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Quando arte e artigianato s’incontravano

Opera pittorica di G. Fiorentini XIX-XX sec In cornice stile Salvator Rosa ph FG collezione privata.

“La luce che genera lo spazio” artista Carlo Bernardini ph Galleria Arte contemporanea di Antonella Cattani, Bolzano 2010.

La ricerca di definizioni allo scopo di meglio esprimere i concetti di artigianato e di arte, e pertanto differenziare l’artista dall’artigiano, non pare sia così agevole ai giorni nostri, soverchiati da una incalzante semantica straniera nello specifico.

Il Designer è un architetto o tecnico ma lo era anche l’operaio quando fantasticava un manufatto, il cuoco che elaborava una originale confezione, il sarto che modellava abiti di richiamo e il calzolaio che sagomava scarpe in coordinato.

Il Toy designer progetta i giocattoli ma giocattolaio era lo stagnino o il falegname, che con essi arrotondavano le entrate; costavano poco e i bimbi ne erano entusiasti e i genitori soddisfatti.

Vecchi mestieri d’artigianato soverchiati dalla classe professionale e artistica, rinominata in mappa globalizzata a scapito finanche della cultura linguistica della nazione.

L’arte, rifacendosi al greco che assegna a questo termine il valore distintivo di “tecnica”, identificherebbe qualsiasi attività dell’uomo che si esprima oltre un’ordinaria manualità e in tal senso storico sarebbero state coniate locuzioni quali Arte medica e Arte militare.

L’artista, in accezione moderna, è l’artefice di una immagine, nella quale egli affida all’estetica, alla melodia, alla proba retorica, le fondamenta della propria forza creatrice, per infondere nel prossimo la consapevolezza di essere il fruitore della bellezza.

Charles Batteux, francese di Vouziers, già nel 1746, disegnò l’arte in senso più ristretto, contandovi cinque peculiarità - la pittura, la scultura, la poesia, la musica, la danza affiliandovi poi l'eloquenza e l'architettura.

Egli, comunque sia, legava il tutto a un filo conduttore, l’imitazione della realtà per il raggiungimento di creare “oggetti belli”.

In tempi moderni fu il poeta Ricciotto Canudo, pugliese di Gioia del Colle, vissuto tra il IXX e il XX secolo, ad ampliarne il quadro in sette espressionismi - Architettura, Pittura, Scultura, Musica, Poesia, Danza, Cinema - seguito dal critico francese Claude Beylie che che nel 1964 vi conglobò Radio-Televisione e Fumetto.

Affermiamo di contro che l’artigiano produce e può inventare tutto ciò che sia utile all’uomo nelle attività quotidiane o più genericamente nel lavoro.

Il vaso è plasmato dall’artigiano, ma è l’artista, decorandolo, che lo renderebbe unico con la propria inventiva d’autore; cosicché da oggetto pratico si trasforma in opera ammirevole, espositiva, per il godimento visivo.

Ciò non toglie, comunque, che un vaso di terracotta può essere per se stesso opera d’arte di là dell’impronta esornativa: ed ecco che artigianato e arte si traducono in un pregevole unicum.

Da aggiungere che nel caso della terracotta, essa nacque nel trapassato remoto quale artigianato, prima che qualcuno si ispirasse a renderla artistica, pur non rinnegandovi sovente, le originarie funzioni di utilità; il pensiero corre alle ricche stoviglie di nobili banchetti.

In definitiva, accade storicamente che è l’artigianato a rivestire l’arte come l’esempio del corniciaio, i cui lavori abbracciano un’opera pittorica, del costruttore di strumenti musicali che permettono la diffusione del tema creato dal compositore, del creatore di copertine che preannunciano pagine letterarie.

Niente però può precludere che una cornice, uno strumento musicale, una copertina, siano per se stessi opere d’arte, vedi le storiche cornici gotiche, toscane e le Salvator Rosa, vedi il liutaio Stradivari, vedi la copertina “Occhi celesti” per la prima edizione de “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald (1925).

Le prime cornici Salvator Rosa apparvero in terra centro-meridionale italiana durante l’adozione del Barocco.

Si presentavano in legno esaltato con oro zecchino o con argento e mecca, questa una vernice protettiva a base di alcool.

Le cornici erano le preferite di Salvator Rosa, poeta, incisore e pittore napoletano, ma è credibile che a idearle sia stato proprio questo artista napoletano, vissuto nel XVII secolo.

Una straordinaria collezione di tali storiche cornici prive di dipinti è custodita presso il Metropolitan Museum Art.

Oggi si sono ridimensionate nell’uso rispetto alle originali ma le ricordano conservandone lo stile.

Non possiamo, a ogni buon conto, trascurare il principio che una pregevole pittura rimane tale anche spoglia di cornice o “abbigliata” con intelaiatura semplice, un eccellente pezzo musicale lo è pur diffuso da strumenti non raffinati e un appassionante testo letterario non si sminuisce ove stampato in edizioni economiche o riscritto in pagine web.

Ed ecco che già dal secolo scorso appare nell’arte il “fiat lux”, attraverso moderne sorgenti luminose quali le fibre ottiche che subentrano ai tradizionali tratti manuali, per creare una geometria aerea, priva cioè di materia.

“L’installazione (di linee luminose) - enuncia Carlo Bernardini, autore di arte contemporanea - si appropria dello spazio e lo fagocita nel suo interno \...\ “

Sorge il dilemma se esse, le linee fotoniche, rappresentino in realtà una cornice, ovvero la veste di una porzione architettonica ivi compresa.

In entrambe le ipotesi, rimane però la certezza che si è al cospetto di una evoluta insiemistica dove oramai l’arte si è imposta denudandosi di ogni abbigliamento artigianale; insomma, arte e artigianato non si incontrano più.

Così dicasi per i testi letterari pubblicati in web.

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