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Intervista senza domande ad Angela Greco
        a cura di Flavio Almerighi

Neobar,net

Viviamo sommersi, tutti, in un’epoca di restaurazione in cui trasgredire è il canone, saperne star fuori un atto innovativo. Viviamo sommersi e difficilmente saremo salvati. La poesia rappresenta un sollievo, un occhio più alto di noi. Personale Eden di Angela Greco è un sollievo nel sollievo, un atto rivoluzionario nel suo genere. Un libro che passo dopo passo, verso dopo verso, ricostruisce con ottima scrittura un eros non inficiato dalla mercificazione occidentale, cui nel nostro mondo è stato, e viene relegato. Non è nemmeno la banale pruderia cui spesso siamo stati abituati, non è distrazione, non è dannazione, non è la pagina patinata di una rivista soft core, non è un romanzo di Anais Nin. Scoraggia perciò il lettore in cerca di sensazioni forti, non troverà spade, grotte, roba liquida, posizioni al limite delle leggi fisiche e altre amenità di genere. Troverà poesie che riescono a toccare vertici di liricità ragguardevole, quella stessa forma di serenità che è eros, non erotismo. Eros è tutto quanto è amore, niente più e niente meno. Il libro dipana un dialogo a tutto tondo tra l’autrice e il soggetto del suo amore. Fondamentale che sia soggetto e non oggetto, badate bene. L’operazione ha successo, perché queste poesie senza titolo riescono a ripulire, a ridare fiato e rispetto a quel senso che è parte di noi, ma non sappiamo spiegare e spesso riusciamo solamente a negare. Un libro che difficilmente invecchierà, perché rappresenta un nuovo ancora tutto da valutare.

1) trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore (pg 11)

Pomeriggio di un giorno ordinario, quando mi giunge in mail una sorpresa: nove versi tratti da Personale Eden (La Vita Felice), che in questo 2017 compie esattamente due anni, posti come domande, ai quali dovrebbero seguire mie risposte. Non mi sembra qualcosa di semplice, nonostante l’apparenza, e la prima domanda mette subito in luce l’opposto che mi abita: concretezza affiancata ad una estrema voglia di leggerezza, con questo ultimo verso tratto dalla poesia che apre il libro; un verso che nella sua doppia figura esprime la duplice natura di cui è costituito l’essere umano: quella carnale e quella non carnale, determinanti sensazioni antitetiche.

2) lo sguardo fa nuovo il qualunque su cui si posa (pg 13)

Questa intervista capta i punti cruciali dell’opera, accordandole una valenza ed una profondità spesso negate dal ritenere la poesia d’amore qualcosa di facile. Personale Eden è sostanzialmente un percorso, una strada da sé all’altro, verso la persona amata. Lo sguardo qui si sovrappone senza sbavature all’atto stesso dell’amare, sentimento che, quando ci possiede, fa sembrare differente anche quello a cui siamo abituati. La vista (molto presente in tutto il libro, come inizio dell’amore, panoramica sulla scena o, come godimento dell’oggetto amato) è il senso, insieme all’udito (di cui anche si parla spesso con riferimento alla voce dell’amato) forse più etereo che possediamo, ma al contempo, è quello che metaforicamente indica con maggior immediatezza il cambiamento in toto.

3) sono tempi differenti o difficili quelli ai quali t’invito (pg 18)

Questo verso riprende la mia idea di donna, forse oggi demodé: in carne, formosa, inequivocabilmente femminile e femmina, compagna e amante, capace di prendersi cura dell’altro, affiancandolo, senza trascurare le peculiarità di ciascuno. Nel libro il riferimento non è soltanto a uomo e donna, ma, più precisamente, al maschile e al femminile, alla complementarità dell’essere e a due esseri complementari, che si presentano con le loro conclamate singolarità e che solo insieme possono costituire originalità – nel significato di quello che è primordiale, che è all’origine – ed equilibrio, grandi assenti dei tempi moderni.

4) nel presente che muore quest’ora solonostra ci tocca (pg 19)

Duplice accezione di toccare, inteso come gesto concreto e di capitare, accadere come per caso, venire in sorte. L’ora che, personificata, sfiora i protagonisti, ricordando la caducità del presente ed esortando a cogliere l’attimo e l’ora che tocca vivere, perché non può appartenere a nessun altro, se non ai due amanti. Il mancato spazio tra avverbio e aggettivo possessivo, come le contrazioni che molte volte si incontrano nel libro, vuole rendere l’immediatezza, il tempo da non perdere, la voglia assoluta di appartenersi, congiungersi e riunirsi, che azzera anche lo spazio sul foglio.

5) lascia che mi perda tra le tue strade segrete (pg 29)

Un amore concreto, che alla fine del libro diventa il mezzo stesso atto a far riscoprire anche la propria irrinunciabile umanità. L’amore, come mezzo che sublima l’uomo e lo avvia verso un paradiso, intravisto in lontananza, a cui si giunge attraverso il vivere quotidiano, fatto di carne e non carne. Le strade segrete sono il corpo dell’amante, di colui che ama e di colui che è amato; quei luoghi pudicamente nascosti per difesa dell’apparenza. Personale Eden, volutamente privo di qualsiasi lemma volgare o anche solo allusivo ad un substrato di mancata eleganza, toglie il velo ai desideri umani tenuti a catena corta, a causa dell’atteggiamento sociale a cui noi occidentali di matrice cattolica siamo stati addestrati nel corso dei secoli…

6) mi venivi incontro e mi seguivi da far scoppiare il cuore (pg 30)

Personale Eden, è “un libro ancora giovane” (Almerighi), nonostante sia stato pubblicato da due anni e nonostante il prosieguo del mio percorso poetico anche con l’uscita di un nuovo libro. Concordo con questa definizione, perché è la materia di cui narra ad essere sempre giovane e nuova e a rendere a-temporali i suoi protagonisti. L’incontro, espressione di quel desiderato ricongiungimento con l’altra metà che aleggia per tutto il libro, e la gioia. Forse un’espressione troppo adolescenziale, quell’immagine di traboccante felicità, ma quando si ama inevitabilmente si diventa incongrui con l’età anagrafica.

7) dalla pelle alla penna nessun avanzo (pg 33)

La pelle è per me una seconda memoria e quello che vivo lo trasporto nella mia poesia, senza circonlocuzioni o inganni, condividendo con i lettori le mie esperienze, in un atto di estrema fiducia. Sull’iterazione autore-lettore ci tengo a sottolineare una peculiarità di questo lavoro in versi, ossia che tutto il libro è privo di punteggiatura (salvo forse qualche minimo segno), come omaggio alla libertà proprio del lettore, il quale ha facoltà di scegliere le proprie pause ed i propri tempi di lettura, così da divenire praticamente parte integrante dell’opera stessa.

8) così sei abisso (pg 35)

Vivendo l’amore carnalmente e spiritualmente, in anima e corpo, l’amato diventa la misura infinita, quella incommensurabile, che svela e conduce a profondità singole e di coppia, di cui prima si ignorava anche l’esistenza. Su questo punto, che svela, anche nel significato proprio del termine abisso, la soprasseduta profondità di questa poesia, ringrazio sentitamente Flavio Almerighi, che, fin dall’uscita di Personale Eden, ha creduto in questo libro, apprezzandolo immediatamente e augurandomi il meglio per questo tipo di poesia, quella erotica, troppo spesso trascinata nella volgarità, nell’eccesso e nello sciocco voyeurismo.

9) un cappello di sorrisi volato per inattese strade grigie (pg 41)

Il copricapo, simbolo retrò dell’uomo sicuro di sé, capovolto per contenere sorrisi, indica le sovvertite regole del bon ton e dell’immagine sociale della persona innamorata; mentre il colore indica, invece, il presentarsi dell’amore a qualsiasi età (strade grigie) e a sorpresa (inattese), sempre con gli stessi effetti sconvolgenti e sorprendenti non solo per chi li vive, ma anche per chi quell’amore lo guarda dall’esterno.

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