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Vincenzo Rossi: una vita dedita alla lettura e alla scrittura

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Vincenzo Rossi, uno dei maggiori scrittori molisani, è nato e vive a Cerro al Volturno. Ha trascorso la fanciullezza e la giovinezza coltivando le terre paterne e facendo il pastore. Chiamato alle armi nell’estate del 1943 si trovò a Napoli nei giorni in cui il popolo napoletano insorse e cacciò, con le quattro eroiche giornate, i tedeschi. Dopo la guerra, spinto dalla sete di sapere, si diede agli studi, ottenendo in pochi anni la laurea in lettere. Per molti anni è stato preside di scuola media.

Nel corso della sua lunga e preziosa attività letteraria, ha dato alle stampe piú di una cinquantina di libri, spaziando in vari generi: poesia, narrativa, saggistica, traduzioni da varie lingue, monografie. È appena uscito il volume "Selected poems", un’antologia della sua opera poetica in inglese con testo a fronte. Abbiamo incontrato lo scrittore per rivolgergli alcune domande.

Quando, a che età, ha cominciato a scrivere poesia?

Le prime emozioni poetiche le ho vissute negli anni in cui frequentavo la scuola elementare: tra le tante ne ricordo soltanto una. Ero in classe, forse in terza; era dicembre e fioccava. Dal mio posto attraverso la finestra potevo osservare un rametto d’olivo che mosso lievemente dal vento si caricava di fiocchi e batteva con tenerezza sul vetri della finestra. Il verde delle foglie e il bianco della neve con il tremolio del vento producevano un’immagine di vitale bellezza, tanto che smisi di scrivere e mi posi a contemplarla, ma un brusco richiamo della maestra arrestò quell’incanto. Ancora oggi a oltre settant’anni quell’immagine emozionante rivive in me. Si tratta di sensazioni poetiche, perché i primi tentativi di riprodurre in versi sulla pagina quelle emozioni venne molto piú tardi, quando era intorno ai vent’anni.

Tematica ricorrente delle Sue opere creative, poesia e narrativa, è la natura nei suoi vari elementi e sono gli animali. Quanto sono importanti per Lei? Ce ne può parlare?

Gli spettacoli e le offerte del creato nonché gli avvenimenti storici e sociali, alcuni di piú altri di meno, entrano e hanno tempo e spazio nelle mie opere. L’ambiente nel quale si nasce, ci si forma, ci si nutre e respira, si sviluppano e si formano i nostri sensi, ha in tutti gli esseri viventi e in particolare nell’uomo un’importanza primaria. Essendo io nato in questa nostra terra e avendo con essa e con quanta in essa vi era e viveva trascorso in diretto contatto fino all’età matura (con presenze inanimate, con il mondo vegetale e con quello degli animali) questo nostro ambiente non poteva non penetrare in me, non solo nel mio corpo, ma anche nella mia anima, nei miei sentimenti: la fedeltà dei cani, il muggito dei buoi, il nitrito dei cavalli, il belare di capre e pecore, e cosí il verde dei prati e l’imponenza dei boschi, il cielo notturno e diurno con i suoi astri, i silenzi e gli uragani dei campi che mi scuotevano, tutto ciò è entrato dentro di me ed ha avuto la sua ineliminabile funzione sia nel fisico sia nell’atteggiamento di accettare o di negare la vita.

Qual è il Suo libro che ama di piú? A quale ritiene che rimarrà maggiormente legato il Suo nome?

R.:Non vi è un libro che amo di piú o che mi rappresenti meglio: tutto ciò che ho prodotto mi appartiene ed è stato scritto perché una spinta interiore me lo ha imposto. Chi non scrive per vendere, per fare denaro, ama tutto ciò che produce allo stesso modo. Saranno poi le occasioni, gli accidenti della vita, gli altri a fare scendere magari tutti i libri nel buio eterno dell’oblio, o a lasciare che qualcuno per insondabile evenienza resti a vivere nel ricordo dei posteri.

E quale libro storia letteraria ama di piú? Quali poeti e quali scrittori hanno influito maggiormente sulla Sua scrittura? Quale o quali considera Suoi maestri?

Nessun valido libro di storia letteraria è degno di essere amato di piú: entrati nel valore che tali libri, per giudizio generale, sono degni di appartenere alla Storia Letteraria, ognuno di essi ha qualcosa di proprio da curare e meditare. Per quanto riguarda gli autori italiani è mia convinzione che uno studioso di letteratura e naturalmente poeti e narratori autentici devono conoscere bene i tre autori del Trecento: Dante, Petrarca, Boccaccio; e dell’Ottocento: Foscolo, Manzoni, Leopardi, Verga. Per quanto riguarda gli stranieri ho studiato bene J. L. Borges, Miguel De Cervantes, E. Hemingway, T. Mann, F. Kafka, M. Proust. Per la mia produzione, sia poetica sia narrativa, non saprei indicare "miei maestri", in quanto la mia produzione deve tutto a tutti e niente a nessuno.

Se invece che a Cerro a Volturno Lei fosse nato e vissuto in una grande città, magari del Nord, come ritiene che sarebbero stati i Suoi libri? Quanto il Molise ha influito sulla Sua creatività?

Come ho asserito in precedenza l’ambiente in cui si nasce e ci si forma culturalmente e soprattutto umanamente e socialmente ha sempre una grandissima importanza. Ritengo che se fossi nato e mi fossi formato in altro ambiente (in particolare in una città) i miei libri avrebbero in buona parte forme e sostanza diverse. In tal senso il Molise, nel suo complesso, è presente in tutte le mie opere.

Il Molise e la cultura letteraria: che suggerimenti si sente di dare, in particolare agli amministratori della nostra regione?

L’impegno e il frutto che gli amministratori e i politici hanno offerto alla cultura (nel Molise) a coloro che con intelligenza, onestà e passione hanno operato e operano nel vasto e vario campo della creazione e diffusione culturale è stato molto scarso e spesso nullo. Si rifletta che dopo oltre cinquant’anni che con impegno costante ho operato nel campo della cultura con una produzione dí oltre cinquanta libri gli amministratori e i politici che mi conoscono sono pochissimi: sono conosciuto piú in altre regioni che non nella mia, aggiungo piú all’estero che in Italia.

A cosa sta lavorando attualmente? Quale sarà il Suo prossimo libro?

Il mio lavoro culturale attuale riguarda piú la critica e la traduzione che le narrativa e la poesia, ma sia chiaro che quando l’ispirazione mi domina e mi dà il vigore per scrivere poesie, racconti, anche opere piú estese non mi faccio sfuggire la possibilità che mi si offre. Il mio pensiero dominante da tempo vaga su un’opera, diciamo pure su un romanzo/confessione terminale di una vita dedita alla lettura e alla scrittura.

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