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Intervista a Ninnj Di Stefano Busà
Cosa trovano nella Poesia i giovani di oggi? in un'epoca così
martoriata e incurante della poesia, come e perché, secondo Lei si avvicinano al
mondo un po' astratto come quello dei versi?
Proprio nella tipologia del dire, del dialogo o del suo
allontanamento in termini concreti dalla cultura sta la sua risposta. La
gioventù di oggi, è vero, non è affatto aliena alla Poesia, come si potrebbe
supporre. Proprio in una situazione che incombe drammaticamente sulle spalle
della loro generazione, il fattore poesia ne rappresenta antropologicamente il
transito difficile e spesso ingrato. I giovani forse, più degli adulti, sanno
bene che vi è un divario tra il passato e il presente, e vi sarà un ulteriore
scollamento anche nel futuro, perciò si avvicinano alla Poesia come a
qualcosa che intimamente assolve e
momentaneamente lenisce senza ulteriori afflizioni. La parola scritta è Verbo,
ma è un linguaggio che sta nella prontezza della sua vocazione, della sua
emotività, ne rappresenta i nuovi momenti, la nuova ironia, i simboli, le
passioni, la fede nel futuro. Forse perciò la Poesia non li coglie impreparati,
non ha bisogno di interloquire con altri, solo con se stessa. La poesia è il
valore stesso del loro linguaggio che non si rivolge a nessun'altro, se non al
rischio dell'emozione, dell'ispirazione. Perciò al momento attuale è un valore
aggiunto: un simbolo che vuole transitare alla Storia
Cosa ritiene che il poeta di oggi debba fare per introdursi in
un mondo astratto e tendenzioso e conflittuale e incoerente come quello
dell'oggi.
Il poeta è una via di mezzo tra il suo
ego più permissivo e il suo
riscatto dalla solitudine e dal dubbio. All'uno si rivolge perché è
tendenzialmente portato a intravedere i contorni dell'io narcisistico e più
egoista, all'altro proprio nella funzione di un riscatto liberatorio e lenitorio.
In entrambi i casi il poeta è condannato alla solitudine e alla
full immersion nel mondo, proprio
perché avvertito e reso – testimonial – di un diverso modo di interpretare la
vita, il poeta ne assorbe le asperità e attraverso la poesia induce le sue
potenzialità espressive a rigenerasi e ad ossigenarsi.
In che modo il poeta si colloca nel mondo di oggi?
È una domanda difficile. Credo che, come la musica ha bisogno di
armonia, il poeta ha bisogno di versi per sintonizzarsi col mondo. La sua
matrice è sempre spiccatamente subliminale, quando scrive o si fa interprete di
un'aspettativa molto precoce quale è l'occasione di esser(ci), qui e dove lo
stabilisce l'avventura del poiein,
spesso il luogo o il modo non sono necessariamente avvertiti. Quello che il
poeta avverte nel profondo è il suo io, il suo fine soggettivo, ineludibile e
sorprendentemente misterioso, un richiamo quasi all'altrove, infatti per il
poeta la poesia non à mai nei paraggi è sempre oltre il recinto, oltre
l'ostacolo, lontano da se stesso.
Lei è scrittrice bene affermata, conosciuta. In quale ruolo si
ritrova a collegarsi, sono state le occasioni a renderla interessante? oppure,
ha determinato la sua pagina poetica una sorta di significazione interiore che
l'ha spinta alla ricerca di sé?
Come soggetto del mondo che mi circonda, la Poesia ha
rappresentato, fin da subito, la rappresentazione di un ordine dentro la realtà
del caos. In giovane età, mi sono prefigurato un mondo forse migliore, vi ho
creduto, ho cercato di rifletterlo nella bellezza e ricchezza di una prospettiva
che mi dava lenimento: immaginarsi il bello, a volte, è come possederlo,
trascriverne vuol dire, assaporarlo, raggiungerlo anche attraverso la sofferenza
e il distacco. Oggi, sono in uno stato di atarassia, ovvero la funzione della
Bellezza in sé è andata scemando e nella poesia ritrovo i presupposti di una
dimensione oggettiva che progetta la forma espressiva, senza più appropriarsene,
come se la Poesia fosse compagna di vita, nicchia refrigerante di un piacere
sempre nuovo,il ritrovamento di una misura d'ispirazione autoreferenziale, di
coscienza e di vita.
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rubrica |
| L'intervista |
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Di Stefano Busà, Ninnj
autore: Carmen Moscariello
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