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Ninnj Di Stefano Busà

"Diva e Donna", febbraio 2008

Il mare, gli ulivi, la nipotina Lucrezia nell'ultima raccolta di versi: "La gente sente la necessità della Poesia come dell'Amore" afferma la scittrice.

Ninnj di Stefano Busà da quarant'anni fa poesia. Una vita intensamente vissuta per la cultura, l'arte, la letteratura. Il suo ultimo libro, il diciassettesimo è uscito nel 2007, e s'intitola: Tra l'onda e la risacca (edito da Bastogi editrice italiana). Ma lei è già nuovamente all'opera, sull'onda di nuove ispirazioni, nuovi stati d'animo. "quasi ogni anno scrivo un libro di poesia", confessa. "Non c'è giornata in cui io non vada a rivedere sul mio computer qualcosa che ho scritto e ritorni su un verso, su una parola o su un concetto. Lavoro e limo.

Lo sfondo filosofico e riflessivo del lirismo della scrittrice ritorna nella sua ultima raccolta, mescolandosi armoniosamente con gli elementi della natura, il mare il vento, una zolla di terra tra gli ulivi, i fichi d'india, la nascita dell'ultima nipotina sono solo alcuni dei temi affrontati. Nella sua poetica c'è molto di più: lo sfondo cosmico-filosofico si evince nell'espressione minima della scrittura.

Come fa a conciliare la famiglia con l'attività di scrittrice?

Con molto spirito di volontà e di sacrificio. La mia giornata inizia alle 8 e finisce a mezzanotte: cerco di equilibrare tutte le forze e le energie messe in campo per portare a termine le mie diverse attività. Per fortuna le figlie si sono sempre meritate la mia massima fiducia e devo ammettere che ricevo molta collaborazione anche da mio marito, con cui ci prendiamo volentieri cura dei nostri quattro nipotini, (a turno, ovviamente).

Lei ha un curriculum di rilievo: Presidente per la Lombardia dell'Associazione Nazionale Scrittori, Presidente del Centro "Iniziative Letterarie" di Milano, come fa a coordinare le varie anime della sua attività, a far coincidere i suoi innumerevoli impegni?

E' vero, l'attività letteraria mi carica di un lavoro intenso: programmo incontri, presentazioni di libri, convegni, presiedo o faccio parte di molte giurie, curo collane di poesia, ma distribuisco le iniziative come più mi è consono, senza strafare né accavallare le numerose azioni messe in campo, ponendo fra l'uno e l'altro impegno un lasso di tempo ragionevole: In tal modo evito lo stress.

Quando ha scoperto la sua vena poetica?

A 12 anni, a quell'età già scribacchiavo versi, anche se non avevo idea di cosa fosse la vera poesia, la Letteratura.

Allora, Si nasce poeti?

In un certo senso sì. La poesia in sé non si può insegnare: è un dono che si ha dentro, ma può venir fuori in varie occasioni e a volte in ritardo, rispetto ai tempi, attraverso buone letture. Consiglio di partire da tre grandi poeti contemporanei: Montale, Ungaretti, Quasimodo sono i più vicini, ma non trascurerei i grandi Francesi, i poeti inglesi, la letteratura del '700 e via via quella dei nostri giorni.

Ha ancora senso la Poesia nel mondo di oggi?

Il nostro è certamente un brutto periodo per la Poesia, soppiantata dall'informatica e da un gran numero di preoccupanti assilli prioritari. Eppure la gente ne sente la necessità, come di un bel romanzo d'amore. L'anima, lo spirito non hanno età. La poesia è tutto questo e non andrà mai fuori moda.

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