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Il Premio BN Braille
A cosa serve un Premio letterario, e quali benefici può apportare al territorio in cui nasce?

Tullia Bartolini

Ne parliamo con Dario D'Auria, ideatore del Premio BN Braille, giunto alla sua seconda edizione.

Come nasce l'idea di organizzare un premio letterario?

L'idea nasce dalla ricerca di condivisione di cultura con gli amici non vedenti. E cosa c'è di più condivisibile di un premio letterario, con i suoi percorsi, i suoi intrighi, le sue scelte? E poi, ancora, le discordanze costruttive su queste scelte, i malumori , le critiche dei critici... Un premio letterario costituisce un mondo a sé stante. Può essere oggetto di discussione per tempi illimitati. Non si consuma con una data. Dunque, si tratta di una bella sfida. Questo, poi, è un Premio particolare, che porta in sé l'idea di conversazione, divulgazione, riflessione,in un dialogo senz'altro più complesso. A Benevento è nato il Premio Strega, i cui effetti benefici non si vedono ancora sul territorio del Sannio. E a Benevento nasce il Premio BNBraille che, già alla seconda edizione, ha portato benefici, soprattutto per l'aumento della sensibilità verso le problematiche inerenti alla disabilità visiva, con grande partecipazione ad iniziative che affrontano il tema.

La splendida immagine che caratterizza il sito del Premio.

La scrittura Braille è un validissimo strumento di comunicazione. Quando nasce e cosa ha apportato (anche) al mondo delle arti visive in termini di fruizione?

Il Braille nasce come codice di scrittura nei primi anni del 1800. Il primo libro in caratteri Braille viene stampato nel 1827. Suo inventore è Louis Braille, che perfeziona la “scrittura notturna”, inventata per esigenze militari da Charles Barbier . Questo tipo di scrittura ha comportato una rivoluzione epocale per i non vedenti, in quanto ha restituito dignità cognitiva. La sua diffusione ha contribuito fortemente anche alla crescita culturale dei vedenti, soprattutto per quanto riguarda le fasce più deboli, combattendo l'analfabetismo. Il saper scrivere e leggere comporta la maturazione intellettiva dell’individuo, come sappiamo. Il codice Braille costruisce l’identità intellettuale del non vedente che, oltre a fruire di cultura, ne può diventare produttore. Per quanto riguarda le arti visive, il Braille ha certamente contribuito alla diffusione della Storia dell'Arte.

Al centro dell'immagine, Dario D'Auria.

Quali sono i libri premiati finora e perché la scelta è caduta su di essi?

Quest'anno si è svolta la seconda edizione del Premio. E' un risultato importante. Il vincitore della Prima edizione è stato il libro “Amata Nobis”. La seconda edizione è stata vinta da “Lei mi parla ancora”, di Giuseppe Sgarbi. Il motivo della premiazione di questi due libri ? Sarebbe facile rispondere che sono stati i più votati dal Comitato di Giuria. Ma c'è anche un'altra realtà: il lavoro preparatorio del Comitato Scientifico del Premio. Ovvero una serie di incontri, confronti, disamina dei temi attuali, conversazioni che hanno generato emozioni prolungate, riflessioni e, naturalmente, comunicazione. Per il 2016 il Comitato Scientifico ha scelto un tema, quello inerente alla “debolezza di genere e di stato”. Sono stati proposti circa quaranta titoli. L'evoluzione del percorso è stata quella della definizione del passato, con uno sguardo alla donna nel Medioevo e alle sue attività. La considerazione della diversità, anche negli atteggiamenti quotidiani, congiunta al giudizio degli altri ha reso chiara l'affinità con il mondo dei non vedenti... Le donne non vedenti nel Medio Evo, d'altronde, venivano considerate 'streghe'. Ecco allora che i titoli si sono ridotti e, tra questi, il più votato è stato il tuo "Amata Nobis". Per la seconda edizione il Comitato Scientifico si è soffermato su una riflessione di grande impatto, quella della perdita di una persona cara. Questa perdita è per tutti è un dramma, dramma che può diventare tragedia per un non vedente. La scelta della giuria è caduta su un bellissimo libro, scritto da una persona anziana, Giuseppe Sgarbi:“ Lei mi parla ancora”.

Un'immagine della premiazione del 2016.

Come vedi il futuro del Premio? Prossimi appuntamenti?

Il futuro del Premio è insito nel suo messaggio. Un messaggio di per sé è futuro. Il nostro vuol favorire una comunicazione oltre la quotidianità tra due mondi, abbattendo le barriere dell'inerzia, dell'appoggio scenografico ad eventi fini a se stessi, che ignorano completamente il principio della condivisione della Cultura. Si tratta di un messaggio sempre attuale, che costituisce un inebriante carburante per il Premio. Prossimi appuntamenti, oltre all'evento di premiazione della terza edizione, che si terrà nel mese di giugno 2018, sono quelli relativi alla consegna dei testi in Braille del libro vincitore alle sezioni UICI.

Chi si occupa di Arte si occupa di Bellezza. La Bellezza salverà il mondo?

E' sempre e solo la ragione che può salvaguardare l'Umanità e l'ambiente da scelte irreversibili. E' l'elemento umano vero e proprio. Vive esclusivamente nella comunanza fra uomo e uomo. Il singolo, per sé solo, non può essere ragionevole. La ragione si fida dell'uomo e del suo volere la Libertà. La Bellezza la rinvigorisce, sempre.

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