arte ne ha creato presenza virtuale nel 2017 con gesso e pigmento. La tela è il trionfo del blu che dona al fruitore le vertigini dell’infinito e si denota l’intima tensione dell’artista che vuole emergere in un groviglio espressionistico del suo tempo, tra figurativo, futurismo, cubismo, astrattismo.

L’esperienza impressionistica di Claude Monet, in tutta l’intrinseca cromia e luce, riesplode nella tela “Ninfee” del 1914/16, opera resa virtuale nel 2017 a cura di Factum Arte. Erano in due le “Ninfee” originali stanziate nel Museum Art di NewYork, quando un incendio le distrusse. Brutti eventi avevano già accompagnato questi dipinti: lo stagno delle ninfee che ispirava l’autore andò distrutto da un fenomeno alluvionale e subito dopo gli morì l’amata moglie Alice; il tutto foriero di una estenuante depressione. Impressionismo atipico in queste “Ninfee” giacché, in un sentore omologistico, infondono l’immagine delle traiettorie di fuoco che Monet percepiva dai vicini campi di battaglia,

Il “Myrto” di Tamara De Lempika del 1929 fu sottratto nel 1943 da un alto ufficiale nazista mai identificato e da allora il dipinto è irrimediabilmente scomparso. Qui è rimaterializzato da Factum Arte con una tela del 2017 in gesso e pigmento.

L’opera, pur se l’autrice risuona d’arte Déco, per la stesura scultorea e liscia come ceramica, pone in rilievo una tendenza al neoclassico ed esibisce due donne completamente ignude in atteggiamento equivoco. Lo scopo, in verità, è di accompagnare l’osservatore a riflettere sull’emancipazione femminile; ciò non toglie, però, il turbamento che può sorgere dalla postura dei corpi distesi e dall’espressività dei volti.

Infine, appare in tutta la sua maestosità il ritratto di Winston Churchill, elaborato da Graham Sutherland nel 1954. L’autore, transitato dal fascino del surrealismo e della psiche, ritrova una propria collocazione nel ritrarre personalità celebri. Non è affatto una volo pindarico dal momento che nei suoi personaggi è impressa innanzitutto la nudità dell’inconscio. Se ne era ben accorto Churchill, che odiava quel ritratto a tal punto che sua moglie Lady Clementine si decise a disintegrarlo.

Ma l’edizione attuale dell’esposizione illegiana non è solo pura congettura per opere svanite, sebbene in felice richiamo: il pubblico ammira estasiato la “Vetrata della facciata occidentale della Cattedrale di Notre Dame di Chartres con l’Albero di Jesse”. La rielaborazione è di Sandro Tomanin 2019/2020 con vetro, pittura a grisaglia e legatura a piombo. L’originale è sempre vivo ma è posto a un’altezza impossibile per essere ammirato dagli sguardi e, pertanto, la bravura artistica di Tomanin ne permette un minuzioso esame.

Tra il 1968 e il ’69, dalla pieve di San Floriano di Illegio, furono trafugate ben dodici statuette sacre, tra le quali “San Vito” e “San Maurizio” datate 1492, scolpite da Domenico Mioni detto Da Tolmezzo, in legno intagliato dorato dipinto.

Merito delle indagini svolte dal Nucleo TPC di Firenze, questa coppia di antichi simulacri è ritornata a casa e finalmente può essere ammirata, ora in mostra, nelle fattezze inviolate, segno di quegli anni che marcano la fine del Medio Evo con la scoperta dell’America.

Di van Gogh, infine, è esposto l’olio su tela “La Restaurant de la Sirene a Asniers” di presumibile datazione 1887, analoga all’opera posta nel Musèe d’Orsay. Osservandola, di primo acchito pare irriconoscibile il noto e inconfondibile tratto d’autore. Le ipotesi si dipartono ritenendola una copia oppure una sorta di prova, elaborate in ogni caso da questo artista, il quale più che postimpressionista è da considerare eclettico, la cui modulazione artistica navigava sulla portante di una visione compressa degli stili che rincorreva e che ne avrebbe tracciato il destino.

rubrica


Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza