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Il sergente della neve non può vivere fra i grattacieli
Mario Rigoni Stern
andai, vidi, tornai

in: L'Informatore Librario
nr. 1 / 1979

Cani sciolti, liberi battitori, out siders. Definizioni prese a prestito al vocabolario sportivo. La prima, on po' meno. C 'è un bellissimo libro di Renzo Paris, con quel titolo. Ma è un'altra cosa.

A me piace pensarli proprio così: cani sciolti. Hanno saputo resistere alle sirene dell'industria culturale, e con la loro cocciuta volontà di rimanere ai margini l'hanno perfino esorcizzata. Di loro non si parla motto spesso. Ma il debito che la nostra cultura avrà, alla resa del conti, verso questi uomini liberi, sarà sicuramen to grande.

Ho detto uomini liberi e non letterati. Giustamente Rigoni Stern reagisce con vivacità alla provocazione della definizione di letterato. Il sergente nella neve non ama i girl di frase: va diritto al sodo. Proprio come si usa fra gente schietta di montagna: gli alpini.

lniziando questo mio excursus fra i cani sciolti della letteratura, non potevo perciò mancare di rivolgermi per primo proprio a lui, a Rigoni Stern che, forse, emblematicamente, li rappresenta meglio di tutti.

Fra gli outsiders o i cosiddetti cani sciolti della letteratura, tra coloro cioè che non hanno piegato la schiena alle sirene dell'industria culturale, per usare una definizione abusata, lei è forse l'esempio più emblematico. La sua è stata una scelta cosciente o subita?

Anni fa, un industria culturale mi aveva invitato a Milano per un certo lavoro: ho visto il grande fahbricato, il viavai, gli ascensori, gli uffici, i produttori di cultura. Ho ringraziato, ripreso il primo treno e alla sera ero nuovamente a casa. Quindi la mia è stata una scelta cosciente. O forse anche subìta? Subìta nel senso che non so liberarmi dal paese, dal suo bene e dal suo male, dal mio paesaggio, dalle corse con gli sci, dal sentirmi dire ciao o buongiorno da ognuno che incontro.

Lei non è uno scrittore che "vive di letteratura". Sull'onda del successo del Sergente nella neve avrebbe potuto affrontare quella strada. Perché non I'ha fatto?

Non sono uno scrittore che vive di letteratura perché ritengo di non avere le qualità né la formazione del letterato. Forse, vivendo di letteratura, e imbrogliando così me stesso e gli altri, avrei guadagnato di più che da impiegato statale di gruppo C; ma anche mi sarei sentito meno libero e più condizionato alle richieste del mercato. Su questo, nei miei confronti, era pienamente d'accordo anche Elio Vittorini.

I critici sono d'accordo nel ritenerlo più uno scrittore di memoria che d'invenzione. Per esempio, lei non ha mai scritto un romanzo. Perché?

Sono uno che racconta stone che ha vissuto, o che ha sentito raccontare. Questo non credo sia una limitazione per un narratore o uno scrittore. Ma la base di tutto deve essere sempre la vita di noi, gente, su questa terra. Scrivere romanzi? Megari! farne uno solo e come si deve. Romanzo è una parola troppo abusata, mentre i romanzi e i romanzieri veri sono rari, tanto rari.

Pensa che i letterati (non dico intellettuali perché il termine avrebbe un significato più estensivo) possano ancora giocare un ruolo, sia nella società attuale sia in prospettiva, e in quale misura?

Un mio amico diceva che i "letterati", i "generali" e i "politici" sono tutti dei gran buggeroni. lo dico però che i poeti, i narratori, i pittori, i musicisti hanno sempre e in ogni momento un ruolo importantissimo. Sono le avanguardie della società in cui vivono. Oggi, poi, con i mezzi di diffusione di massa hanno più importanza che nel passato. Solo che con i mass media è anche molto più facile ingannare la gente.

So che a livello locale lei ha affrontato anche l'esperienza dell'impegno politico. Ritiene utile per il letterato (e insisto sulla parola letterato) "scendere dalla torre"?

Ritorna questo aggettivo "letterato" che mi dà fastidio. Prendiamolo allora nella sua origine popolare, ossia nel senso di uno che sa leggere e scrivere in contrapposizione a illetterato, analfabeta. Quindi per uno che non è "analfabeta" scendere dalla torre e impegnarsi politicamente è un dovere.

Se dovesse di nuovo ricominciare la carriera letteraria, pensa che ripercorrerebbe il medesimo cammino?

Non ho mai fatto carriera letteraria: sono rimasto soldato semplice. Ho raccontato storie di uomini e fatti come facevano una volta nei paesi nelle sere di neve, accanto al fuoco. Se poi gli ascoltatori (nel mio caso i lettori), sono diventati tanti, non è dire che ho fatto carriera, Né desidero essere promosso.

Quali sono gli scrittori italiani che le sono più simpatici e quelli che le sono più antipatici, indipendentemente da un giudizio di merito sulle loro opere?

Parlando di scrittori e poeti viventi tra i simpatici metterei Zanzotto, Sereni, Calvino, Volponi; tra gli antipatici Todisco, Gervaso, Camon, Preti. Ma l'una e l'altra lista si potrebbe allungare.

Per terminare, una domanda di prammatica. Ha in cantiere qualche nuovo libro e, se è lecito, di che cosa tratta? Quali sono i suoi progetti di scrittore per il futuro?

E' appena uscito dal mio editore Einaudi, l'ultimo lavoro. Narro la vita di un uomo della mia terra; nato qui quando ancora governava l'Austria e morto durante la Grande Guerra. Un povero cristo come tanti, dai tanti lavori, tra vicende che hanno sconvolto il mondo. Doveva essere un racconto da mettere in volume con altri miei, ma poi l'inverno, quello trascorso, non finiva mai: nevicava sempre e per sei mesi interi è durata la neve sull'orto. Cosi ho trovato gusto a ricercare i fatti di quei tempi, i personaggi che nel racconto appaiono di sfuggita.

Ogni anno scoppia puntuale la polemica sui premi letterari. Chi li ritiene utili, chi inutili, che invece dannosi e chi propone alternative. Lei che ne pensa?

Non c’è poeta o scrittore che in Italia non sia stato premiato: ci sono premi per tutti i gusti e per ogni qualità di merito e di demerito. Qualche volta i premi fanno conoscere al gran pubblico persino qualche buon libro (e in questo caso sono utili), qualche altra volta fanno passare per capolavori libri sciocchi o vuoti (e allora sono dannosi). A molti autori fa gola la luce della ribalta, ad altri fanno gola i soldi: una grande confusione, quindi. (Ma per me il Viareggio opera prima del 1953 fu provvidenziale!).
Oggi, da come stanno le cose, sarebbe da abolirli tutti, ma proprio tutti. E che i critici, liberi da inviti di Aziende turistiche e da pressioni o rapporti con Case editrici quasi monopolistiche, facessero unica giuria di un unico premio simbolico: una bottiglia di vino, votando da casa per un libro letto in bozze senza il nome dell’autore e dell’editore. Forse questo è utopico; e allora continuiamo a premiare, a ripremiare, a riunire e far girare commissioni e commissari. Ma alla fine sarà il tempo a dare il giudizio; e ricordiamo che Campana e Svevo, come tanti altri, non sono stati mai premiati.

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offerto all'intervistatore

A margine

Sono nato quassù in montagna, ad Asiago, quando stavano ricostruendo il paese distrutto dalla Grande Guerra. La mia infanzia fu felice e piena di giochi e di fantasie. Negli anni di una crisi economica per la mia famiglia, corrispose anche una mia crisi esistenziale e nel 1938, appena compiuti i diciassette anni, mi arruolai volontario alla Scuola Militare d'Alpinismo. Lo scoppio della guerra, nel giugno del 1940, mi trovò porta-ordini a un comando di reggimento alpino sul Fronte Occidentale. Poi venne la campagna di Grecia, vennero il Fronte Russo (due cicli invernali) e i lager tedeschi dopo I' 8 settembre 1943, il ritorno a casa nella primavera del 1945, la disoccupazione (non volevo più saperne di fare il militare di carriera) e la ricerca di un lavoro. Intanto andavo nei boschi a far legna. Infine venne l'impiego al catasto come diurnista di III categoria.

Nel 1950 Vittorini lesse il manoscritto del Sergente; nel frattempo mi ero anche sposato e avevo due figli. Dopo Il sergente nella neve, che uscì nel 1953 nei gettoni, collaborai saltuariamente a qualche rivista, poi al quotidiano "Il giorno". Nel 1962 Einaudi mi pubblicò Il bosco degli urogalli. Nel dicembre del 1968 una mattina si fermò il cuore e credetti terminata la mia vita; invece riprese, ma l'anno dopo diedi le dimissioni dall'impiego, (ero arrivato al grado di I Archivista!). Nel 1971 pubblicai Quota Albania, net 1973 Ritorno sul Don. E' appena uscito il mio ultimo libro: Storia di Tönle. Tutto qui.


Cenni biografici sull'autore

Mario Rigoni Stern nasce ad Asiago (Vicenza) il primo novembre 1921, muore ad Asiago il 16 giugno 2008. Trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell’Altopiano di Asiago. Nel 1938, entra alla Scuola Militare d’alpinismo di Aosta e, più tardi, combatte come alpino, nel battaglione Vestone, in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi dopo l'8 settembre 1943, è trasferito in Prussia orientale. Rientra a casa il 5 maggio 1945. Non si muove più dal suo paese natìo dove trova impiego al catasto comunale. Nel 1970 lascia l'impiego e si dedica totalmente al mestiere di scrittore che aveva abbracciato fin dagli anni '50. Nel 1953, Elio Vittorini pubblica presso I Gettoni di Einaudi, il suo primo e più celebre romanzo Il sergente nella neve, che presto diventa un classico della letteratura moderna italiana, e che narra, autobiograficamente, la storia di un gruppo di alpini italiani durante la ritirata di Russia.

Le sue opere.
Il sergente nella neve, Einaudi, 1953 (Premio Viareggio); Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1962; La guerra della naia alpina, 1967; Quota Albania, Einaudi, 1971; Ritorno sul Don, Einaudi, 1973; Storia di Tönle, Einaudi, 1978 (Premio Campiello); Uomini, boschi e api, Einaudi, 1980; L’anno della vittoria, Einaudi, 1985; Amore di confine, Einaudi, 1986; Il libro degli animali, Einaudi, 1990; Arboreto salvatico, Einaudi, 1991; Compagno orsetto, E.Elle, 1992; Aspettando l’alba, Il Melangolo, 1994; Le stagioni di Giacomo, Einaudi, 1995; Sentieri sotto la neve, Einaudi, 1998; Il magico "Kolobok" e altri scritti, La Stampa, 1999; Inverni lontani, Einaudi, 1999; Tra due guerre e altre storie, Einaudi, 2000; 1915-1918 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di Soldati al fronte, Neri Pozza 2000; Il libro degli animali, Einaudi, 2001; L'ultima partita a carte, Einaudi, 2002.


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