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Isa Voi intervista Alessandro Pierfederici
Isa Voi.blogspot.it
Si terrà venerdì 1 giugno 2012 la presentazione di Ritorno al tempo che non fu
(Edizioni del Leone), romanzo dello scrittore e musicista
Alessandro Pierfederici.
L'appuntamento è alle ore 18.00 presso la Libreria Lovat di Villorba (Treviso),
in via Newton 13, in compagnia della giornalista Marina Grasso che ripercorrerà
le tappe che hanno portato alla stesura del romanzo.

L'opera continua a raccogliere consensi da parte del pubblico e della
critica, grazie soprattutto alla sua originalità e alla ricercatezza dello stile
linguistico.
Conosciamo meglio l'autore e la sua attività letteraria con una piccola
intervista.
Ci racconta brevemente il suo romanzo?
Si tratta della storia di un viaggio, reale e immaginario al tempo stesso,
che un uomo senza nome e disilluso nelle sue aspirazioni professionali e
affettive si trova a compiere dopo che un evento imprevisto ha turbato il suo
tentativo di suicidio e l'ha distolto da tale proposito. Inizia così un percorso
attraverso la natura, lungo un fiume, a contatto con boschi e campagne,
tempeste, misteriose ville, castelli abbandonati, durante il quale incontra
alcuni enigmatici personaggi, tra cui una triste fanciulla che attende il
ritorno di un pellegrino che le riconduca l'amato perduto, i quali assumono il
compito di spingerlo sempre più avanti nel suo cammino di recupero dei propri
valori, della propria storia, della propria identità, fino ad un punto di
svolta, in cui egli - ossessionato dalla continua apparizione di un'antica
leggenda medievale che narra di vicende svoltesi in quegli stessi luoghi -
comprende quale sia la vera missione della sua vita, ossia sciogliere una
maledizione narrata dalla leggenda, che tiene sotto il suo malefico incantesimo
la gente di quelle terre. Come adempirà la sua missione? Lascio al lettore il
piacere della scoperta e soprattutto la possibilità di decidere se questo
viaggio si svolge nello spazio o anche nel tempo, se è un cammino esteriore da
un luogo all'altro o un cammino nell'interiorità del protagonista, se tutto ciò
che avviene è realtà, fantasia o sogno.
Da dove ha tratto ispirazione?
Mi ha ispirato da un lato la natura: i paesaggi descritti inizialmente,
quando la componente realistica è predominante rispetto a quella fantastica e
simbolica, che emergeranno nel corso della narrazione, sono quelli della
campagna veneta, che frequentavo con lunghe passeggiate negli anni della prima
stesura e del completamento del romanzo. Dall'altro, questo libro è l'immagine
di un percorso di vita nel quale credo che ognuno possa ritrovare qualcosa di
proprio, dalla disperazione iniziale che nega la possibilità stessa di
continuare a vivere, al recupero della speranza e della fiducia attraverso la
riconquista dei valori del proprio passato, del proprio essere e poi della
storia e dell'esistenza dell'intera umanità. Questo libro è stato nel cassetto
per diciassette anni prima di vedere la luce e la revisione precedente la
pubblicazione ha tenuto conto anche di un percorso personale di vita e di
crescita umana, che mi ha permesso di concepire l'idea di un cammino che si
potrebbe definire iniziatico, dal buio all'illuminazione interiore alla luce
estesa dalla nostra anima verso il mondo che ci circonda.
Cosa vuole comunicare con il suo libro e cosa pensa che arriverà ai suoi
lettori?
Vorrei comunicare fondamentalmente un messaggio di speranza. In tempi non
particolarmente felici per molteplici ragioni, in cui ogni giorno ci si
presentano motivi per essere tristi, disillusi, arrabbiati, disperati, questo
libro vorrebbe proporre una sua ipotesi di soluzione: ritrovare la vera identità
di noi stessi, ritrovare i valori che sono insiti nella nostra natura di uomini,
i ricordi dell'infanzia, il percorso di vita compiuto. Ad un certo punto del
romanzo, in una sua riflessione che scorre sull'onda di ricordi lontani e
vicini, il protagonista risolve (oggi si direbbe "elabora") il conflitto
interiore con il sentimento dell'amore che era stato per lui fonte di dolori e
delusioni, uscendone rasserenato e pronto ad accoglierne il lieto ritorno. Spero
che ai miei lettori questo messaggio di fiducia arrivi nella sua vera sostanza,
che non è negare superficialmente l'evidenza di una realtà dolorosa e
conflittuale, ma indicare una via di penetrare senza finzioni al centro del
proprio cuore e della propria anima per comprendervi le grandi ragioni della
propria presenza nella vita del mondo e di come essa tragga valore, alimento,
significato dall'essere assieme agli altri, recando loro il frutto della propria
esperienza e della vittoria sulla propria rassegnazione o disperazione. Molti
lettori vi hanno ritrovato qualcosa di sé e della propria esperienza di vita e
questo mi ha rallegrato molto poiché i sentimenti e le emozioni del protagonista
possono rappresentare ciò che ognuno di noi, in momenti diversi, ha conosciuto e
vissuto nel proprio personale percorso.
Ci può raccontare il suo percorso umano e artistico e come è arrivato a
scrivere questo romanzo, visto che nella vita è un noto musicista?
Sono sempre stato quello che si dice un "grafomane", già a partire dalla
scuola media quando tentavo di imitare le novelle e le poesie degli autori che
ci facevano studiare. Parallelamente studiavo la musica e creavo storie e
poesie; il prodotto di questa fase scolastica è però finito, in un momento di
crisi e di sfiducia, in un rogo in giardino, mentre la musica poco a poco ha
preso il sopravvento ed è diventato il mio impegno principale e professionale,
che mi ha condotto nel corso degli anni in varie parti del mondo. Ma la
scrittura non poteva restare a lungo rinchiusa nel mondo dei desideri e, a
partire dall'ormai lontano 1992, è tornata ad affiancare la mia attività
principale. Ho nel cassetto, da allora, numerose opere, alcune compiute ma da
rivedere, altre iniziate, altre progettate e lentamente, ora che "Ritorno al
tempo che non fu" ha aperto la strada, vedranno la luce. Questo romanzo è stato
iniziato nell'estate del 1994, periodo a cui risale la prima parte; poi è stato
ripreso e completato nei primi sei mesi del 1999 e solo dieci anni dopo l'ho
ripreso, revisionato e presentato alla casa editrice. Era arrivato il momento in
cui l'autore crede veramente nel valore di ciò che ha scritto e ritiene che
possa in qualche modo interessare o essere utile anche agli altri. Dal momento
della pubblicazione, mi sento a tutti gli effetti un "bigamo", diviso fra la
musica e la scrittura, fra lo studio, la conoscenza e l'interpretazione dei
grandi compositori del passato, e la creatività letteraria. Credo che queste due
forme d'arte e di cultura si completino a vicenda e sono sicuro che in me
nessuna delle due potrà più fare a meno dell'altra. Inoltre, come Presidente di
un'Associazione culturale che organizza e realizza eventi musicali tematici,
legando la musica alla letteratura, alla storia e alle altre arti, spiegandola
al pubblico, inquadrandola nei contesti in cui è stata scritta, soprattutto per
quanto riguarda le fonti letterarie delle opere liriche, ho avuto modo di
realizzare concretamente questa unione e di rendermi conto di quanto sia
apprezzata anche dal pubblico.
Ha già in programma un secondo libro?
Sì, sto completando il mio secondo romanzo e spero che tra la fine dell'anno e
l'inizio del prossimo possa essere pubblicato. Per ora posso solo dire che sarà
completamente diverso dal primo, poiché avrà una sua precisa collocazione
storica, presenterà aspetti realistici e simbolici ma non fantastici, e la
musica vi occuperà un ruolo importante (a differenza del primo, in cui quasi non
compare).
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rubrica |
| L'intervista |
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Pierfederici, Alessandro
autore: Isa Voi
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