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Rodin un grande scultore al tempo di Monet

Il bacio di Rodin
particolare tratto dal logo della mostra

Mostra nel Museo di Santa Caterina
Treviso sino al 3 giugno 2018
Progettista e Curatore Marco Goldin

François-Auguste-René Rodin nasce nel 1840 a Parigi, appena due giorni prima del concittadino Monet, col quale si sarebbe legato al destino vincente dell’arte.

Ė il gallerista Georges Petit, infatti, a decidere nell’89 di accomunare le novità di Monet con le magnifiche sculture di Auguste Rodin, nello spazio da lui gestito e che porta il suo nome "Georges Petit Gallery", rue de Sèze.

Il pittore parigino già dal 1882 aveva incluso nel proprio bagaglio creativo l’aggraziato "Reti da pesca a Pourville", presente in questa mostra, ma l’espressionismo, così com’era germogliato e maturato, non lo attrae più di tanto e via via abbandona i colori toccati dalle luminosità en plein air, che pur lo avevano suggestionavano al punto di creare dei capolavori, per attingere infine alla memoria e alla luce domestica del suo atelier.

Una esposizione storica che contribuisce sorprendentemente al successo del nuovo Monet irradiato dall’acclamato Rodin.

Georges aveva visto dunque giusto, l’esposizione avrebbe condotto i due talenti al trionfo del presente e del futuro, nonostante le critiche accademiche, ed è il dottor George Bellio, apprezzato medico e collezionista d’arte rumena, a profetizzare l’eccezionalità dell’evento nell’esclamare: «E ora lunga vita a Monet! Lunga vita a Rodin…"

Gli anni ottanta, comunque, segnano, come lo stesso Rodin confessa, la furia con la quale propone le sue creazioni.

Anni straordinari, reduce da un viaggio in Italia intrapreso nel ’76 a inseguire le orme di Michelangelo, in cui plasma "L’età del bronzo", bronzo 1877, fonte di scandalo poiché si accusa l’artista di aver utilizzando dal vivo un modello nudo, il monumentale "Il Pensatore" gesso1880 già nominato Il Poeta e che nel 1902 fu riprodotto in bronzo e presentato pubblicamente due anni dopo, "San Giovanni Battista" gesso 1880, "Adamo" bronzo 1880 ed "Eva" bronzo 1881, l’ancora monumentale "Il bacio" gesso 1882, in origine Francesca da Rimini (con Paolo) e pare che per la figura femminile abbia fatto posare la sua ex allieva, divenuta amante, Camille Claudel ventiquattro anni più giovane, poi "Colui che fu la Bella Elmiera" (Heaulmière) gesso 1883, la cui modella è l’anziana donna Maria Caira già richiesta in altri studi artistici, "La Meditazione" gesso 1885, Le tre Ombre" gesso 1886, particolare da destinare alla "Porta dell’Inferno" e "I borghesi di Calais", bronzo 1889, un tributo alla memoria dei sei cittadini che durante la guerra dei cent’anni si offrirono al nemico inglese, già col cappio al collo, purché non infierisse sulla città e fu la regina Filippa che ne ottenne l’immunità.

La sua è una tecnica che sconvolge la perfezione michelangiolesca delle forme umane alla maniera della tradizione classica.

Le forme di Rodin odorano sfrontatamente di verismo e conducono il visitatore all’approvazione, colto dalla sensazione di compiacimento, insomma, non più turbato dalla falsa bellezza nell’introvabile perfezione dei corpi classici.

Il visitatore ne diviene così il fruitore nei canoni dell’omologismo artistico.

Edvard Munch nel 1907 ne resta estasiato e esibisce il suo "Pensatore (di Rodin) nel giardino del dottor Linde", la maniera di onorare sia lo scultore parigino sia il collezionista tedesco che aveva incontrato a Lubecca e che oltre a essere interessato alle opere del norvegese ne era divenuto grande amico; la tela partecipa alla mostra trevigiana.

Alla fine del secolo appaiono "La morte di Adone" marmo 1891, traspirante di nostalgia michelangiolesca per la nitida lucentezza dei corpi, e il "Balzac" in veste da camera, bronzo 1898, statua richiesta dalla Società dei Letterati per omaggiare lo scrittore.

Impresa questa del Nostro che rinnova l’eloquenza scultorea nel secolo che si affaccia, contro ogni decantato verismo cattedratico.

Alle prime luci del nuovo secolo ecco il discusso "L’uomo che cammina" gesso 1900; alcuni studi postumi ritengono questa scultura il torso modellato già nel 1879 dall’artista e da lui abbandonato ma che nell’87 lo avrebbe poi rispolverato e sovrapposto su una bozza delle gambe del Battista.

Henry Labossé, scultore tra gli esperti assistenti di Rodin, la ingrandisce e la espone nel 1907 al Salon della Socété Nazionale dove è imposto il titolo con la quale è nota.

Quattro anni dopo un club di collezionisti la dona all’ambasciata francese in Italia, insediata a Palazzo Farnese in Roma.

Rodin ne è altamente compiaciuto poiché vede il proprio lavoro posizionato in un edificio progettato da Michelangelo.

Dopo la sua morte, invece, la statua è rimandata in Francia.

Auguste Rodin si spegne il 17 novembre 1917, dopo aver donato lo studio e i diritti di fusione allo stato francese, in piena guerra mondiale, alla quale non avrebbe potuto naturalmente partecipare,

Lavorava ancora a "La porta dell’Inferno", bronzo e intonaco, commissionata dalle Belle Arti e che aveva iniziato nel 1880; opera d’arte moderna che si richiama a un baroccheggiante simbolismo.

Rose Beuret, che aveva sposato quindici giorni prima, il 29 gennaio, dopo una convivenza di mezzo secolo, era morta il 16 febbraio.

Opere qui citate tutte in mostra, tra le altre, a Santa Caterina di Treviso.

La rassegna apre il percorso verso il Museo Bailo, sempre a Treviso, dove il visitatore, al cospetto delle cento sculture del trevigiano Arturo Martini, è stimolato a un confronto con i lavori di Rodin.

In questa stessa sede museale, oltre alla consueta collezione del celebre pittore sempre trevigiano Gino Rossi, si possono finalmente di lui ammirare le otto opere aggiunte per una retrospettiva che mancava nella sua città dal 1974.

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