Servizi
Contatti

Eventi


Maurizio Piccirillo
alias Maurice Piqué

Libri e scrittori.com
23 febbraio 2009

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

Vivo e lavoro in Toscana, di professione sono un tecnico aziendale. A dire la verità centra poco con la letteratura, ma l’ho amata fin da giovanissimo e attraverso la lettura. Ricordo che mi ritiravo nella mia camera a leggere a buttar giù qualcosa di scritto.

Qual è stato il suo percorso di studi?

Molto travagliati, direi. Nella mia famiglia nessuno ha fatto studi umanistici, quindi ho trovato sempre molta difficoltà e tanto pragmatismo. Sono figlio di emigrati del sud, quindi ho peregrinato per l’Italia e il mio rendimento negli studi ne ha molto risentito. Finito le medie ho provato con un Istituto Tecnico Industriale, ma è stato un disastro, quindi ho scelto una via di mezzo ed ora faccio l’impiegato amministrativo. A dir la verità ho provato anche l’Università di Pisa con l’indirizzo di Storia Contemporanea, ma purtroppo sono entrato in una crisi esistenziale profonda che mi ha fatto terminare gli studi.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

Ho iniziato a redigere un mio diario in età adolescenziale, poi, col tempo ho scoperto la poesia tra i banchi di scuola. Sono rimasto affascinato da poeti come Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e Goethe e da lì ho iniziato un mio percorso umano ed artistico. Il mio è stato un approccio intimistico e istintivo. Ho iniziato a scrivere per disperazione, probabilmente. All’epoca mi sentivo la persona sbagliata nel posto sbagliato, quindi per me la poesia è diventata una sorta di terapia. Con gli anni penso che la poesia insieme alla musica mi abbia veramente salvato.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

Per me è come fosse una seconda pelle. Mi aiuta ad essere una persona migliore. È come avere una seconda lingua con cui puoi parlare a più persone possibili. Attraverso la poesia siamo in grado di vedere oltre ai confini. A me da veramente una sensazione incredibile.

Quali sono i suoi libri del cuore?

Per la narrativa sicuramente “La fattoria degli animali” e per la poesia “La Divina Commedia”

E quelli che non leggerebbe mai?

A dire la verità molti. Per me è difficile avere sotto mano titoli o autori.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

“Io non ho paura”, di Nicolò Ammaniti

E quello che meno le è piaciuto?

Non ricordo.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Sinceramente con la vita che il destino finora mi ha riservato, sento di appartenere a due regioni italiane, quella di nascita, la Campania, e quella di adozione, la Toscana. Io credo che sia una miscela straordinaria. Mi piace pensare che ho la creatività campana e l’orgoglio campanilistico tipicamente toscano. Ripeto per me sono due regioni ricche di storia e cultura, di goliardia e di cose semplici. Sono molto legato e le mie due terre.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

Si pubblica molto, si legge poco scegliendo male.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

Abbiamo dei mezzi incredibili con cui fare molto per la cultura, paradossalmente questi vengono utilizzati smodatamente. E giusta la libertà, ma spesso sconfina nel troppo di tutto.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Nel 1998, ho trovato un editore della zona che mi ha pubblicato le prime poesie tipicamente autobiografiche. Per me è stato come sfondare il mio personale guscio.

Cinema: qual è il suo film preferito?

Ce ne sono tanti. Amo moltissimo il cinema e ho molti film a cui sono molto legato, soprattutto quelli storici. Se devo scegliere un solo titolo, diciamo “L’Attimo fuggente”.

Musica: la canzone del cuore?

Domanda difficilissima per un musicista a cui rispondere. Per me è veramente troppo dura. No Comment

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

Sì. Alla fine degli anni novanta ne ho frequentati un paio.

Ritiene siano utili?

Nel mio caso sono stati necessari, non avendo fatto studi classici e mirati. In generale però rimango molto critico. Anche in questo caso come in altri, c’è stata in Italia una clamorosa inflazione. Probabilmente i primi che sono comparsi nel nostro paese erano veramente fatti con intenzioni buone e serie, col passar del tempo hanno perso molto.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

Per me rimane la trama e soprattutto la lunghezza. Infatti io quando mi sono cimentato nella narrativa ho composto solo racconti.

Come scrive nel caso della narrativa: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

Io non ho alchimie strane per scrivere. Inizialmente scrivevo con la classica penna nera su foglio bianco. Col tempo ho scoperto il computer. Per quanto riguarda le parti della giornata, per me è irrilevante tra giorno e notte. Infine, posso dire che scrivo meglio in solitudine, anche se ho scritto cose anche tra altre persone.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

Volevo provare a scrivere storie sulla follia umana in una provincia quieta come la mia. Spero di esserci riuscito.

Cosa significa per lei raccontare una storia?

Poter trasformare quel che ho dentro sperando che a qualcuno possa interessare quello che ho da dire.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

Come ho brevemente accennato prima, preferisco indubbiamente il racconto.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

Una questione di tempi e respiri. Per uno che è nato artisticamente come poeta, il primo ha la possibilità della sintesi. Il secondo ha la necessita dell’ampio respiro e uno sviluppo dei personaggi notevole che però deve riuscire ad entrare nel piacere del lettore

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

Per la tematica della follia in provincia, ho scelto “Battiti Anomali”, per me rendeva bene l’idea. Sono partito dal rapporto cuore – cervello, e mi sembra che sia stata la scelta giusta.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

Un anno circa. È un libro di cento pagine e ha vari brani. Un volumetto agevole e spero che colpisca il lettore

Ha vinto premi letterari?

Ho iniziato negli anni novanta. Ne ho fatti molti, qualcuno l’ho vinto.

Crede nei premi letterari?

Dipende. All’inizio sicuramente. Col tempo ne ho fatti sempre meno, per il tempo e soprattutto per la qualità.

Ha altri progetti in cantiere?

Per la narrativa attendo tempi migliori.

Come scrive nel caso della poesia: Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

Principalmente su carta. È lo stesso essere poesia che mi spinge a farlo. Io compongo versi in qualsiasi momento e non ho riti particolari.

Quali sono i suoi poeti del cuore?

Inizialmente Foscolo e Leopardi. Nel proseguo del mio percorso artistico ed umano, i poeti della Beat Generation e i Poeti Maledetti francesi.

Come nasce un suo verso?

Puro istinto e sensazioni consequenziali al mio stato d’animo.

Quanto tempo ci lavora su?

Comincio dall’istinto e poi successivamente con la necessaria calma e concentrazione lavoro sul componimento.

Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

Deve emozionarmi, colpirmi sotto vari aspetti. Può essere gioia o dolore, dipende.

Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

In camera mia in solitudine. Ero giovane.

Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

La voglia di far sentire quello che avevo dentro e per dire al mondo esterno che io ero qui, e quindi esistevo.

Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

So che può essere banale, ma “M’illumino d’immenso”

Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

E’ successo poco prima di sposarmi. Io e mia moglie percorrevamo una strada nelle campagne pisane per scegliere l’arredamento e mi sono trovato sul ciglio destro della strada nelle vicinanze di un casale di contadini, un bel cartello bianco con su scritto “Fieno per conigli”. Per me è stata una folgorazione.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

Qualche mese.

Ha vinto premi letterari?

Qualcuno tanto tempo fa, ormai

Crede nei premi letterari?

Aiutano a farti conoscere, ma non sono indispensabili.

Ha altri progetti in cantiere?

Sì. Dal duemilasei sto lavorando, insieme ad altri artisti ad un progetto che coinvolge vari tipi d’arte e altrettanti mezzi di attuazione dello stesso. S’intitola “L’Oblio di Toz”, ed è in sostanza un contenitore creativo che parte da una raccolta di trentatré poesie surrealiste e fantastiche. Vediamo un po’ cosa viene fuori.
rubrica


Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza