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Un minimalista botanico a Manfredonia

 
Esempi di Bonsai - ph. FG
     
Esempio di scultura - ph. FG      

Un orto botanico a Manfredonia, città appellata quale porta del Gargano, dovrebbe racchiudere l’essenza della storica vegetazione che si diffonde ai piedi del promontorio.

Il condizionale utopico scompare nel visitare dell’artista Raffaele Salito il proprio giardino incastonato in un contesto cementizio.

Un orto botanico privato, certo, ma l’ideatore è ben disponibile ad aprirlo ai visitatori amanti dell’estetica e, innanzitutto, della poesia insita nella natura.

Un angolo edenico dovizioso di piante miniaturizzate, i cui rametti appaiono ritoccati con capace filatura e il tutto è rispettoso in maniera tale che la conduzione emerga scrupolosamente metodica in concordanza con l’elemento floreale; un’armonia di bonsai che mai disperdono il supporto della teca, quel vaso che è nella loro antichissima peculiarità.

Raffele Salito ha voluto minuziosamente evidenziare, pur nel “minimalismo” dei bonsai, il potere di stabilità e sicurezza delle radici, la configurazione dei tronchi a rappresentare l’individualità della pianta e il sacro compito dei rami a richiamare i fotoni solari annunciatori della floreazione.

Ma l’artista scultore è andato oltre: non è semplicemente “art trouvé” la sua, ma la ricerca di segmenti appartenenti al ricco verde sipontino e garganico, quali esiti di vite vegetative ormai estinte.

Un groviglio di radici, una concatenazione di rami e frammenti di tronco, dai quali il Nostro fa scaturire suggestive morfologie, mai disperdendone le loro origini di appartenenza territoriale, plasmando anche schegge di chianche.

Una filosofia di pulizia, questa di Raffaele Salito, e, pertanto, di luminosità interiore, traspirabile tra i camminamenti e dai cantucci ordinati con disciplina dottrinale.
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