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Intervista a
Alessandra Pucci

pittrice e mailartista

Da alcuni anni ti sento parlare con entusiasmo della Mail Art, dei progetti, degli artisti che sembrano appartenere ad un altro luogo dell’arte, pronti ad intervenire e a partecipare con le loro opere (pittura, grafica, fotografia, scrittura) ad un’idea che arriva per posta, e attraverso la posta diventa poi una mostra, un documento, e un archivio. Come spieghi tante manifestazioni anche in Italia, di arte postale?

Semplice e complicato insieme: semplice perché l’operazione nasce da chi sente la necessità di confrontare con quanti più artisti possibili, le proprie idee; complicato perché il meccanismo dell’arte postale lo si comprende bene solo quando si entra nel giro.

Tu hai realizzato tre progetti di M.A: quale è stato il percorso?

Tutto è nato da una serie di circostanze: l’invito a partecipare al trentennale della M.A., organizzato da alcuni artisti negli anni ’90 in Umbria; l’incontro con Antonio Sassu, promotore di importanti progetti; e infine il desiderio di utilizzare una ex stalla nelle Marche, come luogo d’incontro per gli artisti e archivio delle loro opere.

Forse desideravi fare di quel luogo una galleria d’arte?

Non proprio, perché i materiali che mi sono giunti da ogni parte del pianeta, costituiscono una sorta di scambio, dono, fuori dal mercato, dal collezionismo, e dalla critica.

Partecipare ad un progetto con una propria opera sapendo che non sarà restituita è un aspetto insolito per il mondo dell’arte, almeno di quella ufficiale.

Lo scopo è diverso: è importante essere presente con la propria testimonianza in una operazione collettiva intorno alle idee che sono sempre stimolanti per il loro contenuto sociale, politico, filosofico e poetico.

Nei cataloghi si nota la partecipazione di poeti e anche di musicisti: M.A. si ramifica oltre la dimensione puramente visiva: tutti possono essere dei mail artisti?

Credo di sì, come tutti possono scrivere, dipingere, fotografare, etc, la differenza anche qui si percepisce dalla qualità dei materiali: alcuni sono di autori che praticano l’arte ad alto livello, altri sono materiali divertenti, immediati, realizzati con senso dell’umorismo o del dramma, ma per tutti è garantito l’inserimento dell’opera nel catalogo e la partecipazione alla mostra.

Vero socialismo?

Forse sì, perché conta di più la passione e il piacere di ampliare il proprio osservatorio sull’infinita creatività dell’uomo, piuttosto che la selezione di ciò che viene considerato oggetto estetico, forma dell’arte a cui i media fanno da sempre riferimento.

La M.A. nasce negli Stati Uniti intorno agli anni ’70: come regge all’usura delle mode e del tempo?

Per ora sembra non esserci declino, considerato l’interesse sempre maggiore dei media e delle istituzioni verso questa forma d’arte.

M.A. rischia di accademizzarsi?

C’è questa possibilità poiché di recente alcuni archivi di arte postale sono stati ceduti a musei. Ma ciò non fa trasformare il concetto, semmai può tendere ad aprirsi verso un esterno più ampio di fruitori.

Ci sono artisti importanti che fanno la M.A.?

In Italia ci sono Enrico Baj, Dario Fo, Paolo Gubinelli e altri, all’estero Ray Johnson, del movimento artistico Fluxus, a cui si deve l’originale iniziativa di creare la rete artistica destinata ad un incredibile sviluppo. Anche il grande Christo è presente nei progetti di arte postale.

Il materiale che tu ricevi, è di fatto di tua proprietà e, volendo, potresti anche vendere dei pezzi?

No. Il cuore dell’arte postale è tutto nella gratuità: non si vende, non si compra, ma si regala

Tra i partecipanti italiani ai tuoi progetti, ho visto nomi noti di artisti veneti: sono tuoi amici o c’è un passaparola?

Un po’ tutt’e due le cose: perché ho un indirizzario e perché l’invito a partecipare può essere passato ad altri artisti a me sconosciuti.

I critici sono estranei a queste espressioni alternative dell’arte?

Ci sono le eccezioni: ai miei progetti hanno dato il loro contributo e mostrato molto interesse Giorgio Segato, Lucio Del Gobbo e Renzo Margonari, oltre ai giornalisti che sentono in questa rete una ventata di novità.

E’ cambiato il tuo modo di dipingere dopo queste esperienze?

Dal ’97 in poi direi moltissimo: ho alleggerito il mio bagaglio espressivo con risultati più consoni a quella ricerca stilistica che è d’obbligo nella vita di ogni artista. Inoltre ho allargato la cerchia dei rapporti con figure completamente diverse del mondo dell’arte, più aperte e pronte a testimoniare il proprio desiderio di confronto su ciò che il nostro tempo ci fa vivere.

Ci sarebbe ancora molto da dire, sulla storia, i nomi, gli eventi che danno risalto alla M.A.; torneremo a parlarne magari in occasione di un altro progetto?

Mi piacerebbe poter realizzare una mostra di arte postale che abbia come tema la figura di Francesco d’Assisi: sarebbe ideale nei luoghi che lui amò, e tra questi c’è il convento dei frati di Forano, poco distante dalla casa dove abito in campagna, nelle Marche.

Ti faccio tanti auguri perché la tua idea si possa realizzare.

Grazie, sarai la prima a saperlo.


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