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Intorno ai due ultimi libri
Intervista ad Alessandro Pierfederici

Il Giallista
27 dicembre 2016

1. Cosa significa per lei scrivere?

Scrivere significa cercare, e spesso anche trovare, una forma di libertà interiore, in un contesto sociale e in un periodo storico che tende a reprimere l’individualità a favore di un livellamento intellettuale ed accademico funzionale a reprimere ogni forma originale di creatività e pensiero che non abbia un fine puramente economico a vantaggio di pochi.

Scrivere, nella sua forma più alta, è quindi affermare la propria libertà, crearsi altre vite e altri mondi, partendo dalla propria esistenza reale, poiché ciò che si scrive non può che essere ciò che si conosce davvero come proprio, ossia ciò che si è vissuto direttamente, e che viene riportato alla luce dalla memoria o da sollecitazioni involontarie che contribuiscono a trasformare la realtà interiore in creazione artistica.

2. Che generi letterari predilige?

Ho sempre avuto una forte passione per i grandi classici di tutte le letterature e ne considero la conoscenza indispensabile per ogni scrittore. Fermo restando che le mie letture spaziano dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica al teatro, la mia predilezione va alla narrativa di genere storico, realista e psicologico: romanzi e racconti appartenenti alle principali letterature internazionali, nel periodo che va dal primo Ottocento alla Seconda Guerra Mondiale. Per fare solo alcuni esempi: Hoffmann, Balzac, Hugo, Hawthorne, Melville, Dickens, Dostoevskij, e gli autori europei a cavallo fra Otto e Novecento quali Hesse, Mann, Roth, Musil, Svevo, Proust, Schnitzler, Joyce, nei quali cui è presente una componente simbolica e psicanalitica che ha sempre suscitato in me un grande interesse.

In più, sono molto affascinato dalla letteratura medievale europea, per i suoi aspetti mitici, fiabeschi e fantastici, e dall’intramontabile teatro di Shakespeare.

3. Quali sono gli autori che hanno contribuito alla sua formazione letteraria?

Ho una formazione classica, sia musicale che letteraria, e quindi gli autori greci e latini e quelli italiani, dai grandi classici medievali ai poeti e narratori del Novecento, hanno sempre accompagnato il mio percorso di studi, accanto ad una quantità smisurata di letture di autori anche diversissimi per epoca e nazionalità (Stendhal, Flaubert, Gogol, Dostoevskij, Hemingway, Steinbeck e tanti altri), senza alcun metodo che non fosse la curiosità di conoscere il più possibile. I classici sono rimasti il tessuto culturale su cui ho costruito il mio mondo letterario, ma lo stimolo decisivo ad avviarmi per la strada della scrittura è giunto con la lettura delle opere di H. Hesse e subito dopo di H. de Balzac, ed è stato alimentato dalla conoscenza del teatro di Shakespeare e soprattutto dalla letteratura mitologica, fantastica e fiabesca dell’Europa medievale.

Dopo aver iniziato a creare le mie prime opere e a lasciarle nel cassetto, a traghettarmi dalla formazione all’attività vera e propria di scrittore è stata la passione per la cultura europea fra Ottocento e Novecento, riscoperta letterariamente dopo averla studiata sotto l’aspetto musicale, grazie ad autori quali Schnitzler, Svevo, Mann, ancora Hesse, Proust, Musil, Joyce, Zweig, Roth.

4. Da dove trae ispirazione per le trame dei suoi libri?

Tutte le mie trame hanno una matrice autobiografica che a volte si sviluppa fino all’identificazione con un personaggio, come nel primo romanzo, o parte di esso, o si scinde in più di uno, come in “Ascesa al regno degli immortali”; a volte è un semplice stimolo che viene da un ricordo lontano (che appartenga o meno alla mia vita, ciò che conta è che viene rivissuto attraverso di me), sul quale la fantasia crea il prima e il dopo; a volte è un’idea comparsa quasi per caso fra le mie riflessioni personali e poi diventata personaggio, racconto, descrizione.

Importante per me è anche l’elemento naturale, che talora investe l’intera narrazione (come nel primo romanzo), talora è il protagonista stesso del libro (come nella raccolta di racconti), e comunque si colloca sempre come un ulteriore personaggio indispensabile per la storia e dalla valenza non di rado simbolica.

Allo stesso modo, la parte narrativa del saggio “Oltre le colonne d’Ercole”, formata da sei racconti ed un epistolario impossibile, si fonda sulla conoscenza dell’aspetto biografico ed artistico degli autori trattati, così da immaginare alcuni episodi delle loro vite mai accaduti in realtà ma inquadrati così profondamente nel loro tempo e nelle loro esistenze da aprire nuove possibilità di riflessione o addirittura di interpretazione delle loro opere.

5. Cosa la ha spinta a scrivere il primo romanzo?

Scrivere è anche tentare di colmare un vuoto, di riportare in equilibrio qualcosa di interiore che le vicende della vita hanno squilibrato; così, delusioni, sofferenze, psicosi, depressioni trovano la via della scrittura, quasi un’oasi di serenità, e ispirano a loro volta la creazione artistica. Questo vale in modo particolare per il mio primo romanzo e per le travagliate vicende che lo portarono alla pubblicazione: iniziato in un periodo oscuro della mia vita, nell’estate del 1994, fu scritto a metà e lasciato nel cassetto per quattro anni; poi ripreso, completato e revisionato venne lasciato a decantare altri dieci anni, ripreso e rivisto ulteriormente, presentato ad una casa editrice e pubblicato nel 2011.

C’era quindi all’origine una forte esigenza interiore a spingermi ad affrontare per la prima volta un’opera di ampio respiro; ma poi, man mano che la struttura prendeva forma e il messaggio che emergeva dalla storia diventava sempre più intenso e profondo, riallacciandosi non solo alla mia esperienza di vita ma a riferimenti culturali e letterari molto diversi, tanto da rendere difficile definire l’appartenenza dell’opera ad una specifica categoria (fantastico, realista, simbolico, psicologico, esoterico?), il romanzo iniziò quasi a costruire sé stesso: e chi lo ha letto o lo leggerà potrà rendersene conto. È stata la scrittura a spingere me, come in un grande gioco che un bambino affronta per la prima volta. E come un gioco ho preso questa mia prima esperienza, aspettando di vedere cosa sarebbe successo: ha funzionato ed allora ho capito che potevo continuare, riaprire il vecchio forziere e ricominciare a mettere mano alle vecchie idee accumulate negli anni: ed ora sono al quarto libro e conto di non fermarmi più.

6. Sta lavorando ad un nuovo libro? Se sì, può darci qualche anticipazione?

I progetti in cantiere sono numerosissimi, sia in ambito narrativo che saggistico; sto lentamente organizzando anche una raccolta poetica e mi tenta molto la creazione teatrale, dopo le prime esperienze in cui ho unito creazione letteraria e musica.

Al momento sto lavorando all’editing dell’autobiografia di una nota cantante lirica, la cui pubblicazione è prevista nei prossimi mesi.

Per quanto mi riguarda direttamente, al momento, come è mia consuetudine, sto portando avanti più progetti contemporaneamente, fino a quando uno prenderà il sopravvento e gli altri attenderanno il loro turno: fra questi un grande romanzo storico-psicologico ambientato a cavallo tra la fine dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, una serie di tre racconti, un altro saggio, due brevi romanzi, uno dei quali costituirà il mio approccio con l’uso della tecnica compositiva del flusso di coscienza per l’intera narrazione, originato anch’esso dal semplice spunto di un lontano ricordo attorno al quale i fatti saranno ricreati dalla fantasia.

Non so ancora adesso quale fra questi lavori darà il primo a venire alla luce.

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