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Tamara de
Lempicka, la regina del moderno
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Questa è la novità di Tamara, l’idea originale: l’insostenibile leggerezza della sciarpa, in “Il telefono”, ne “La sciarpa arancione”, “La sciarpa blu”. Perché la sciarpa fa “femme fatale” – Isadora Duncan –, nasconde e protegge (leggerezza in molte tele sottolineata anche dalla presenza nello sfondo di vele).
Molti i nudi presentati, che colpiscono per le abbondanze delle linee, anche deformate, che precorrono Botero: le donne di Tamara dalla pelle color avorio sono sedute o adagiate e sdraiate, quasi come l’Olympia di Manet, ma non hanno l’ardire di guardarci negli occhi sfrontate come lei, riverse all’indietro in un posa di abbandono sensuale e totale.
Splendida la serie di dedicata a “ la belle Rafaëla”, una donna di cui la Lempicka si invaghì. Perché Tamara parla alle donne da donna a donna, le rappresenta in quello scorcio di anni in cui a Parigi, per esempio, imperversava una scrittrice, Louise de Vilmorin, che le somigliava molto negli atteggiamenti.
Molti anche i ritratti femminili: uno dei suoi preferiti – e anche più riusciti –, recentemente scoperto, è quello di Ira P. del 1923 e della sua tristezza in cui la capigliatura ribelle e rossa della protagonista, che guarda dritto negli occhi lo spettatore, ne indica il carattere non comune (sottolineato dallo sfondo non comune dei rami contorti dell’albero).
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Racconta Tamara alla figlia Kisette: “ Sono stata la prima donna a dipingere in maniera chiara e pulita: questo è il segreto del mio successo. Un mio quadro può essere subito riconosciuto tra altri cento…Il mio stile attirava subito l’attenzione: era chiaro, era perfetto.” E infatti lo stile di Tamara è inconfondibile: le sue linee sono pure, dominate dalla calma algida, le sue pennellate sono piatte, compatte senza sfumature e la preferenza va a pochi colori graduati, secondo i consigli del maestro insegnante cubista André Lhote incontrato a Parigi e che la introdusse nello studio di Ingres. Colori forti, il blu elettrico, il rosso, il verde brillante, il grigio, addirittura il viola.
Oltre i ritratti (anche maschili, Gide, il marchese Sonni, il marchese d’Afflitto, il principe Eristoff) e i nudi, a partire dagli anni ’40 prevale l’interesse di Tamara per le nature morte definite dalla critica “artificiose” ma che in realtà rivelano una capacità notevole di creare interni e ambienti con fiori, libri, composizioni di frutta e di oggetti come nella serie dedicata agli interni di campagna, pacati e di grande verismo da ricordare la pittura fiamminga.
| rubrica |
| Arte | |
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de Lempicka, Tamara autore: Fausta Genziana Le Piane |
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