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Intervista
a Ninnj Di Stefano Busà
Oubliette Magazine
Lei ritiene che il mondo di oggi
dia spazio alla Poesia? o piuttosto la rileghi in un mondo caratterizzato da
asfissia, da depauperamento, da preoccupazioni di ordine pratico più grandi e
incombenti?
Il mondo che
viviamo, proprio per questo suo essere defraudato di valori e significati
interiori, ammettiamolo pure, ha un bisogno estremo, esasperato di Poesia,
poesia che viene
dall’essere “spirito” più ancora che materia. La Poesia, pertanto, è l’unico
momento in cui ci è permesso di estraniarci da questo clima mefitico di morte,
di profonde metamorfosi, rinunce, assenze che paradossalmente immobilizzano chi
non si avvicini al – mantra. La Poesia è un grande mantra che ispeziona
e sostiene le vie interiori del ns. viaggio esistenziale. Non ci rende ricchi
economicamente, ma scava nei cunicoli fondi della nostra coscienza di esseri
umani e ci fa sentire meno imperfetti, ci fa avvertire meno dolorosi i
morsi delle assenza, delle contraddizioni, delle miscredenze e banalità di un
mondo fatto a immagine di miseria “indistinta”.
Chi secondo Lei è più adatto o
versato alla Poesia il giovane o la persona matura.
Possono
esserlo entrambi, è solo indispensabile che la Poesia “ditta dentro” e ne mostri
lo strumento e la predisposizione letterari, vi sia poi disponibile
un’intelligenza che ne avverta lo stimolo, il richiamo del dono, perché la
poesia è un dono aggiuntivo, qualcosa che esula dal suo stesso farsi: una
espressione di libero arbitrio in un mondo ormai sclerotizzato, a tal punto da
essere cieco, dinanzi al messaggio del cuore. Per poterla ignorare si deve
essere proprio incapaci di amare se stessi, a tal punto da non amare nessuna
bellezza autentica ed eterna, quale quella che si sprigiona in interiore. La
poesia è uno di quegli elementi di natura di cui è dotato ogni essere umano,
solo che in molti non è manifesta, non sanno neppure di possedere quella virtù
del cuore e dell’intelletto che sa trascrivere e collegare, decriptando
immagini scollegate tra loro, e ricomporle come se giungessero dall’infinito, al
quale tende e dal quale dopotutto è originato. La poesia tende a congiungere i
due estremi: vita e morte in un connubio indissolubile che è la ragione ultima
dell’esistente. Quel che avviene tra queste due tratte o segmenti della vita è
percorso accidentato di un mistero che si realizza in noi, fotogramma dopo
fotogramma. Perciò non c’è un’età che la destini e la riscatti, solo il nostro
profondo respiro di chi la ama la sa creare in una dimensione adeguata,
ricollegabile al mistero che la sovrasta.
Ha senso ai nostri giorni la
Poesia d’amore?
Sì, se chi la
scrive e la legge avvertono entrambi di essere dello stesso microcosmo che
rincorre il riscatto possibile dalla miseria. La Poesia è anche elevazione,
affrancamento dalle temperie miserevoli di un mondo fatto a immagine di
solitudine, di conflittualità. L’amore completa il ciclo dei due opposti, unisce
il filo delle contraddizioni possibili, in un solo armonioso cerchio, placa le
ferite. le escoriazioni di un vivere incoerente che si proietta a viva forza nel
quotidiano e ci svilisce.
Ogni sentimento
d’amore è degno di essere decriptato, perché colma le distanze tra noi e il
nulla, può essere la finestra schermata che ci ripara dal mondo, l’ultimo
pensiero prima del sonno, il primo del mattino, una ràpida d’acque che tumultua
dentro di noi e ci suggerisce che la passione è pronta a esplodere, ci esalta e
ci commuove.
Quando si ama,
sono tutte le nostre emozioni a rivelarsi e le suggestioni possono essere
diversificate, ma unite in un solo nodo d’indissolubile connubio: l’essere e
l’atra metà di cielo (“l’altro”) combaciano.
Il soggetto
tende a congiungerlo perché mira ad una felicità possibile, ad una fusione con
l’altro da sé che lo attrae e lo disorienta. Ogni amore è sempre un giorno
nuovo, uno spiraglio nel buio, un “miracolo” che preferisce il tepore della
nostra anima e si compiace di stringerla a sé, di coccolarla con quel fuoco
spirituale che gli arde dentro. E’ una questione di biochimica, qualcosa che
esula dal banale e forse un po’ ci nobilita.
Il suo linguaggio poetico è stato
sempre di tono alto. Lei ritiene che la parola convenzionale non riesca a dare
il segnale della vera bellezza?
Ogni poeta è
un mondo a sé. Chi scrive Poesia deve saper leggere nel fondo dell’anima al
meglio delle sue capacità. Non deve imporsi nessuna casualità né precostituirla,
non deve avere convenzionalità di sorta, e tanto meno esprimersi con linguaggi
non appropriati, non suoi, non in linea con la presenza del suo io personale,
che deve imporre al concetto e al progetto lirico tutto se stesso. Chi scrive,
scrive come può, senza prefiggersi altro che il suo tragitto di grazia, di
ricerca dell’impercettibile, della verità che sfugge. Ogni episodio poetico è il
frutto di tante concomitanze fruibili, che diventano misura del perfettibile
nell’atto stesso della sua intuizione, della sua estensione, il resto è modus,
flusso formale di pensiero che tenta la luce facendosi strada dagli abissi fondi
e, verosimilmente se ne innamora, tanto, da ripetere l’operazione, da cui
risulti un instancabile tentativo di reinvenzione, di rinnovamento della parola
e del segno. Il poeta attraversa sempre l’aurora del giorno dopo, sa guardare
l’universo delle stelle con occhi nuovi, sa intuire la giovinezza anche dalla
notte. Il poeta è colui che si acquatta nel passato, per balzare nel futuro di
dimensioni altre, di verità altre.
Questo nostro tempo dà ancora
spazio al linguaggio poetico? oppure è distratto da altre forme di linguaggio
più tecnologiche? L’informatica e internet hanno preso secondo Lei il
sopravvento, hanno scalzato il fattore intimo della riflessione, della scrittura
tradizionali.
Viviamo in un momento storico difficile che privilegia il tempus fugit e dà molto
spazio all’apparire, più che all’essere. Nonostante ciò, la Poesia tiene,
milioni di persone scrivono poesia, pubblicano e diffondono libri di poesia. In
contrapposizione al sistema telematico e informatico è una contraddizione in
termini, ma anche una legittimazione del pensiero “poetante” che non viene
escluso dall’istanza intellettuale, ma se ne aggiudica semmai in piena libertà e
coscienza la sua ragion d’essere. A me pare che la Poesia non declinerà, perché
la poesia è il centro focale di un discorso interiore avulso da qualsiasi
condizionamento del mondo esterno, è il ventre dell’universo, l’anima che nel
suo porsi sa dosare le sue significazioni e misurare la temperatura dei
sentimenti. Le due anime possono coesistere e non solo, possono interagire e
dialogare, attraverso un processo interiore che riduce le distanze tra noi e
l’altrui
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rubrica |
| L'intervista |
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Di Stefano Busà, Ninnj
autore: Alessia Mocci
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