| ||||||||||||||||
Gentilissima professoressa,
Mi piacciono i poeti francesi, inglesi e gli italiani come Ungaretti, Montale, Quasimodo, mi sono trovata a leggerli e a rileggerli per avere una visione completa dell’ultimo Novecento, determinante dal punto di vista contemporaneo e della grande Letteratura. Avverto più la vicinanza con la poetica di Claudel, di Rimbaud, coi poeti spagnoli come Pablo Neruda...e altri
Non saprei davvero dire perché, ma davvero
molti miei critici autorevoli come Giovanni Raboni o Marco Forti mettono in
evidenza la mia affinità con il Grande Montale. Davvero, penso che sia
imbarazzante la comparazione, perché mi fa portare un “testimonial” che è
impegnativo, molto difficile essere paragonati ad un nome così importante della
Letteratura.
Ogni poeta ha la sua sigla personale, il suo stile, che devono essere inconfondibili, se vuole davvero collocarsi nella pagina letteraria. Io sento molta affinità elettiva con Montale, ma da qui a somigliargli mi sembra troppo.
La metrica è stata del tutto o quasi trascurata negli ultimi vent'anni: il verso libero è stato usato dai contemporanei, Luzi, Bigongiari, Merini, Zanzotto, Spaziani, etc. La poesia non deve avere un suo schema predeterminato, non deve imporre il suo modulo, ogni poeta deve poter esplicitare il suo dettato linguistico in piena libertà d’ispirazione, (come gli “ditta dentro”), senza lacci o laccioli che lo delimitano, se poi riesce a dare un’opera d’arte sarà la storia futura a determinarne il valore o la collocazione, il successo e la gloria.
E' una domanda che mi pongono spesso. Il poeta è un privilegiato, che sa mettere a fuoco le emozioni, le suggestioni del pensiero e dell’anima, in forma d’arte. In libertà di stile e contenuti deve saper esprimere un linguaggio alto che s’identifichi in poesia come conseguenza ultima del suo spirito creativo: la descrizione compiutamente deve avere valenza allusiva, ma anche evocativa che susciti l’interesse del lettore. Il poeta deve dare un volto alle emozioni, le quali come Montale delle Occasioni sappia prestare l’orecchio interiore al mondo con il quale entra in simpatia.
I nostri giorni sono davvero privi di luce, di coscienza e di pulsioni profonde dell’essere. E’ come se il mondo avesse spazzato via il bello e lasciato solo il brutto, La Poesia, malgrado tutto, neutralizza il disagio, immette ossigeno nuovo in una circostanza che depriva il soggetto di tutti i valori. Ne decanta il ricorrente quotidiano in sprazzi di significazioni interiori, trasmettendo emozioni che possono rappresentare l’ordine, la misura più idealizzata, l’armonia. La poesia deve decriptare parole che dal convenzionale, abituale, usurato linguaggio comune distillino quel tanto di luce che sia differenziale di energia tra le tenebre. In quanto alla globalizzazione e all’integrazione il mondo avrà sempre bisogno della Poesia per unificarsi, pacificarsi e armonizzarsi. In quanto alla Poesia-denuncia può avere successo solo in certi ambienti, la vera poesia mantiene la sua forma direzionale della reinvenzione, si distingue dalla politica, dal mondo scientifico e dal sociale. Guarda solo dentro l’anima, sostiene, come si dice, il battito cardiaco dell’uomo in un clima un po’ smagato, idilliaco, fantasioso, un dire che va “oltre”: una magia che gode dell’essere “accordo” percettibile e misterico.
Da quando ho la mia pagina di FB, realizzata in occasione della pubblicazione della mia prima silloge, mi sono resa conto che moltissime persone scrivono poesie, anche fra i giovanissimi, contrariamente a quanto pensavo. I social network sono pieni di cenacoli e gruppi letterari dove gli iscritti postano le loro opere, chiedono pareri, ecc. Il web pullula di siti personali di poeti, di blog di poesia, di riviste letterarie on-line. Cosa pensa una poetessa, nota ed affermata come Lei, di questo fenomeno. Può essere interpretato come lo "svilimento" della Poesia o può, invece, favorirne la diffusione e attirare l'attenzione anche dei più scettici?
In poesia si è quel che si è, non si può essere semplici, usare termini usuali, si cerca l’altezza del linguaggio proprio per volare alto, non per niente il grande Luzi disse: “Vola alta Poesia, cresci in profondità / tocca Nadir e zenith della tua significazione...” La poesia è “ala” che si libra all’immenso, bellezza che non deve essere intrappolata, ma captare il cielo sopra di noi e saperlo trasmettere a quelli che ne sono privi o incapaci di vedere “oltre”. Questo è il dono e si deve accettare per quel che è, per quello che ogni poeta sa dare, senza artificio, senza limitazioni, senza inganni, soprattutto senza compiacimento di sé. |
| |||||||||||||||||
|