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Mirko. Nel
tempo nel mito
Una bella e felice scoperta
quella di Mirko Basaldella pittore. Nel Casino dei Principi, a Villa Torlonia,
dal 1 aprile al 17 luglio 2011, in occasione della ricorrenza del centenario della
nascita dell’artista udinese (Mirko Basaldella nacque, infatti, a Udine nel
1910) sono presenti 38 sculture, 37 dipinti, e un nutrito corpo di disegni (53).
Prestiti fondamentali delle opere sono concessi dalla Galleria Nazionale d’Arte
Moderna di Roma, da enti e prestigiose collezioni private.
Mirko scultore forse è noto a
tutti per l’opera in bronzo, i tre cancelli realizzati per il Mausoleo delle
Fosse Ardeatine in Roma, presentati qui attraverso alcuni suggestivi bozzetti, o
attraverso una documentazione fotografica ma questa esposizione ci mostra un
Mirko pittore stupefacente capace di usare come nessun altro i pastelli a cera
al servizio di immagini insolite quali Totem graffiati e misteriosi che ci
conducono in un mondo lontano e magico. Figure esili, longilinee, rigorose che
si staccano come in rilievo da uno sfondo sfumato e ancestrale a ricordarci le
nostre radici.
Sconosciuta anche l’intensa
attività didattica condotta da Mirko, e qui presentata, alla Harvard University,
Cambridge (Massachusetts, Usa) per dodici anni, dal 1957 all’anno della morte,
il 1969.
Mirko fu personalità poliedrica,
completa, sfaccettata e solitaria, come lui stesso si definisce: “Nel ceto degli
artisti io sono sempre stato un irregolare. Non ho frequentato scuole, non ho
avuto maestri. Sono un autodidatta. Ho conosciuto per tempo materie e strumenti
e fin da ragazzo ho visto accanto a me gente che operava con quegli strumenti e
con quelle materie. Io assistevo, ancora ragazzo, alla trasformazione che le
materie subivano sotto quegli strumenti, e mi cimentavo ad operare imitando
desideroso di ottenere lo stesso risultato avendo la pretesa, un po’ eccessiva,
data la mia età, di far meglio. Questo procedere che ho praticato ancor
giovanissimo e che mi ha assistito anche in seguito, mi rese in poco tempo
padrone di varie tecniche: la modellazione con l’argilla a far terrecotte,
quella con la cera a preparare modelli per fusione, quella del gesso a plasmarlo
a tempo che non indurisca, a rifinirlo una volta indurito; così lisciare e
pulire il bronzo fuso col raspino, con l’unghiolo e ritoccarlo col cesello (Note
autobiografiche). Ecco il segreto dell’arte di Mirko: osservare, imparare
dagli altri i segreti del mestiere, usare i materiali e le tecniche in modo del
tutto originale e nuovo. Si tratta di ispirazione ad arti etniche, a ricerche di
materiali poveri o poverissimi per arrivare a soluzioni di più elaborata
concettualità.
Se è da segnalare il dipinto “La vita nei campi” –
Transumanza del 1967 perché preannuncia, con venti anni d’anticipo, la
tentazione anacronistica di future sperimentazioni da parte di artisti di
generazioni successive, condotte attraverso il ritorno al magistero pittorico,
non lo è da meno sia il bronzo intitolato “Chimera”, sia i pastelli cerosi a
olio su carta intelata quale quello intitolato “La danza d’Arlecchino”: mito e tradizioni popolari ci riportano alle nostre origini
oniriche.
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rubrica |
| Arte |
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Basaldella, Mirko
autore: Fausta Genziana Le Piane
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