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“Finché esiste un uomo sulla terra, esisterà la poesia”
intervista a Ninnj Di Stefano Busà

in: Expolatinos.com

Il Ceac, Centro Ecuadoriano di Arte e Cultura, molto attivo nella programmazione di eventi culturali, ha organizzato la presentazione di due libri di poesie, tra i quali Quella luce che tocca il mondo, l'ultima opera di Ninnj Di Stefano Busà, una delle figure più rappresentative nel panorama letterario femminile di oggi. Expolatinos ha incontrato la poetessa con la quale è nata una piacevole chiacchierata sulla poesia, sulla cultura e sull'essere poeti oggi.

L'incontro Ninnj Di Stefano Busà è stato affascinante e l'intervista si è trasformata in una bella riflessione sull'essere poeti oggi e sulla difficoltà del fare cultura oggi, ma allo stesso tempo la forza, la passione, il credere, che questa donna, che ha pubblicato diciotto libri di poesie, più altri di critica letteraria e saggistica, lascia trasparire dalle sue parole e dal trasporto emotivo nel parlare di ciò che rappresenta da oltre 40 anni la sua vita. Le sue raccolte sono state tradotte in diverse lingue e le sono state dedicate tre monografie.

Nella sede del Consolato dell'Ecuador a Milano, grazie all'amicizia che ci lega a Guaman Allende, scrittore, poeta, responsabile della sezione letteratura e vice presidente del Ceac, abbiamo potuto incontrare la poetessa prima della serata di presentazione della sua ultima opera, fare qualche domanda, ma soprattutto ascoltare.

Scrittrice, giornalista, saggista, critica, promotrice di premi letterari, un'attività intensa è dir poco. Dove trova l'energia per dedicarsi a tutto questo?

Sono 45 anni che mi dedico alla letteratura e di conseguenza ho molta esperienza nel campo. E' una cosa che mi appassiona e mi prende e quindi lo faccio volentieri e non vedo come possa cambiare modello di vita ed escludere la Letteratura. Per me è diventata una questione vitale la cultura anche perché non è un optional come si pensa attualmente, ma è qualcosa che ci investe all'interno e, secondo me, la cultura è quello che può salvare la situazione in questo momento.

Una cultura che qualcuno vorrebbe 'far scomparire'...

Si', come qualcuno vorrebbe, perché stiamo decadendo giorno dopo giorno fino ad arrivare allo sfacelo, per cui la cultura e, secondo me, anche un briciolo di saggezza, potrebbero salvare qualcosa di salvabile, almeno lo spero...

Esiste ancora il giusto spazio per la poesia nel mondo della comunicazione multimediale di oggi?

Finché esiste un uomo sulla terra, esisterà la poesia. Non è solo quella che vediamo come scrittura e quindi 'subiamo', ma secondo me qualcosa che internamente ci coinvolge e in fondo in fondo, se vogliamo esaminare bene, è la nostra anima. Quando noi diciamo poesia, oggi come oggi, ne parliamo quasi in modo astratto perché non ci coinvolge più, perché abbiamo dato grande spazio all'informatica, a internet, insomma a tutte le cose che danno l'immagine immediata senza la riflessione. Invece la poesia, la vera poesia ti inchioda ad una riflessione, perché ogni persona che legge ha bisogno di capire quello che sta dicendo l'altro ovvero di interloquire con l'autore.

Quindi questo spazio c'è ancora?

La tecnologia, l'informatica ha e dà dei messaggi completamente opposti alla poesia perché la poesia esige una ponderatezza, una riflessione, una comprensione e il mondo informatico questo non lo dà, ragion per cui noi abbiamo sempre bisogno di poesia che è una sorta di conforto in questi tempi così difficili, così angoscianti, così affrettati, così alieni da qualsiasi spiritualità. Ci dà il senso di essere con noi stessi, il senso del dialogo con gli altri e ci arricchisce, anche senza volere.

Poesia come investimento su sé stessi.

Io, vede, ho insegnato tanti anni all'Università della Terza Età e ai miei corsi venivano inizialmente scettici oppure speravano, anche in massa, di fare subito poesia, poi si accorgevano che la poesia non è uno scherzo. Ti investe molto, devi dare molto di te, devi avere una certa capacità espressiva, di linguaggio. Devi avere in mano il lessico. Il concetto che vuoi esprimere lo devi fare in una maniera ben precisa, non puoi derogare.

Esistono precise regole?

Certo, esistono delle regole e bisogna seguirle, perché altrimenti non è poesia, sono parole in libertà che non hanno senso. Questo messaggio che vuoi lanciare lo devi incanalare in modo che venga compreso e arrivi al lettore. Quindi c'è ancora margine per poter fare e rappresentare poesia questa umanità che sta per...estinguersi.

A proposito della sua ultima opera, la si deve considerare una sorta di viaggio continuo rispetto al suo lavoro precedente?

Si', la mia è una poesia che continua nel tempo e non è un percorso accidentato che nasce e si interrompe, come ho visto accadere a molti. Io sono stata fortunata perché l'ispirazione non mi è mai mancata; posso stare dei mesi senza concepire un testo, poi inevitabilmente c'è il fiume in piena e non le nascondo che nel giro di due o tre settimane riesco a fare un libro, a volte anche con due, tre, quattro, sei testi al giorno, intendo poesie. Non mi manca l'ispirazione, non sono mai ripetitiva e in ogni raccolta sono sempre un po' diversa dalla precedente.

Il poeta deve avere comunque un metodo, un'allenamento continuo.

E' chiaro che c'è uno sforzo come il ginnasta o il calciatore o il ciclista che deve allenarsi. La poesia è una palestra, è un modo di vivere. Non è una cosa astratta che tu la fai, non la fai, è una cosa in cui credi e nella quale investi tutta te stessa. E' la vita. Invece di parlare in modo, diciamo comune, a volte scialbo, parli in modo elegante e in questo caso intendo il linguaggio della poesia. La scrittura deve essere come la vuole sentire il lettore, perché se è una vera poesia il lettore dice 'come vorrei averla scritta io'.

Come nasce una poesia di Ninny Di Stefano Busà?

Il mio modo di fare poesia non è 'da tavolino', la mia poesia viene da un'ispirazione interna che è come se mi dettasse qualcosa, non so come spiegarlo, mentre la scrivo, il giorno dopo l'ho già dimenticata e se dovessi dire di ripeterla, è come se non l'avessi scritta io. Certe volte rileggendo alcune poesie delle mie raccolte, mi sorge il dubbio di averla scritta io. Mi estraneo a tal punto che che non la riconosco quasi più, ma allo stesso tempo sono uniche e non copiabili e qui sta la bravura di un poeta, nel non ripetersi ed io cerco nei limiti del possibile di non ripetermi, usando sempre termini diversi e di dare maggiore rappresentatività ad un linguaggio che non è comune con ricercatezza nei termini, perché è molto importante. E anche i miei critici, che sono autorevoli, dicono che io, da una raccolta all'altra, riesco a rinnovarmi e trovo che le ultime sono sempre migliori delle prime. Non mando in stampa una raccolta se non l'ho tritata in un modo osceno.... Sono molto esigente, lo ero con i miei studenti, ma sono soprattutto esigente con me stessa. Non voglio che la parola sia asfittica o sovrabbondante di aggettivi, voglio che sia il tanto che basta, come una ricetta con gli ingredienti giusti.

Ci troviamo 'in casa' di una paese latinoamericano, c'è qualcosa che la lega a questo mondo culturale?

Noi abbiamo molto in comune con il mondo latinoamericano. La nostra matrice è di per sé una matrice comune. Ci somigliamo moltissimo, anche nelle tradizioni, nel modo di vedere e concepire la vita, poi bisogna capire quali affinità trovano le varie persone e in ogni caso il linguaggio della poesia è davvero universale.


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