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Luccia Danesin

Ogni vuoto ha il suo recinto.
Fu giardino, pozzo o labirinto.

da: Un fard rosso arancio, 1997

La sua poesia è “tutta di ossa e di muscoli, disincarnata come un aforisma, lampeggiante in sé (..) Nessun sentimento è romanticamente gridato. Una superiore saggezza frena gli abbandoni e li trasforma in sigilli”, sono parole di Maria Luisa Spaziani alla presentazione a Roma del secondo libro di poesie “Il cerchio dei respiri”. Mentre Elio Pecora, sempre in quell’occasione, dice: “ una voce che viene dal profondo, una voce che sentiamo onesta (..) senza frange, senza finzioni, nel senso appunto di una verità ferma, interiore priva di ornamenti e fughe verso l’apparenza…” Ed ancora, Giorgio Bárberi Squarotti scrive:”La sua poesia è essenziale, rapida, luminosa, in un ritmo musicale dolcissimo”.

Nella nostra regione Luccia Danesin è forse più conosciuta come fotografa. Infatti ha al suo attivo numerosissime mostre in Italia ed anche all’estero, ma la passione fotografica e l’impegno anche sociale in quest’arte, viene dopo l’amore per la poesia che l’ha vista fin da bambina abbozzare i primi versi.

In Un fard rosso arancio, il primo libro di poesie, all’interno, leggiamo una sua nota che chiarisce in poche frasi questa dualità di espressione: “(…) Poesia e fotografia convivono in me come strumenti complementari, che mi permettono l’illusione di fermare l’ora, di isolare i momenti, rendendoli unici e irripetibili, di “possederli” per sempre, di dimenticarne la caducità.”

Oggi ci dice:“Mentre si legge una poesia le parole diventano suggestioni, immagini. Ecco, sono appunto quelle immagini che a volte riesco a cogliere fuori, nella vita di tutti i giorni, nella natura, in uno sguardo che poi, con la fotografia, cerco di rendere visibili e di trasmettere ad altri.”

Chi è Luccia Danesin?

Definirsi non è mai facile. Penso di essere una persona curiosa, in costante attenzione e interrogazione. E’ sempre stato nel mio carattere rapportarmi alle cose, alle persone o alle sensazioni cercando di viverle in profondità, cercando di “capire” per dare senso. Ho spesso tentato, senza peraltro riuscirci, di contrastare questo mio approccio perché in alcuni casi porta fatica e sofferenza.

Cos’è la poesia per lei?

Considero la poesia la lingua delle emozioni. Con la parola, il ritmo e la forma, si riesce a mandare un lampo che dà luce, illumina una sensazione.

Anche se è una lingua che si ricerca, che viene accolta in solitudine, per me la poesia non è una voce univoca perché, invece – direi – è proprio il luogo dell’ascolto. E’ sentire noi stessi e sentire “l’altro” che evochiamo nella condivisione. E’ come uno specchio dove le immagini, i dialoghi della nostra coscienza possono riflettersi così da poterli riconoscere.

Fare poesia per me è vivere una sospensione perché è il “presente” che si fonde e si confonde. Ci porta nell’incantesimo di un linguaggio che cerca il simbolico, la metafora, condensando e dando voce ai pensieri, a quelli più liberi. Infatti considero la poesia un distillato che non sopporta maschere o legacci anzi, scansando il gioco delle apparenze, mette ordine, gerarchia ai desideri.

Come e da che cosa le viene l’ispirazione?

Qualsiasi opera artistica non può essere prodotta a comando. Nasce da un insieme di “suggerimenti emotivi” interni ed esterni a sé. A volte in momenti di silenzio, di riflessione ma anche dalla musicalità e dal fascino di certe parole che, misteriosamente, trovano un’eco dentro; aprono un pertugio e vanno a pescare, a sollecitarne altre…

Quali poeti ama leggere, quali sono stati o costituiscono i suoi riferimenti?

Emily Dickinson è stato un incontro di trent’anni fa quando ancora questa poeta americana non era così conosciuta e tradotta. E tuttora è il mio riferimento più importante per la modernità e la ricchezza profonda dei suoi versi. Le sue poesie sono come porte socchiuse sull’universo: partendo da sé, dal suo protetto e minuscolo cosmo, ogni piccola vibrazione, ogni variazione è allegoria, suggerisce altro cogliendo l’essenza del tutto che poi ci viene offerta appassionatamente.

Maria Luisa Spaziani che ho iniziato ad amare leggendo Poesie edito da Mondatori nel ’79 e che poi ho cercata per chiederle una delle sue rare prefazioni. La Spaziani mi ha conquistata lentamente per i suoi larghi voli, le metafore, per quel suo modo di far rima senza parere. – Poi anche un’altra italiana, Patrizia Cavalli, voce molto particolare, disincantata che sa coniugare il quotidiano filtrandolo con ironica saggezza.

Ogni tanto, specie nei cambi di stagione, vado a ripescare alcuni versi di Cardarelli che m’incantarono nell’adolescenza perché in Estiva e Autunno e in tante altre sue poesie, la natura è densa, vibrante. Trovo ancora forte sintonia con il suo modo di sentire.

Ma quanti altri nomi potrei citare…anche della nostra regione.. Voci molto diverse fra di loro per stile ed epoca che però accompagnano la mia lettura poetica quotidianamente. Una lettura che però è anche onnivora: alcuni versi di autori sconosciuti sono pepite che si trovano anche in mercatini rionali dove libriccini di poesie sono offerti a pochi euro.

A quando una prossima pubblicazione?

Beh, prima o poi dovrò farlo perché vedo via-via crescere il volume della cartella dove di solito ripongo le poesie. Dentro ci sono fogli e foglietti, ritagli, notes, poesie che considero definitive ma anche molte altre da rivedere, limare, e poi ci sono spunti, frasi, suggestioni… Sì dovrò prendere in mano quella cartella…

In esilio sempre –
ad ogni passo pietre inerti
presenze segnano l’assenza
come al bordo della foto
altre immagini premono in attesa.

Al limite di un oltre è il transito.

L’ora permane
in queste transumanze
di Pasque luminose
e spaccate melograne –
di verdi trasparenti e accumulo di foglie.

(poesia inedita)

Moderata fonte

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