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Pittura e reconditismo
Che cosa nascondono

Il Bronzino e il Goya

     

L'olio su tavola 115x96, negli Uffizi di Firenze, rappresenta la figlia del viceré di Napoli, Eleonora di Toledo (1546), che appoggia il braccio destro sulla spalla del piccolo Don Giovanni, il figlio suo e di Cosimo.

L 'autore, il fiorentino Agnolo Bronzino, ha lasciato impressa una straordinaria rigorosità di contorni; l'abito indossato dalla nobildonna, che poi sarebbe stata la propria veste tombale, è un suggestivo ricamo di linee.

L' opera è una eccezionale espressione di manierismo, in cui i colori dell‘indumento, frammentati dal gioco delle linee, ci riconducono, giusto quale messaggio da decodificare, al pallore della morte di Eleonora, per cui si può asserire che il Bronzino abbia avuto I’incarico di ritrarla ormai nella bara.

La ripartizione ritrattistica della tavola è delimitata dalle bisettrici che corrono per tornare a rinchiudersi, in senso antiorario, sul viso di partenza della donna, toccando la testolina e la manina del figlio, dalla quale fuoriesce la mano materna del braccio appoggiato, toccando l'altra mano della donna e la sua spalla sinistra; ne risulta un parallelogramma che, se ampliato, andrebbe a conchiudere la seconda manina di Don Giovanni.

La metafora di Saturno che divora suo figlio (1823), impressionata a olio su intonaco dal tenebroso Francisco Goya, poi traslato su tela 146x83, esposta al Prado di Madrid, è un mostruoso richiamo a Ferdinando IV.

Un 'opera, questa, che pare vada ad annunciare I’Espressionismo in uno spaventoso incubo di veggenza.

L'Espressionismo, infatti, sarebbe stata I'arte tesa a definire gli elementi della natura e le visioni della fantasia in immagini drammatiche, globalizzando la letteratura, il teatro, il figurativismo, la musica; ma di rado avrebbe attraversato i confini dei paesi germanici.

L ' immagine di Saturno, spaventosa, corre lungo bisettrici ad ICS, esse si incrociano sulle martoriate membra sanguinolenti della vittima afferrata dalle dita artigliose del dio antropofago. Comunque sia, alla suggestione conativa dell'immagine è fortemente partecipe la nerità scenografica, la quale va ad insinuarsi dappertutto, sino a penetrare le carni, quasi a volersi sostituire ad esse e al rosso del sangue: il nero che fagocita i colori, ovvero la metafora nella metafora.

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