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Incontro con l'autore.
Giovanni Ramella Bagneri
Un out sider dalle profonde nevi del Piemonte

Il saggio di Walter Nesti

Da Druogno, un piccolo paese sprofondato fra le montagne ai confini con la Svizzera, Giovanni Ramella Bagneri attende da anni (decenni) alla costruzione di una complessa architettura poetica. che nel disegno di una profonda conoscenza dell’uomo e del proprio tempo, può richiamare Proust da una parte, ma dall’altra per certe determinazioni escatologiche non è immune da influssi danteschi. L' autore, ormai cinquantenne, esordi nel 1974 con Luogo intricato, pubblicato quasi alla macchia e passato pressoché inosservato. L'interessamento di Machiedo e Miccinesi, che intuirono la carica dirompente di novità insita nell'opera bagneriana, riuscì a poco a poco a far conoscere la poesia di questo scontroso "uomo delle nevi", ad altri critici e poeti come Raboni, Luzi, ecc. Porta lo inserì nella sua antologia, Guanda gli pubblicò la prima parte di Muro della notte. Autoritratto con gallo, ora apparso nello "Specchio" mondadoriano, a parte alcune aggiunte e sostituzioni che nel frattempo l’autore è andato apportando all’opera, altro non è che la seconda parte di quel Muro della notte guandiano. La caratteristica peculiare della poesia di Ramella Bagneri è la costruzione a mosaico, un work in progress che non conosce soste, una ininterrotta ricerca nel tempo perduto, che poi non è quello proprio dell’autore, ma il tempo, la vita,l’umanità nel farsi e disfarsi, il destino perenne dell’uomo.

All’autore abbiamo chiesto di precisare il disegno architettonico e il senso del suo impegno poetico.

La poesia esige un impegno totale e inoltre occorre avere predisposizione. Io ci ho messo tutto quello che avevo. Fa parte del mio carattere, molto poco latino, l’abitudine di progettare a lunga scadenza. Fin da quando ho cominciato a lavorare con una certa chiarezza di idee, cioè dall’inizio degli anni cinquanta, ho perseguito il disegno di una costruzione complessa che mi avrebbe dovuto impegnare per decenni. Tendevo già allora a fare una specie di grande poema didattico-allegorico in forma nuova, con parti “adulte” accanto ad altre “infantili” (queste dovevano presentare i temi, destinati poi a crescere nelle opere successive).

Quindi si parte da Luogo intricato, il luogo dell’infanzia appunto, il teatrino su cui si agitano temi e figure destinati poi a “crescere” nelle altre opere. Potresti precisare come si muove questa complessa figurazione?

Luogo intricato, nell’insieme del mio lavoro, rappresenta l’introduzione. Attraverso la “finzione” di un libro infantile, c’è in esso una chiave di lettura della realtà, o meglio la prima di tante chiavi. Il teatrino dove si svolgono le varie vicende, con personaggi che si possono definire archetipi, è lo strumento per una prima presa di contatto, ma confusa e per così dire “magica”, con una realtà mostruosa e insieme sfuggente.

Attraverso quali libri passi poi alle fasi successive?

Da Luogo intricato (1953-1974) si passa a Muro della notte, nelle due parti, quella edita da Guanda e quella edita ora da Mondadori col titolo Autoritratto con gallo. (La data iniziale è da riferirsi ai primi anni ’50). Segue Ordine, iniziato nello stesso periodo e terminato nel 1975, inedito, salvo alcune parti apparse su Quinta Generazione (n. 61-62) e su Uomini e Libri (n. 80). C’è poi Deutsches Requiem che va dai primi anni ’60 al 1980, inedito, a parte un suo poemetto Parsifal apparso su Uomini e Libri (n. 76).Il disegno iniziale comprendeva anche Città di rovine, a cui sto ancora lavorando. Al 1976 risale l’inizio della stesura Legato alla terra, al profondo (anticipazioni apparse su Quinta Generazione n. 69-70), che ormai è terminato e nel disegno generale si colloca prima di Città di rovine, e finalmente di La tomba vuota, il dio oscuro, tuttora incompiuto.

Questi sono i titoli delle opere. E il loro significato profondo?

Ordine e Deutsches Requiem sono caratterizzati da un marcato espressionismo e da strutture massicce. Rappresentano la maturità dell’uomo, il suo impegno politico e civile e la fiducia nella possibilità di opporsi alla barbarie e alla violenza e di costruire un mondo migliore. Con Legato alla terra, al profondo mi riaccosto al mondo di Luogo intricato e alle sue figurazioni archetipiche, ma non da bambino, bensì da adulto che parla al bambino. Tutto il finale del libro è dominato da presenze sotterranee e minacciose. Città di rovine è la mia opera più visionaria; vi confluiscono parecchi dei miei temi "Metafisici" e la città appare, man mano che vi si procede, come una città di parvenze, di miraggi. Il libro è caratterizzato dall'elemento notturno, che tornerà, in altro modo, nell’ultima opera, La tomba vuota, il dio oscuro. Qui personaggi non sono uomini, ma doppi, sostituti dell’uomo. Il tema fondamentale è quello della diminuzione, della perdita di significato. Dalle quasi certezze delle opere “teutoniche“ si passa alle domande, senza riposte di questo ultimo libro. Potrò in futuro sviluppare le parti mediane dell’insieme, come pure tentare nuove ipotesi, ma non credo che le linee fondamentali possano cambiare. L’insieme può apparire piuttosto medievale, ma una mia intenzione didattico-allegorica alla maniera degli antichi maestri c’è sempre stata.

C’è un legame tra la tua esperienza esistenziale e il bisogno di ripetere, in maniera quasi ossessiva, versi uguali o leggermente variati, concetti, parole, lungo l’arco di tutta la tua poesia?

No, si tratta di una tecnica che ha analogie con la musica. Si può pensare, per esempio, alla forma-sonata. Rimanderei proprio all’elaborazione sinfonica perché tutti i miei libri sono “parti” di un insieme che le armonizza e giustifica. Le ripetizioni insomma sono funzionali e servono a richiamare il tema. Quanto alla mia esperienza esistenziale, è del tutto diversa da ciò che scrivo. Nel mio lavoro io non ci sono, cosi come non c’erano, nel loro, gli antichi maestri delle allegorie.

Non ci sei, cioè a livello conscio. Ma parliamo dei tuoi padri spirituali, se ne hai, chi sono?

Ho letto e leggo molta poesia, ma non posso dire che mi sia venuto molto dai poeti. Potrei citare Rilke e Hoffmannsthal. T.S. Eliot, forse Garcia Lorca per Poeta a New York; negli ultimi anni ho letto con grande interesse Paul Celan. Tra gli italiani nominerei Montale. Però è chiaro che non ci siamo. Sarà meglio allora cercare altrove: Kafka e Borges, per esempio, e poi Klee, Nolde, Chagall, Picasso, Barlach, Rouault, Kokoschka, e ancora Mozart, Wagner, Bruckner, Mahler (certe poesie di Luogo intricato sono avvicinabili ai Kinderotenlieder mahleriani, e attualmente sto proprio scrivendo una serie di questi “canti” di bambini morti, che inserirò non so dove), Berg, Stravinskij. Inoltre, anche se non vado matto per la psicanalisi, di cui mi occupavo peraltro già nei tardi anni quaranta, Jung più di Freud. Ma poi dovrei citare opere disparatissime. In Luogo intricato (sembra fatto apposta) c’è una strana poesia, Biblioteca di Don Chisciotte, quasi una piccola sezione della borgesiana Biblioteca di Babele,dove si possono trovare libri di linguistica, fantascienza, genealogia, statistica, storia universale o locale, teologia tradizionale o della morte di DIO, “il mondo vuoto dietro” e via dicendo. Ebbene, in un certo senso può essere la mia.

Per tornare ai tuoi libri, l’unico di cui non hai parlato è proprio Autoritratto con gallo, appena uscito da Mondadori. L’hai fatto apposta?

Esatto. Da quanto ho detto degli altri dovrebbe nascerne nel settore una certa curiosità di conoscerlo. E’ una presunzione che tutti gli autori hanno. Essere letti. O mi sbaglio?

in: "L'Informatore Librario", n. 5, Maggio 1981

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