Servizi
Contatti

Eventi


Incontro con Maria Grazia Lenisa

Della forte personalità letteraria di Maria Grazia Lenisa e del suo sapersi calare nella realtà, e superarla, hanno parlato, e scritto, critici e scrittori tra i più affermati e qualificati (Giorgio Bárberi Squarotti, Carmelo R. Viola, Santino Spartà, Davide Puccini, Vittoriano Esposito, Luciano Nanni, Dante Maffia, Antonio Coppola, Silvano Demarchi, Elio Andriuoli, Aldo Capasso, Mario Sansone, Sergio Pautasso, Fernando Palazzi, Francesco Flora...).

Lei, originaria del Friuli, insiste, comunque, con il piglio che la contraddistingue, ossia irrompendo con aggressiva convinzione, a volte con toni ironici, nel vissuto, nel fatto inteso come trampolino di lancio per acquisire nuove realtà o metarealtà. Sensibile com'è, non lascia nulla al caso, spinge sull'acceleratore dell'esperienza e cuce, con mano raffinata e maliziosa, un linguaggio fatto di citazioni, di inventiva, di grande compostezza metrica, di rappresentazioni e di trovate ricche di motivi allegorici e di passaggi che rivelano un continuo ardore a livello di soggettivazione e di oggettivazione dell'esistere in quanto tale e dell'assoluto.

Una poesia complessa, la sua, ma che è filtrala dal magico mistero dell'amore, dell'attinio che sfugge, del divenire che ritorna, dell'erotismo in quanto allegoria della felicità... Il tutto nel segno di accenti decisamente originali e di un'analisi-sintesi tale da illuminare il percorso stesso della nuova poesia italiana, di cui lei è una degna rappresentante.

Dopo aver letto una delle sue ultimissime fatiche L'ombelico d'oro e Verso Bisanzio (l'antologia pubblicata dalla Bastogi e che raccoglie una scelta di quanto pubblicato da Maria Grazia Lenisa dal 1952 al 1996), non ho resistito all'idea di mettermi in contatto con lei e di costringerla, amichevolmente s'intende, a rispondere a quanto mi stava frullando per la lesta.

Ed ecco cosa ne è scaturito.

Lei ha cominciato a scrivere poesie in età giovanile, aderendo al Realismo lirico, che ha avuto in Aldo Capasso il suo esponente di maggior rilievo. Come ha inciso nel suo modo di scrivere versi tale corrente?

L'incontro con Capasso, e quindi con il Realismo Lirico, è stato fortuito. Avevo visto in un'edicola di Udine la bella rivista bianca con la testata arancione e vi avevo letto nomi che studiavo al liceo classico. Anche se Aldo Capasso mi avrebbe poi considerato la 'migliore esponente delle nuove generazioni ed anche la più giovane', la mia poesia, che risaliva all'infanzia, non aveva subìto alcun influsso dalla sua poetica. Ero personale, avendo superato l'apprendistato con l'esercizio di poemi in ottave e la conoscenza di ogni forma metrica. Con la prima opera edita Il tempo muore con noi (1955), presentata da Ettore Allodoli, giunsi per consapevolezza critica al verso libero. L'esordio ufficiale nella rivista fu nel '54. Il Realismo Lirico mi pareva aderente al mio modo di sentire la vita e la poesia, non fidandomi delle estetiche 'a priori' dei filosofi, vicina ai canoni del Sublime (Pseudo-Longino), ammiratrice di Saffo con l'entusiasmo di una liceale. Del resto Capasso ribadiva che 'il Realismo era una non estetica', opponendosi al crocianesimo e all'ermetismo (si legga Arte e sentimento di A. Capasso; Editoriale Kursal, 1953). Su questa linea s'incontrarono poeti come ad esempio Cardarelli, che in Italia Intellettuale (n. 7-8, 1952, Reggio Calabria) aveva dato la sua adesione: "... è ovvio dunque ch'io non possa, se giovani poeti combattono per questa idea, giudicare che essi abbiano torto...".

Se poi rileggiamo la prefazione dello stesso al suo Giorni in piena troviamo confermate le sue idee: "...arrivare alla grammatica per forza d'ispirazione... Lo stile è un fatto naturale ed ereditario come il carattere... Una delle presunzioni della poesia pura è quella di ristabilire, in contrasto con l'esperienza poetica e critica dei tempi nostri, la tradizionale distinzione fra poesia e prosa... Non sanno, purtroppo, o fingono di non sapere che la tradizione italiana, da Tasso a Leopardi, ha sempre considerato Petrarca il fondatore di una poesia antintellettualistica e antidottrinale per eccellenza". Contemporaneamente alla poesia, in Realismo Lirico mi dedicai, con articoli di fondo, alla critica, scrivendo il Documento dei giovani del '55 su 'La lettera aperta ai poeti italiani sul realismo della lirica' (firmata nel '49 da Capasso, Fiumi, Cerini, Jenco, Bugiani, Macchia, Ugolini, Marchi - Copyright by Macchia 1951, Roma); tale documento venne diffuso su Pagine Nuove (agosto '49), su Il sentiero dell'arte ('49), tradotto su Le Thirse di Bruxelles, in Neoi rithmoi di Atene, su Kluter Blutter di Monaco, in Jeunes Lettres di Mons; apparve in larghi estratti su La Revue neuve di Parigi, riprodotto anche in lingua originale ne Il Corriere del Ticino di Lugano. Sulla rivista scrissi interventi sui classici e su figure salienti della corrente, per culminare con il saggio La poesia di Aldo Capasso (Liguria editrice, Genova, 1967); parallelamente all'operosità critica, pubblicavo alcuni volumi di poesia, raccolti a vent'anni in un libro antologico, L'uccello nell'inverno (1958), preceduto da uno studio di Aldo Capasso, raccolto poi in volume dalla casa editrice Liguria; parimenti usciva nel '58, presso la casa editrice Ceschina di Milano, il saggio di F. Palazzi La poesia di Maria Grazia Lenisa.

Poi la sua poesia ha imboccato un'altra strada, si è liberata dalle catene del realismo ed ha trovato uno spazio tutto suo. Com'è avvenuto e perché?

Giorgio Bárberi Squarotti, presentando Erotica nel '79, sentì il bisogno di precisare: "Maria Grazia Lenisa ha una sua storia poetica dietro di sé, di quelle che rischiano di lasciare un segno troppo profondo, per non determinare una catalogazione più o meno definitiva, e chiudere così, un poco troppo facilmente il conto: il Realismo Lirico. A questa precisazione sono seguiti ventidue libri di poesie. Le questioni di poetica nascono dopo la poesia, per me è stato un continuo rinascere, infatti Terra violata e pura del '75 (Todariana Editrice, Milano) segna il discrimine tra le due tappe del mio itinerario; in essa scrivevo: "... non trovo spazio e misura reale..." (dal testo: 'll viaggio', ibidem). Con Erotica guadagnai una maggiore apertura e nel n. 67-68 della rivista Quinta Generazione, diretta da Giampaolo Piccari, affermai il mio desiderio di realizzare la profezia, espressa da Rimbaud nella lettera a Paul Démeny, concernente il recupero dell'immaginario erotico femminile in poesia da parte della donna: "... fuori dai traumi sentimentali, dai giochi della vita, nella dimensione dell'essere più che del bene...".

L'erotismo caratterizza in un certo qual modo la sua poesia post-realismo con immagini che "... hanno la levità dell'arazzo e una delicata pittoricità che affina e riscatta ogni crudo spessore realistico", come ha scritto Mario Sansone. Ci vuole spiegare il motivo di una tale scelta?

Bisognerà che qualifichi il senso dell'erotico: l'erotismo genera arte, la sessualità genera vita, quindi entrambi si ascrivono all'atto stesso di Dio nella Creazione. L'erotismo pratico è strumentale, il mio ha urna finalità sublime, emulare la creazione di Dio, come a natura umana è concesso, nella ideazione artistica di mondi di-versi. Il giudizio di Mario Sansone mi sembra valido per molti testi, tuttavia nasconde l'imbarazzo di proporre la poesia erotica di una donna, cercando qualche attenuante. I miei 'quadri' erotici sono, in alcuni casi, persino cupi e vi compare l'anelito al sacro.

Come definirebbe, comunque, la sua poesia in quanto a invenzione e costruzione di immagini e di ritmo?

Per me invenzione vuol dire far nascere da un piccolo seme di. realtà sovramondi immaginari, si tratta di una poetica metarealistica, dove la realtà alternativa è una rivelazione di tensioni ideali irrisolte, ma non dimenticate, un rifiuto del banale poetico ed una ricerca di una maggiore autenticità rispetto alle costrizioni quotidiane ed anche letterarie, c'è un'istanza demistificatrice ed ironica che altraversa in profondità il reale stesso. Quanto alla costruzione d'immagini e di ritmo Bárberi Squarotti ne La poesia del '900 allude a: " ... una composizione metrica che è, graficamente, libera, ma ritmicamente endecasillabica... L'estrema normalità degli endecasillabi... è, tuttavia, celata entro l'ampiezza del verso che vuole essere espositivo non lirico. Il ritmo che ne deriva è ambiguo: c'è la scansione endecasillabica, che spunta entro la composizione del verso lungo, ma c'è anche la lentezza del racconto-descrizione: la costruzione metrica gioca sull'ambivalenza e sulla compresenza delle due scansioni con l'ambizione di ottenere al tempo stesso l'irrealtà del sogno narrato e il fervore della partecipazione patetica nei conlronti delle immagini del sogno stesso..." (Sciascia editore, p. 112).

Della sua poesia si sono occupati i migliori critici di casa nostra (e non solo). Qual è la critica che maggiormente l'ha colpita per immediatezza e precisione, e per quali motivi?

Tentare una risposta riferita ad un solo critico mi sembra impossibile; diversi sono stati i contributi nel corso di cinquant'anni di attività, sulla mia poesia sono stati scritti anche saggi; tuttavia, fra gli studiosi a livello accademico, Giorgio Bárberi Squarotti, per la mole e la competenza del lavoro, mi sembra il conoscitore più profondo e continuativo della mia poesia: infatti compaio con la mia personalità poetica anche nella sua Storia della letteraria italiana (vol. V, p. 1402, Utet, Torino) e nelle antologie, o altre storie della letteratura, da lui curate.

Quale peso hanno avuto l'editore Giampaolo Piccaci e la rivista Quinta generazione nei suoi percorsi poetici?

Vi fu, in quell'occasione, una maggiore discussione intorno alli mia poesia che venne notata da Sergio Pautasso nell'Annuario Rizzoli del 1980, in proposito della pubblicazione di Erotica, successivamente Pautasso divenne prefatore di una mia opera; ricevetti, inoltre, da Piccari l'incarico di stendere un saggio critico sugli autori della collana 'maior' dal titolo L'alterità immaginata (Forum, Forlì; 1987). Rimarchevole, fra gli altri meriti, fu il tentativo abbastanza riuscito della Forum/Quinta Generazione di tracciare una mappa della poesia italiana regione per regione.

E per l'editore Angelo Manuali della Bastogi Editrice italiana con cui ha iniziato ad operare nel 1983 e per cui dirige la collana di poesia "Il Capricorno"?

È innegabile l'importanza della Casa Editrice Bastogi, per l'ampiezza degli interessi e la qualità delle pubblicazioni, per non parlare della sua solidità finanziaria in un panorama italiano precario e autoreferenziale. Dirigo la collana del Capricorno con piena libertà di scelta critica, molto spesso corredando le opere di una prefazione o di un giudizio che si vuole porre come alternativo rispetto ad un novecento critico ancora 'in fieri', ma ufficialmente già fin troppo segnato. Sono autrice, con Francesca Alunni, di un saggio estetico intitolato La dinamica del comprendere. Dall'spirazione al testo (Biblioteca dell'Argileto - nuova serie - Bastogi). L'editore Angelo Manuali, inoltre, ha il dono di essere anche poeta e mi sono occupata della sua figura in La poesia di ArrNelu Manuali (Foggia, 1992). Tra le iniziative editoriali va segnalato l'impegno per la ridefinizione della storia letteraria, intrapreso più volte dal critico Vittoriano Esposito (si legga, per esempio, Poesia, non poesia, antipoesia del '900 italiano, Biblioteca dell'Argileto - nuova serie - Bastogi), la pubblicazione di un bollettino-repertorio critico sugli autori bastogiarii, nonché svariati saggi, tra i quali segnalerei L'ultimo novecento: poesia, narrativa e questioni di critica letteraria dagli anni Sessanta agli anni Ottanta dello studioso e poeta Giovanni Occhipinti (Biblioteca dell'Argileto nuova serie - Bastogi).

In quanto attenta lettrice di poesia, come considera l'attuale poesia italiana e quali sono, a suo avviso, i poeti emergenti?

Stante una situazione da ridefinire in modo più chiaro e consapevole relativamente al nostro secondo novecento, direi che non ci sono autori di poesia emergenti, ma una grande e qualificata partecipazione alla scrittura tutta da studiare, da leggere al di fuori degli schemi, primo fra tutti il concetto di 'poeta emergente'. Va detto in ogni caso che solo raramente un poeta ha successo in vita e questo non sempre è un buon segnale; l'emarginazione, spesse volte, è sinonimo di una maggiore libertà, specialmente dai condizionamenti del nostro tempo, innamorato dell'effimero.

Quale ruolo ha, o potrà avere la poesia in seno ad una società 'distratta' com'è la nostra?

La poesia può avere un ruolo liberatorio e demistificante. Purtroppo la libertà che spesso viene propagandata, anche dai 'media', è troppe volte solo apparente e non tocca gli aspetti più profondi della personalità umana. La poesia può aiutarci a recuperare quegli spazi di autenticità, irrinunciabili, anche ludici, ed a reagire coscientemente al tentativo di plagio.

rubrica


Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza