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Intervista a Mariele Rosina

Mariele Rosina, nella sua professione, si è sempre occupata di ricerca scientifica. Le chiedo come sia possibile che due mondi così apparentemente distanti, quello della scienza, del rigore anche lessicale, dei numeri, delle dimostrazioni, possano convivere armoniosamente con il mondo della fantasia, della creatività, delle emozioni. Come concilia questo binomio cultura umanistica e scientifica? E poi, quando e come ha cominciato a scrivere?

È giusto parlare di binomio e non di dualismo; direi che si tratta di sinergismo per cui le due anime, quella umanistica e quella scientifica non solo convivono, ma si potenziano reciprocamente. Infatti la fantasia e la creatività favoriscono e incrementano la curiosità che è un requisito indispensabile al ricercatore e allo scienziato; per contro, il rigore scientifico imprime logica e coerenza alla scrittura. Scrivo da tempo, forse da sempre e, anche se per molti anni ho pubblicato solo articoli scientifici, nei momenti di pausa o di vacanza mi è sempre piaciuto liberare la mia fantasia cambiando genere e linguaggio. Ma è stato durante una circostanza dolorosa, che ho scoperto la scrittura come risorsa.

Assistevo mia madre morente, in un torrido agosto di 21 anni fa, quando trovai tra le sue cose un mio vecchio tema del liceo sul folle volo di Ulisse. Rilessi d’un fiato tutto il 26° canto dell’Inferno; poi, forse per uscire da quella cappa di dolore che incombe su di noi in queste circostanze, incominciai a scrivere e Ulisse fu il mio primo personaggio. L'originalità del testo, in seguito pubblicato da un amico che curava l'edizione di una rivista di divulgazione medica, intitolata i quaderni di Ulisse, consiste nel fatto che l'eroe, dalla sua fiamma biforcuta, parla come se vivesse ai giorni nostri e fa delle considerazioni del tutto attuali.

Si domanda per esempio che senso possa avere il suo mito in un mondo dove la scienza e la tecnologia sono così avanzate che le scoperte sono all'ordine del giorno e quasi non stupiscono più e dove si può arrivare dappertutto perché gli attuali mezzi di trasporto hanno annullato le distanze sulla terra, sul mare, nel cielo consentendoci di andare ben oltre il nostro pianeta. Tuttavia Ulisse non vuole rinunciare al suo ruolo di eroe della conoscenza e dice che c'è ancora uno spazio dove il suo mito può sopravvivere anche se in un altro modo e in un altro mondo, un mondo ancora in gran parte sconosciuto: l'universo uomo, in quell'angolo inesplorato dove nascono le emozioni e i sentimenti. Lì ha posto la sua sede e da lì alimenta i sogni, le fantasie, i desideri, le aspirazioni e i talenti che molti non sanno di avere perché non ci credono o perché non si guardano dentro. Eppure i talenti sono risorse che aiutano a superare i momenti difficili, e non vanno soffocati, ma valorizzati e aiutati a emergere.

E Ulisse é lì per questo, ma l’Ulisse che è dentro di noi non ci resta per sempre, e, se non lo si ascolta, se ne va, lasciando dietro di sé solo il pungente rimpianto delle cose perdute. Da allora ho seguito i suoi consigli e, pur continuando a svolgere il mio lavoro di docente e di ricercatore, ho scritto poesie o prosa a seconda del momento, poi, dopo il pensionamento, ho potuto dedicarmi meglio a questa passione.

La sua è una raccolta di racconti che spaziano su argomenti diversi: apparentemente slegati e indipendenti, come le tessere di un puzzle, alla fine si ricompongono per dar luogo a una figura, quella del burattinaio, che è la chiave di lettura di tutto il libro. Per questo l'ultimo racconto va proprio letto alla fine, solo dopo che si conoscono le storie dei protagonisti dei racconti precedenti. Ma come nascono e si sviluppano i racconti?

Alcuni sono fatti veramente accaduti a me o alla mia famiglia, come nel primo racconto, il più lungo. Nell'ultimo anno di guerra, infatti, i miei nonni paterni hanno nascosto e ospitato in casa un partigiano di cui la loro figliola, allora giovanissima, si era innamorata. Dopo la liberazione quest'uomo se ne andò, rilasciando però una dichiarazione in cui attestava la sua permanenza presso quella famiglia verso la quale esprimeva riconoscenza. Da questo documento mi è venuta l'idea del racconto dove la realtà si mescola alla fantasia creando una storia nuova. Altri racconti nascono da episodi della quotidianità; e, come nella vita reale, spesso avviene qualcosa di insolito, che suscita curiosità e crea un'aspettativa nel lettore per concludersi con un finale a sorpresa. In questo modo ho voluto valorizzare quello che normalmente passa come banale, scontato. Infatti nella vita è difficile che capitino fatti straordinari, ma la cosa bella è rendere straordinari i fatti quotidiani e questo è il compito dello scrittore. Così un incontro, un dialogo ascoltato in metropolitana, un articolo di giornale può accendere l'immaginazione da cui, poi, nasce il racconto. Per quanto riguarda l’ultimo racconto “il burattinaio” che collega tutti gli altri, preferisco non parlarne ora, perché sarebbe come svelare il finale di un thriller.

Oggi la tecnica della scrittura è cambiata, rispetto a quella che abbiamo appreso studiando i grandi autori del passato, ma le parole continuano ad avere il loro fascino. Nel racconto” Il concerto” sembra addirittura che lei dipinga con le parole … In questa struggente storia d’amore, la musica diventa immagini e colore.

Ringrazio di aver sottolineato questo aspetto, perché oggi leggere un libro è quasi come vedere un film dove le immagini si susseguono e spesso si sovrappongono. Il movimento della storia è dato proprio da questo: dall’irrompere di una scena nell’altra e dai flash-back. Il racconto è nato da un concerto: i brani musicali che cito nel testo mi hanno suscitato quelle immagini, da cui é scaturita la poesia finale che, a sua volta, mi ha ispirato la storia d'amore narrata.

Vorrei che ci parlasse un po’ dei personaggi. Io li ho vissuti come estremamente veri, partecipando alla loro storia, ma in tutti i racconti accade loro qualcosa di misterioso, di sorprendente. Ad esempio ne “Il concerto” c’è uno sdoppiamento della protagonista che, pur non muovendosi dal pianoforte e continuando a suonare, si siede accanto all’uomo, per confortarlo e infondergli il coraggio di prendere una decisione.

Sì, i personaggi sono quasi tutti veri o almeno ispirati a persone che ho realmente conosciuto e che ho cercato di ritrarre. Ho molto rispetto per i miei personaggi, perché dietro di loro c’è sempre una storia che emotivamente mi coinvolge e che vorrei coinvolgesse anche il lettore. Per questo non posso darti una spiegazione circa l’evento che tu definisci “misterioso”, perché rovinerei il gioco interattivo con il lettore che è invitato a dare la sua interpretazione, in base alle emozioni che il testo gli suggerisce.

L’ultima domanda riguarda i temi trattati nei racconti. Come è indicato nella sinossi il filo invisibile che lega tutti i protagonisti è l’amore, “il poliedro di cristallo penetrato da un raggio di sole che si sfrangia in tutte le sue facce e viene rappresentato in molte forme e manifestazioni su un palcoscenico virtuale”. Ma accanto all’amore altri temi vengono affrontati. Per esempio quello della morte, della solitudine, dell’immigrazione e dell’emarginazione. In tutti c’è sofferenza, struggimento, ma, alla fine del tunnel, si intravede una luce che infonde fiducia e serenità.

Ha colto il mio pensiero di credente: sono convinta che ci sia sempre una possibilità per uscire dal tunnel, e che, anche nel dolore più lacerante, si accenda una luce. Penso che in un’epoca come questa, che qualcuno ha definito "quella delle passioni tristi" (riferendosi all'assenza di entusiasmo, di sicurezza e di valori), dove il senso di impotenza ci porta a chiuderci in difesa, tarpando gli slanci e le iniziative per costruire un futuro migliore, ci sia più che mai bisogno di un di un messaggio di speranza. E, a sostegno di ciò, vorrei concludere questa intervista con il finale della favola di Pandora, che ho preso da un sito molto interessante (il paese dei bambini che sorridono)

“Pandora guardò nell’interno: c’era ancora un grazioso uccellino azzurro, l’unico bene rimasto ai mortali a conforto delle loro sventure. Giove aveva punito gli uomini con la curiosità rovinosa di Pandora, aveva voluto che i Mali fossero liberi di causar loro infiniti castighi, ma aveva anche donato alla vita travagliata che egli stesso aveva imposto all’umanità, un dolce azzurro conforto: la Speranza che non abbandona nessuno.

agosto 2014

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