Servizi
Contatti

Eventi


«Dialetto, i proclami ci fanno del male. Va fatto conoscere»
La poetessa: è l'italiano la nostra lingua

Il dibattito: Ines Scarparolo, presidente del Cenacolo

Dalla stampa nazionale...

VICENZA - .«Matrimoni in dialetto e inni regionali? Estremismi dai fini politici, il dialetto si difende con l'amore e le tradizioni». Parole di Ines Scarparolo, potessa e presidente del Cenacolo dei Poeti dialettali di Vicenza che si ritrova ogni lunedì negli spazi della Biblioteca internazionale La Vigna, in contra' Porta Santa Croce.

Il «Cenacolo», attivo da più di trent'anni nel territorio vicentino, si propone di promuovere e far rivivere la conoscenza e l'uso del dialetto veneto, parlato e scritto, e delle tradizioni locali.

Come giudica il moto di difesa dialettale che ultimamente anima amministratori e politici veneti?

Non è certo l'atteggiamento giusto per agire. Per anni abbiamo combattuto, come Cenacolo dei Poeti dialettali, per promuovere il dialetto come lingua vivissima, soprattutto in regioni come la nostra. Ci siamo battuti per ricordare vocaboli vecchi, che corrispondono ad oggetti che oggi non esistono praticamente più. Ma questa ondata di proclami sul dialetto che stiamo vivendo ora non ha nulla a che fare con questa difesa genuina, è piuttosto un estremismo dal valoro squisitamente politico. Uno spirito completamente contrario al nostro, che può essere addirittura dannoso rispetto all'obiettivo che ci poniamo noi. Certo, il dialetto va promosso e siamo contenti che venga ancora usato, soprattutto in alcune zone dlle nostre province, come alcuni paesi di campagna, perché è la lingua dei nostri padri, della nostra terra. E in quanto tale è una lingua integrativa alla nostra cultura. Ma mosse come quelle a cui stiamo assistendo, dai matrimoni celebrati in dialetto ad inni regionali dialettali, sono puri atti politici. Abbiamo una bellissima lingua nazionale, l'italiano, ed è quella che va usata all'interno di istituzioni ed azioni ufficiali e formali. Poi, a fianco, ci va il dialetto.

Un dialetto che ancora viene utilizzato dalle giovani generazioni o che è a rischio?

Le racconto questo episodio: noi, come Cenacolo, abbiamo anche tentato di istituire un premio letterario dialettale per i ragazzi delle scuole superiori. Si è presentata con un'opera solo una ragazza di Dueville e che, per di più, ha ammesso di essere stata aiutata dalla nonna. Dunque, sì, il dialetto, soprattutto in alcune zone, rischia di essere conosciuto sempre meno e noi ci impegniamo proprio per la sua divulgazione. Con soddisfazione, però, devo dire che, fuori città, in alcune parti delle nostre province, in talune famiglie, soprattutto in presenza di nonni, per alcuni è ancora il pane quotidiano. Sono proprio i nonni, ad oggi, il legame culturale più forte che può ancora raggiungere le nuove generazioni. Un'operazione che non è facile.

In che senso?

Io stessa sono una delle più giovani componenti del Cenacolo, di anno in anno perdiamo i pezzi grossi della nostra cultura dialettale. Mi rendo conto, con una certa malinconia, che tante cose appartengono ad un tempo. Il tutto, mentre rimangono vive alcune disquisizioni vivaci fra chi oggi si occupa ancora di dialetto: come tradurre i termini informatici, ad esempio? E poi c'è la domanda di sempre: si usa il dialetto parlato o scritto?

Avete un appello da lanciare per non perdere questo patrimonio?

Gli appelli lasciamoli ai politici, noi possiamo lanciare un invito che già estendiamo quando andiamo nelle scuole locali; cercate di conoscere il dialetto, fatelo con amore e curiosità, partite dalla vostra famiglia, dai nonni che vi possono nominare vecchie usanze od oggetti di uso quotidiano che una volta si chiamavano in un certo modo.


rubrica


Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza