Servizi
Contatti

Eventi


«Viaggio e mi coltivo, vendo parole e ne acquisto altre»
Intervista a Francesco Alberto Giunta

È il viaggio dentro le cose. dentro l'io degli altri, dentro la realtà quotidiana vista con occhio lucido e indagatore a dare corpo e consistenza culturale alla scrittura, esemplarmente coinvolgente e ricca di elementi tra loro intersecanti, di Francesco Alberto Giunta. È !'incontro con realtà diverse, con personaggi tra loro anche assai distanti, a far traboccare la gioia stessa dello scrivere, del sondare, del leggere, del captare anche nelle opere altrui quella porzione privilegiata di umanità e di filosofia del vivere che emerge da ogni creazione e visitazione di questo eclettico protagonista della letteratura di casa nostra.

È, in pratica. un meditare continuo sui tanti perché della società, sulle opportunità che ogni nuovo incontro offre, sul misterioso intersecarsi di momenti vissuti, sulle ombre (tante) e le luci che si rincorrono giornalmente scavando e affondando le radici nel cuore di ognuno di noi.

Leggendo le sue più recenti opere Licenza di vivere (Ed. Bastogi, 2005), Solitaire (Ed. Kairos, 2009) e Odisseus (Ed. Kairos, 2011) emerge in toto questo suo saper viaggiare, con profonda partecipazione ed acutezza, alla ricerca di spazi aperti a sempre nuove esperienze siano esse di natura umana oppure letterarie.

Tanto più che ha avuto modo di intervistare personaggi di primo piano, e che da tali incontri è riuscito a mettere in fila coincidenze, eventi, confessioni, vagabondaggi, avventure ed occasioni tali da conferire alle sue opere un profumo di assoluta saggezza ed una pienezza espressiva che riesce a coinvolgere d'un subito chi, come noi, ha avuto la possibilità di avere tra le mani i suoi libri.

Ricordiamo, al riguardo, che nel curriculum di Francesco Alberto Giunta figurano non poche e qualificanti opere di narrativa, di poesia e di saggistica che gli hanno valso riconoscimenti e premi non soltanto a livello nazionale (Premio Internazionale "Scena Illustrata-Città di Cracovia",1985; Premio Nazionale "Vanvitelli", 1995; Premio "Ultimo Novecento", 1984; Premio speciale "Calliope". 1998 ... ); senza dimenticare che della sua attività si sono occupati, tra gli altri ed a vario titolo, Pietro Annigoni, Giorgio Bárberi Squarotti, Piero Chiara, Mario Sansone, Giuseppe Fabbri, Antonio Spagnuolo. Gaetano Salvetti, Franco Lanza, Renato Minore, Walter Mauro, Giuseppe Pontiggia, Elio Filippo Accrocca, Vittorio Vettori, Neuro Bonifazi, Georges Astalos, Arthur Prailet; Esther Gress, Melo Freni, Igino Creati ...

Lei, se non andiamo errati, si considera un po' e viene indicato come un Odisseo, ma cosa, a suo avviso, la differenzia dal/"Odisseo originale?

Credo che la migliore risposta l'abbia data il prof. Neuro Bonifazi nella sua prefazione al mio più recente saggio Odisseus. Il Secolo breve. Conoscenza e solitudine, dove, forte della mia favolosa mitologia della mia patria siciliana; accosta me, scrittore e viaggiatore, con Odisseo, alludendo nelle diverse fasi della narrazione aspetti, situazioni, avventure dall'aspetto fantasioso di novello Ulisse "il quale, da un lato, omericamente, nella tempesta metaforica come di 'flutti' o 'stordimento' di studi e di pensieri, e pur ammaliato dalle moderne Calipso e Circe, non vede l'ora di 'ritornare a Itaca', la sua Sicilia, un porto aperto ma sicuro, e dall'altro, invece, dantescamente, sempre alla ricerca di vie e visi nuovi".

Ha degli scrittori e porti di riferimento?

Ho letto di tutto, iniziando da giovane durante le lunghe serate del coprifuoco del tempo di guerra, innanzi tutto gli autori dell'Ottocento francese e russo della modesta, ma selezionata. biblioteca di mio padre, proseguendo con i poeti maggiori italiani e quelli mitteleuropei dando una preferenza alle correnti di lingua francese, nazione alla quale in seguito avrei dedicato parte dei miei viaggi di studio e di conoscenza. Non ho un poeta o uno scrittore al quale votare la mia preferenza in assoluto, bensì una miriade di schegge di poemi e di prose ai quali dedicare una riflessione. Questa naturale selezione mi viene dal fatto che certamente, da italiano con stretti sentimenti e legami siciliani, mi sento (e sono) fortemente europeista con spiccata tendenza verso la cittadinanza del mondo.

E degli scrittori siciliani cosa ci può dire, e come valuta complessivamente le loro opere?

In Sicilia ci sono stati o vivono molti scrittori e poeti di indubbio spessore. Non farò i nomi per ovvi motivi di spazio e di fortuite possibili dimenticanze. Qualche nome però voglio fare: sono un ammiratore del mondo di Giovanni Verga, dei suoi luoghi che conosco bene e anche della saggezza dello spirito che animano taluni suoi personaggi. Di Luigi Pirandello e del suo presunto cerebralismo personale conosco ciò che nasconde, che mostra e non sembra come pure i meandri dell'anima e del reale che ci sovrasta. È stupendo! Ne ho scritto quando ero studente a Louvain (Belgio). In generale, complessivamente, negli scrittori e poeti di Sicilia il comune denominatore, quando non è chiaro, è allusivo della condizione dello spirito e della tragicità dell'umano.

Come concilia il suo viaggiare nella letteratura e nella poesia con l'incontrare ambienti, città e culture diverse?

Non si tratta di conciliare qualcosa. Viaggiare, scoprire, penetrare nella "conoscenza" delle cose del mondo o dello spirito in me è cosa naturale: viaggio e mi coltivo,vendo parole e ne acquisto altre; mi confronto con l'altro da me anche quando parlano male o criticano gli italiani per principio, su ogni cosa. Praticavo questa virtù fin da giovane studente a Parigi, a Bruxelles. a l'Aia, in Inghilterra. Nel 1949 ho scritto e pubblicato un pamphlet in lingua francese (allegato al mio libro: "Licenza di vivere") dal titolo "En marge d'un mithe, la Sicile ancienne et no uve Ile, vraie et fausse", pubblicato dalla rivista lovaniense "Escholier de Louvain" nel 1950.

C'è una località, fra le tante che ha avuto modo di conoscere e di visitare, che ritiene in qualche modo un po' "sua"?

Oltre alle richiamate città degli studi francesi, belghe e olandesi, la mia seconda patria letteraria e conoscitiva è senza alcun dubbio Parigi, della quale ho scritto in abbondanza nei miei libri, nei miei reportages. Parigi è una città strana che ti affascina e, malgrado le molte cose che ci succedessero, ti stringe in una morsa. La città mi lega molto perché l'ho molto vissuta tessendo le vie e i luoghi in ogni dove, ma anche perché vi ho risieduto per ragioni di lavoro e ho sperimentato negli anni una maggiore 'conoscenza' e verificato una migliore apertura della coscienza culturale.

È ancora attuale quanto ha scritto a suo tempo Gaetano Salveti a proposito della sua poesia, ovvero che lei "innesta ricordo e quotidianità per ottenere una realtà poetica che si fa di volta in volta consolazione, descrizione di paesaggi e di sentimenti, vibrazione morale per un diverso comportamento"?

Il critico Gaetano Salveti, a proposito della mia poesia si è espresso in diverse occasioni e con diverse motivazioni specie dopo la lettura del mio Al vagar di stelle, uscito nel 1997 (Premio speciale "Calliope"): "Francesco Alberto Giunta coglie il dramma dell'uomo contemporaneo, solo, incerto. Ulisse nello spazio che, 'con preghiere e bestemmie', erra per l'universo per 'inventare un dio'. Cosicché il poeta è 'alla ricerca dell'uomo', sapendo, tuttavia, che non possiede che poco: parole giuste, carezze o malie, segreti umani, vengono da altri. "Soltanto la speranza mi tiene vivo ed essa mi appartiene come vita". Certo anche qui, pur tra suggestioni paesaggistiche e descrizioni di momenti emotivi, l'autobiografismo – realtà o sogno, memoria o presente vissuto – tiene le fila di un discorso stilisticamente serrato e denso di risvolti letterari. Esiti notevoli comunque, entro la limpidezza del verso e la sostanziale semplicità del pensiero che sottende poesia e parola". I motivi? L'uomo sociopolitico, lo scrittore che vive la parola schietta della gente e quella interiore del poeta cambia nel tempo come è di fatto antropologicamente mutato nello spirito e nel pensiero.

Com'è cambiata la società contemporanea da quando lei ha abbandonato la "Via Daniele" di Catania per cercare delle strade diverse e far sua la "licenza di vivere"?

Per rispondere con pertinenza e precisione sul cambiamento della società del mio favoloso tempo del 1948, malgrado i disastri morali e materiali conseguenti alla seconda guerra mondiale e alle incertezze del tempo in una Europa che cercava laboriosamente una nuova sistemazione nel campo delle unioni a carattere economico, ci vorrebbero diverse ore per raccontare superficialmente il tipo di società in cui ci si muoveva dove tutto era aleatorio e possibile, pur esistendo vaghi paletti alle estremizzazioni delle situazioni: il sociale sconvolto, la morale messa da parte, il permessivismo dilagante, la faziosità imperante e un disordine da riordinare.

Cosa pensa di poter suggerire, forte della sua esperienza di uomo e di scrittore, a chi si appresta nel non facile universo della letteratura?

A quanti punge vaghezza di avvicinarsi al mondo complesso delle letterature, vorrei suggerire, come primo impatto, di accostarsi con animo schietto e libero, privo di preconcetti o di formule prestabilite, di penetrare nel profondo gioco interiore delle letterature per scoprirle, comprenderle e divulgarle.

rubrica


Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza