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Reportage da Tirana
Alban Guri

"Il Corriere di Roma"
23 settembre e 27 ottobre 2010

Clans turchi e porta dei Balcani

Nella nostra recente visita, nel mese di agosto, alla “Porta dei Balcani“, l’Albania, abbiamo avuto la fortuna ed il privilegio di conoscere al Tirana International Hotel della capitale balcanica, Alban Guri, famoso poeta di Albanopoli, giovane valente giornalista, eccellente intellettuale, figura di spicco del nazionalismo moderato albanese, amante dell’Italia, in cui è vissuto per alcuni anni. Nella visita al paese delle aquile, da nord a sud, abbiamo riscontrato una nazione dai forti contrasti. Con i metodi della ricerca socio-economica, socio-culturale e con il supporto storico di Guri, ecco l’Albania che si è presentata ai nostri occhi: una terra con guerra strisciante tra religioni e tra esse e il relativismo; povertà endemica da ennesimo mondo e arricchimento sfrenato; mancanza di strade, industrie, infrastrutture, ospedali e cementificazione e urbanizzazione selvagge; ricchezza di acqua, energia, petrolio, agricoltura e importazione di tutto; disoccupazione estrema, emigrazione costante e scarso sfruttamento delle immense risorse, comprese le innumerevoli bellezze naturali e storiche, ecc.ecc. Di fronte a questo scenario, in cui il paese, sottosviluppato, che nasce ora al” libero mercato”, si è dotato, solo, dei mali delle “sociologie” più avanzate del tardo capitalismo, abbiamo chiesto all’intellettuale di Tirana un’intervista, in esclusiva, per spiegarci il fenomeno. Eccola:

I clans turchi che storia hanno nella politica albanese? E’ un'oligarchia trasversale dai comunisti alla destra?

La verità è nascosta nella forma perfetta della domanda stessa. I turchi sono arrivati nei Balcani attraverso un triangolo creato, con perfidia, dai popoli confinanti con noi: bizantini, greci e serbi. In accordo, e contrari a Roma, hanno agevolato la traversata dei Balcani ai turchi, aiutandoli ad arrivare in terra albanese, esattamente di fronte a Roma. Questo per due aspetti. Il primo era di attaccare Roma, nemica (di Bisanzio) dopo tanti anni di scisma. Il secondo, di abbattere una cultura concorrente, e assai fastidiosa, quella illirico-romana, che dominava ancora in quegli anni (1400) nei territori albanesi. Aiutati, dunque, da greci e serbi, i turchi arrivarono facilmente nella nostra terra e, nonostante una resistenza decennale, occuparono tutte le roccaforti della civiltà cristiana-albanese. Dopo questa disfatta, abbiamo un nuovo slogan turco. Dalle mura di Scutari, castello e città dell'antica civiltà albanese, ex-capitale dell`Impero Illirico, i turchi, rivolti al mare, gridavano: “Roma, Roma...”...per indicare che il loro successivo obiettivo era la presa della” Città Eterna “.Con l`aiuto di Dio e il sacrificio degli albanesi, questo non avvenne mai. I clans turchi, quindi, la fanno da padroni in queste terre da lunghi secoli. Aiutati dalle lobbies suddette, hanno sempre controllato la vita politica ed economica dell’Albania. Vi è sempre stata una resistenza sporadica, salvo il periodo dell`indipendenza nel 1912, seguita da una trentina d`anni d'influenza europea nelle politiche interne ed estere. I turchi hanno lasciato il loro seme nei Balcani: i figli. Questi si riconoscono bene e sono organizzati in una gerarchia militare, per mantenere il potere vita natural durante, modello seguito, anche, dagli pseudo-comunisti, andati al potere nel 1944. Erano turchi anche loro, però,con una piccola differenza: avevano messo “la stella rossa” sulla fronte e “falce e martello” sulle bandiere. Ma “la tonaca non fa il monaco”! Quello che avvenne, in seguito, spiega chiaramente che essi non accettarono la nostra indipendenza dal loro impero. La nostra vittoria indipendentista é durata solo trent'anni, perché subito dopo, sempre con l`aiuto di serbi e greci, i figli turchi hanno ripreso il potere, questa volta con l`alibi di una stella ideologica comunista. Il danno è stato enorme. Hanno massacrato tutte le personalità d'ispirazione europea, cattolica ed hanno fatto saltare in aria quasi tutte le chiese cattoliche del paese. Il male, secondo loro veniva da Roma, dall’Europa, dal cristianesimo. I comunisti albanesi erano finti comunisti e la destra di oggi é della stessa pasta, quindi una pseudo-destra. Tutti figli turchi, ex-reclute dell’ex-partito comunista, protagonista del potere, dopo trentadue anni d'indipendenza, degli stessi clans turchi, che avevano la stella rossa sulla fronte. In sintesi, al contrario di ciò che si vede, la vera destra albanese é sempre stata d’ispirazione europea, identificandosi con il suo eroe nazionale Giorgio Castriota (Scanderbeg)( Gjergj Kastrioti Skёnderbeu), mentre quelli di oggi (la pseudo-destra) sono discendenti di una gerarchia militare turco-ottomana. La destra, prima del 1944, ha voluto l`Albania parte dell`Europa e dell`Impero Romano. Mentre la “destra” di oggi è protagonista dell`adesione dell`Albania alla Conferenza Islamica del 1995 e, non di rado, si vanta di questa “performance” diplomatica. Tuttora questo tipo di “destra” mantiene l`Albania lontano dal modello europeo, fisicamente e concettualmente. Oggi sono ancora al potere i discendenti di quei clans turchi, che si conoscono, si supportano e dividono bene il potere tra di loro. Questo fenomeno è molto visibile in Bosnia, nel Kosovo, in Macedonia e soprattutto in Albania, il punto più strategico dei Balcani, cioè la Porta dei Balcani.

Perché avversate l’etnia greca di religione islamica cacciata dalla Grecia e rifugiatasi sul vostro territorio?

Realmente, questo é un sentimento nuovo per noi, anche se va detto che, sin da piccolo, sentivo dire “Con i Çam (questo é il nome regionale della popolazione suddetta) non combinate mai matrimoni. Non date a loro figli come generi e figlie come nuore!”. Questo indicava, fortemente, il disprezzo e la diffidenza verso i “çam” della Grecia. I detti popolari li indicano come infedeli, traditori, per sopravvivenza e denaro, senza patria, bandiera, morale e regole. Questo si é verificato diverse volte nella storia, anche, recente. Gli albanesi sono stati sempre sensibili verso la loro storia travagliata.

Per fermare l’islamizzazione dei Balcani cosa chiedete all’Europa?

Per fermare l`islamizzazione completa, dei Balcani, c`è una sola via: investimenti cospicui nelle risorse umane, nelle persone, nell`individuo; nella cultura europea e nell`educazione delle giovani generazioni; in forti programmi di sviluppo sociale delle aree abitate, dove il disagio apre la strada a ogni speculazione di matrice islamica, turco-ottomana o araba. Chiediamo all’Europa di cambiare l`atteggiamento snob tenuto finora, cioè di spettatrice di una lotta tra gladiatori in un anfiteatro e capire che, dopo questa partita, la lotta si trasferirà subito oltre mare, in Italia e così via. Ci siamo sentiti abbandonati dalla mentalità europea, che ha visto, per secoli, le guerre dei Balcani con un certo piacere erotico e con un senso di speranza per l`apertura di strade nuove verso l`oriente, ma questo non é avvenuto. Mi dispiace dirlo, non succederà. Se mai avverrà il contrario. Lo spostamento della cultura islamica, nella stessa Europa. E’ una lettura della storia recente e una previsione attenta del prossimo futuro. Rimane tutto da vedere le sensibilità e lo spirito dell`Europa di oggi. Chiediamo, allora, supporto nelle risorse umane, di persone che riflettono lo spirito della civiltà europea.

Avete denunciato a Obama, già presidente della commissione per i Balcani del senato degli Stati Uniti, la sciagurata politica di Bush verso la penisola suddetta, in altre parole, petrolio contro influenza turco-araba, per controbattere la U.E?

Si e no. Sappiamo bene che gli americani e, in particolare il presidente Obama, sono molto aggiornati sulla situazione dei Balcani e in particolare dell`Albania. Qui ci sono tre scuole di pensiero sulla percezione che si ha degli americani: 1) - quella filo-islamica che si sente accarezzata dal fatto che gli americani sostengono l`islamizzazione dei Balcani, e quindi per loro va benissimo tutto ciò che si mette in atto oggi. 2) - quella che pensa (erroneamente) che gli americani siano molto ingenui nel credere nel diritto dell’altro a professare la propria fede ovunque e comunque. 3) - quella, cui appartengo, che accusa fortemente le politiche malvagie della famiglia Bush, secondo cui l`America, avendo bisogno del petrolio arabo per sopravvivere, avrebbe ceduto i Balcani agli arabi. Si aggiunge l`alleanza con i turchi nelle strategie militari per la guerra in Iraq, Afganistan ecc, perché l`esercito turco è il secondo, per numero di militari, dell`Alleanza NATO. Secondo me, sostenitore di questa terza via, la mossa americana è tipica del loro” pragmatismo “, ed é uno schiaffo fortissimo e umiliante all`Europa e alle sue radici. I turchi e gli arabi, quello che non sono riusciti ad ottenere con la spada e il sangue nei secoli, lo stanno ottenendo oggi con la diplomazia del petroldollaro, in pochi anni e con facilità estrema. A opporsi c`é e ci sarà solo un gruppo ristretto d'intellettuali e nazionalisti che ha subito pressioni e disprezzo dalla classe diplomatica europea e americana.

La porta dei Balcani, l’Albania, teme il ritorno dell’influenza turca nell’area, mai domata anche dopo la caduta dell’impero ottomano?

Certamente sì. La soffriamo ogni giorno di più. Mai domata !Non abbiamo assaporato, in pieno, il gusto dell`indipendenza, se non per quei brevi anni 1930-40, quando hanno preso quota investimenti infrastrutturali, organizzazione statale, benessere economico e sostegno culturale. Troppo breve il tempo per essere considerato indipendenza. Per il resto, ci hanno massacrato con i loro figli, sostenuti ininterrottamente da lobbies suddette. Da noi si dice che “Bisanzio é la moglie dell`occidente e l`amante dell`oriente”. Siamo, quindi, in una fase di gioco aperto. Arrivano investimenti da tutte le aree orientali, turche-ottomane e arabe, che confluiscono in scuole religiose islamiche e costruzione di nuove moschee. E molta gente segue i soldi. C`é la guerra del “Dio” denaro. Come se non bastasse, alcuni mesi fa, il vice ministro degli esteri turco, ha dichiarato pubblicamente: “E’ giunta l`ora che i Balcani tornino sotto l`influenza dell`ex-Impero turco, perché solo così potranno trovare la pace vera...” Se invece si continua a umiliare, quasi con piacere, le nostre ferite, sentore che ho avuto dalle reazioni della diplomazia europea, molto presto questo vento turco-arabo, dopo avere sottomesso i Balcani, passerà all’Europa, con il piacere e il supporto forte degli americani. Per fortuna c’è certezza che gli albanesi non sono così molto legati alla religione islamica. Mi sembra una strategia messa in scena con forza di denaro e petrolio, per fini diversi da quelli religiosi.

Perché la dittatura ateo-comunista ha fatto saltare con le mine le chiese e non le moschee, anzi ne ha costruite delle altre? Che ateismo era?

La dittatura atea comunista era un'invenzione di comodo, per abbattere la cultura europea cristiana, forte e resistente nei secoli, trascinatrice e ispiratrice di tutti gli albanesi sulla strada dell’indipendenza. Quasi tutte le figure principali dell`atto d'indipendenza furono uomini cattolici. Con l’avvento al potere degli atei-comunisti, quelli che non erano deceduti per morte naturale o per attentati, sempre per opera dei clans turchi (solo nella città di Bari sono state trucidate due personalità illustri, padri dell`indipendenza) furono fucilati dai nuovi figli turchi con la “stella rossa “, che assunsero il potere grazie anche a una diplomazia straniera filo bizantina. L`ateismo era proposto come ideologia di massa, una religione vera e propria. Ma nel focus aveva lo sradicamento della cultura illirico-cristiana del popolo albanese e la scomparsa, anche fisica, delle tracce della civiltà cattolico-romana. Hanno ucciso, quindi, sacerdoti, fedeli e simpatizzanti della cultura occidentale. Hanno fatto saltare con esplosivo le chiese cattoliche. Tutto hanno fatto, purché ateismo neutrale. È accaduto in silenzio, fuori dagli occhi dell`Europa, uno scontro terribile di culture, quello di cui scrive, solo oggi, lo scrittore Huttington “Lo scontro delle civiltà”. Quello che Huttington prevede, solo oggi e ne avvisa l`occidente, é invece accaduto e consumato crudelmente in Albania, con l`arrivo dei turchi dal 1400 in poi. Dopo il 1944, gli pseudo - comunisti albanesi hanno completato l`opera satanica, che neanche i turchi nei secoli avevano pensato di fare. Enver Hoxha, infatti, morì in un raptus di faraone egizio, tirando fuori la sua vera natura genetica e culturale. Prima di morire si era fatto costruire una piramide egizia, come tomba, in marmo, in stile moderno, in pieno centro di Tirana. Questa lettura dei fatti, è la cruda realtà, di cui nessuno parla, ancora oggi, perché gli americani non vogliono e il popolo dorme sulle sue ferite, accontentandosi di un pezzo di pane e dell’illusione americana che “il futuro sarà migliore”.Non era ateismo, ma satanismo di matrice ottomana. Tutta l’intelligencija, portatrice di alti valori umani, nazionali ed europei, è stata distrutta. Siamo senza una classe di élite nazionale, senza intellettuali veri, di quelli che riflettono lo spirito albanese, quello che Montanelli e molti missionari cattolici avevano apprezzato personalmente. Oggi, siamo in lutto per la perdita della memoria storica, della scuola secolare nazionalista, della lingua albanese antica, dello spirito guerriero ma con forti ideali e valori umani.

I monti dell’Albania, specialmente quelli al confine greco, sono disseminati di bunkers e vuoti all’interno per postazioni di missili. Quanto sangue e fame sono costati alla nazione un'improbabile guerra nucleare?

Bene, proprio questo indica le priorità di questi uomini e le loro fobie: monti scavati dall`interno per creare città e ospedali protetti, in casi di guerra. Ciò é costato tanto in termini di fame e disastro economico del paese. Questa era la mentalità degli pseudo-comunisti, che pensavano solo alle guerre. Erano formati e educati, come i loro bisnonni arrivati in Albania, a uccidere e bruciare ogni traccia di civiltà! Era solo la continuità culturale e storica di quella stirpe, mentre il paese aveva bisogno di educazione vera e produzione interna, costruzione di fabbriche e ferrovie...! I regimi ragionano sempre così !

Puoi affermarci la verità sui disperati arrivati misteriosamente in decine di migliaia su carrette del mare a Bari nel 1991 e sulla tratta, in seguito, dei clandestini?

Molti di loro erano emigranti e molti altri super pericolosi, missionari del male. Tra chi cercava un mondo migliore, erano stati infiltrati, dalla “nomenclatura” dell`epoca e i servizi segreti, molti uomini fatti uscire dalle galere, dove scontavano pene per crimini atroci. Erano del mondo del crimine. Tutto ciò per dare un'immagine sbagliata e molto contrastante degli albanesi, volendo rovinare quel clima di accoglienza che si era creato presso il popolo italiano nei nostri confronti, in cerca di aiuto. Si era capito subito che la disperazione degli albanesi, sbarcati sulle coste pugliesi e l`accoglienza degli stessi, avrebbe rafforzato i rapporti storici secolari d`affetto e d`amicizia fra i due popoli. Con questa mossa quindi, con l`arrivo dei “terribili” (reclute degli uomini al potere in Albania) allo stadio di Bari, si voleva spezzare quel filo di amicizia che, indebolito dai tempi del dopo Mussolini, si stava riallacciando fortemente con gli sbarchi di massa e l`accoglienza indescrivibile. Ancora oggi, non trovo le parole giuste per ringraziare il popolo d’Italia. Io sono stato un testimone, che fuggiva verso un mondo migliore. E per me questo mondo non poteva essere diverso dall`Italia. L`incidente di Bari segnò negativamente parte dei rapporti bilaterali. Quella strategia malefica, in parte, riuscì nel suo intento. Tanti non riuscirono a comprendere in tempo tutto quello scenario studiato a tavolino.

L’Albania, con una buona agricoltura, con il possesso di acqua e petrolio, potrà diventare una grande nazione. Non è già tempo di preparare una giovane classe politica europeista?

L`Albania è un paese molto bello e ricco di risorse naturali e minerarie, ma oggi siamo sudditi degli americani che ci condizionano in tutto. Ci indicano l`indirizzo politico, eleggono la nostra classe politica supercorrotta, frenano l`economia, ci danno le pensioni più basse d’Europa. Mia madre, per esempio, che ha lavorato per trentacinque anni, come progettista delle opere industriali più grandi del paese, riceve una pensione di solo 85 euro. Ed ha solo sessantasei anni! Lei é terribilmente scossa da questo sistema socio-politico di antivalori. La soluzione é solo quella di una nuova classe politica europeista. Ma l`Europa é assente in Albania, oppure molto deficitaria e corrotta(con i suoi funzionari “bons pour l’Albanie”). Le giovani generazioni, quindi, si preoccupano di trovare un lavoro. E da queste parti se non sei filo americano o filo-islamico non hai un futuro tranquillo. Penso di essere stato chiaro su questo punto ! Ecco, perché sostengo con forza che l`Europa debba investire a vantaggio dell`individuo, per rafforzarlo, poiché è lui che costruisce ponti e non viceversa. In Albania crescono tutti i frutti del mondo, tutti i legumi, tutto il bene che Dio ha voluto sulla terra...Ci sono ventisette grandi fiumi, tantissimi torrenti, acque termali e oligominerali,. miniere ricchissime etc, e una lunga costa marittima splendida, da fare invidia anche al sud della Francia...Ma...il male...! Al contrario, c'è una tendenza che ci indica un futuro in cui avremo una penisola Balcanica, interamente islamizzata nel giro di trent'anni, per questioni economiche e di convenienza.

Il nazionalismo albanese come potrà misurarsi con l’europeismo di tolleranza, di pace, solidarietà?

Il nazionalismo albanese è conosciuto e descritto da Indro Montanelli, e da diversi missionari cattolici italiani, fra i quali Giuseppe Valentini. Io direi molto meno per quanto potrei sforzarmi nell’intento. Quello vero è ricchezza per il paese, e per l`Europa stessa. La finalità è “l`Albania parte dell`Europa e il suo ritorno alle radici cristiane”. Questo non è stato mai capito in Europa (?) e si speculato molto su di esso, per mano di turchi, greci, serbi e americani, che hanno programmi di tutt`altra natura, che non il ritorno del mio paese in seno all`Europa. Il nostro nazionalismo ha per bandiera Giorgio Castriota e per fine un 'Albania europea”. Oggi lo chiamiamo “resistenza molecolare di tipo spartano” ed è, tuttora, l`unica soluzione, perché siamo combattuti e boicottati da molti.

L’Albania è davvero “il paese delle aquile” o è un'invenzione poetica?

Sì, l’Albania è davvero il paese delle Aquile. Io sono un'aquila e figlio di aquila. Il mio nome è Alban. Mia madre si chiama Shqipe (in italiano, aquila). E ci sono tante aquile. C’é anche tanta poesia in questo paese di storie terribili. Non é mai mancato il canto d`autore. Qui un uomo, che si considera spirito libero come un'aquila, deve sapere combattere, cantare e ballare, danze da uomini in festa e danze di guerra. Esse molte volte aumentano. Altre diminuiscono. Questa non è la stagione buona, perché, anche qui, c’é molto” relativismo” in giro “. L`Aquila è un volatile che ha bisogno di alte quote, ed ecco perché anche lo spirito dei veri albanesi si connota per alti valori, puri e impressionanti. Non si vedono molte aquile in giro, ma si sa l’aquila, si vede solo quando scende! Quando scende, attacca… ed è subito “storia”!

Nel ringraziare il cantore di Albanopoli per l’intervista concessaci, in esclusiva , auguriamo alla “Porta dei Balcani “ di trovare presto l’uscio della casa comune europea, con le radici giudaico-cristiane, e al Nostro di essere a capo della formazione di una nuova, giovane, classe politica albanese, di fede continentale e skandenberghiana. Ci vorranno sforzi, rinunce, lacrime, ma“ l’aquila “, per sopravvivere , non attacca per vincere?

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