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Francesca Luzzio
«La poesia è parola e trova in essa la sua possibilità di esistere»

in: Le Muse, aprile 2011

E’ una voce dalle tonalità alte ormai, quella che Francesca Luzzio va dilatando in ambito letterario, una voce che dalla poesia passa con altrettanta eleganza e profondità , alla saggistica e alla narrativa.

La più recente sua pubblicazione, Poesie come dialoghi (ed. Thule 2008), non a caso ha già conosciuto il riconoscimento di diversi e qualificati addetti ai lavori, tra cui quello d Giorgio Bárberi Squarotti (i suoi dialoghi sono molto originali per ritmo e struttura. Molto mi piacciono quelli più inventivi e fantasiosi …. perché a sorreggerli, sono sempre la riflessione, il pensiero, l’alta spiritualità). E ciò è inconfutabile, in quanto dalle poesie fuoriesce un mosaico di umanità e la parola, come ha ben rimarcato Franca Alaimo nella prefazione, “tiene vivo nella forma del dialogo il dramma di un’interiorità che si rappresenta, come su un palcoscenico, attraverso uno sdoppiamento (talvolta anche una frantumazione plurale) del punto di vista da cui si pone ad osservare il mondo tra consapevolezza storica delle sue storture, ingiustizie, violenze e sentimento doloroso della propria estraneità ad esso”. Si respira, naturalmente, una certa amaritudine (“Sono come una sterile \ buccia di limone spremuto \ tra inutili bottiglie vuote \ e ingiallite carte stracciate”), ma al fondo si coglie un girotondo di sensazioni, di genuflessioni e di aperture in direzione dell’azzurro che suggerisce, nonostante tutto, speranza e serenità, amore per la vita e per gli altri … Francesca Luzzio usa un linguaggio di facile presa, che coinvolge e che dà modo di andare oltre il fatto compiuto proprio grazie a quella “strutturazione grammaticale, sintattica che rende fruibile ad una prima lettura il senso generale della frase e dei versi” , come lei stessa ha avuto modo di scrivere rispondendo a quella che dovrebbe essere la via da seguire per allargare la cerchia dei lettori di poesia. Oltre a Poesie come dialoghi, ha pubblicato nel 1994 Cielo grigio (Ed. Cultura Duemila) e nel 2005 Ripercussioni esistenziali (Ed. Thule) con prefazione di Alfio Inserra e postfazione di Michela Sacco. Diversi sono i riconoscimenti ottenuti in concorsi letterari, le sue presenze in antologie, le collaborazioni a riviste specializzate, gli sudi critici su autori come Montale, Ungaretti, Dante, Machiavelli e poeti di oggi. Un concerto dunque, di note che nascono e si concretizzano all’insegna di un impegno costante, di una dedizione alla cultura che, ne siamo convinti, la porterà lontano anche perché ha trovato da tempo “la certezza \ di essere costretta a questa vita”.

Perché la poesia non trova ancora un suo spazio non necessariamente di èlite ,forse perché presenta un linguaggio difficile o comunque non di facile presa tra i lettori di casa nostra?

Penso che la poesia non ha un vasto pubblico di lettori a causa della difficoltà di comprensione dei suoi significati. A partire dall’Ermetismo, dal Futurismo fino al Postmoderno e a molta poesia degli ultimi decenni, pare che ci sia stata una gara nella destrutturazione della denotazione lessicale e della logica morfosintattica. Linguaggio cifrato,oscuro, fortemente connotativo, parole in libertà, linguaggi settoriali, ad esempio filosofico, labirintica accozzaglia di termini, ridotti talvolta ad onomatopeica proposizione di idee, hanno fatto sì che progressivamente la poesia diventasse un genere elitario, adatto solo ad un pubblico ristretto. Le poetiche del Novecento hanno sicuramente il merito di avere liberato la poesia dalla servitù metrica, ma l’incomprensibilità semantica l’ha resa sempre più marginale nella formazione culturale ed umana della società attuale. Né bisogna trascurare un altro grande problema che da tali premesse deriva :la scarsa commerciabilità del prodotto, che induce i grandi editoria a non pubblicare sillogi poetiche.

Cosa significano per lei l’amore, l’amicizia, il dialogo con gli altri?

L’amore credo che sia l’elemento chiave di un campo semantico molto vasto di valori, che, fra l’altro comprende anche l’amicizia e il dialogo con gli altri. Da cattolica considero l’amore l’atto generatore della creazione, il collante della vita, grazie al quale non guardiamo solo noi stessi, ma anche chi ci sta vicino, sia nell’ambito familiare, sia in quello più ampio della società. Comunicare, capire o cercare di capire gli altri, instaurare con rare elette persone un rapporto speciale che chiamiamo amicizia, credo che sia fondamentale per riempire la vita di senso. Tuttavia non è facile esplicare l’amore nella pluralità delle sue realizzazioni possibili perché gli egoismi, gli interessi personali spesso camuffati da spontaneità effettiva ed amicale, talvolta amareggiano e deludono, prostrano l’animo di chi ingenuo e puro vorrebbe fortemente credere nella possibilità effettuale di tali valori.

Quando si è appropriata della poesia e la poesia ha assunto per lei un ruolo importante nel contesto del suo dedicarsi alla letteratura?

L’amore per la letteratura è nato sin dalle scuole elementari, quando la maestra ci sollecitava a leggere i libri della biblioteca che lei con i romanzi e le raccolte di fiabe che portava da casa sua, aveva realizzato in classe. La poesia nell’ambito letterario è sicuramente il genere che maggiormente mi ha coinvolto, ma non sono stata io ad appropriarmene, è lei che mi possiede; come elemento prenatale della mia essenza, è cresciuta progressivamente con me ed in me, sino ad esplicarsi per la prima volta ad undici anni, “Le prime luci si accendono in città \ i primi sospiri invadono il mio cuore \ le prime lacrime …..”:è questo l’incipit di quella prima, anaforica poesia. D’allora è stato un crescendo , finché poi decisi di selezionarne alcune e pubblicarle.

Ha un poeta di riferimento?

Sono tanti i poeti che per un motivo o l’altro rispondono alle mie idee, al mio sentire, alla funzione che la poesia , secondo me, deve avere. Se restringiamo il campo alla contemporaneità, sicuramente amo molto Mario Luzzi e Alda Merini. Il primo per l’incrollabile fede in Dio, anche se non condivido la sua rinuncia all’intervento, poiché anche il male e la sofferenza hanno una positività che sfugge alla ragione umana. Io, al contrario esulo da tale concezione religiosa di manzoniana memoria, perché penso che ogni uomo può essere strumento della Provvidenza e, di conseguenza, pur nella consapevolezza delle difficoltà che si frappongono all’agire, può esplicare la volontà operativa e il proprio attivismo per eliminare o alleviare il male. Inoltre apprezzo molto Alda Merini perché, come ha sostenuto anche Roberto Vecchioni, si fa leggere ed è chiara, non parla fra le righe.

L’incomunicabilità è una realtà che condiziona, e non poco, la società di oggi. Questo perché l’individuo è una “monade senza finestra \ chiuso nel cerchio dell’io” che”vede solo la sua verità”? Come uscirne?

L’incomunicabilità, la solitudine dell’io è un tema pressoché costante nella letteratura del Novecento, né la situazione è cambiata nel nuovo millennio, anzi si è acuita .La globalizzazione sta determinando lo sfaldarsi dei valori proposti dal Cristianesimo e fondanti la civiltà occidentale e questo ha ulteriormente acuito l’incomunicabilità che ormai non è più solo esistenziale, ma materiale e concreta. Né è possibile prevedere come uscirne, infatti ogni ipotesi, oggi, non può che apparire utopica.

Quante volte si è sentita libera di “brucare il cielo” e di stringere a sé “le tante perle” che illuminano o dovrebbero illuminare, la vita di ognuno di noi?

Ogni qual volta faccio un’opera buona, do un po’ del mio a chi è stato meno fortunato di me; ogni qual volta sono in compagnia di mio nipote o delle persone che mi sono più care; ogni qual volta lascio la mia scuola, consapevole di avere aggiunto un tassello alla formazione culturale ed umana dei miei allievi.

E’ nel giusto Franca Alaimo quando scrive a proposito della sue Poesie come dialoghi, che è la parola “che trascorre di testo in testo nella sua oppositività a fare … una compatta metafora dell’appartenenza \ estraneità al suo tempo”? La parola è dunque essenziale per lei ,per il suo fare poesia?

La poesia è parola e trova in essa la sua possibilità di esistere. Come sostiene G.B.Vico, poesia e linguaggio nascono insieme :l’umanità fanciulla si espresse per la prima volta con linguaggio poetico e rese la parola divina, perché ha divinizzato il creato, dando vita ad una metafisica poetica (i miti).Ma al di là delle “degnità” vichiane, la parola, secondo me, è divina perché consente di esplicare la scintilla dell’Essenza che è in ognuno di noi ed è grazie ad essa che in Poesie come dialoghi, cerco di esprimere da un lato l’appartenenza al mio tempo, nella consapevolezza delle sue storture ed ingiustizie e nella volontà d’intervenire attraverso la denuncia, dall’altro la mia estraneità al presente, nella dolorosa consapevole impotenza di porre concreto rimedio ai mali della nostra società, pur nel tentativo di cosciente offerta. Non mi resta che la speranza, il sogno …

Lei si dedica anche, e con un’indagare meticoloso e pregnante, alla critica letteraria. Ci può dire, pertanto, quale posto troveranno nella nostra storia letteraria i vari Mario Luzzi, Edoardo Sanguineti, Luciano Erba e Alda Merini?

Ogni autore attraverso la sua produzione artistica propone una sua visione del mondo, della realtà, un modo diverso di dare vita ai suoi sentimenti, al suo pensiero; pertanto ognuno di loro sono tessere policrome che compongono insieme il variopinto mosaico della vita, del proprio modo di concepirla e dare ad essa valore e significato.
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