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C’è chi dice che siano oltre 2.000, ma nessuno è riuscito a contarli. I premi letterari sono sempre più numerosi, crescono come i funghi e… cadono come le foglie. Alcuni durano qualche anno, poi non se ne sente più parlare. Le regole? Un marasma, a dir poco. Contraddittorie e talvolta sciocche. Copie da inviare da una sola a una dozzina, battute contate allo spasimo con la precisazione “tassativo!” evidenziata nel bando (fino a che si scopre che il vincitore ha scritto il doppio), giurie ignote – perché altrimenti riceverebbero sollecitazioni e molestie –, tematiche prefissate quali il vino, il caffè, il formaggio e magari la bagna cauda, ambientazioni solo in montagna, sul fiume, sul lago, nel borgo, solo per minori (raramente maggiori) di tot anni. Esageriamo? Tutt’altro. Se indaghiamo scopriamo premi destinati solo a medici, a ingegneri, a idraulici (mai a letterati di professione), a nativi di una precisa regione (non illudetevi: non sarà mai la vostra!), ispirati alla vita o all’opera di un qualche personaggio (per lo più mai sentito nominare), oppure solo per donne. Continuiamo? Ci sono premi che promettono congrue cifre, anche migliaia di euro, altri che le richiedono – qualche decina di euro – come tassa di lettura, certuni completamente gratuiti. Questi, in molti casi, sono promossi da Comuni, Assessorati, Aziende per il Turismo. Ed è probabile che alcuni di questi vengano vinti dal nipote del sindaco! Poi c’è la richiesta firmata di inediticità e la solenne dichiarazione “che l’opera presentata è frutto del mio ingegno”. A parte il valore di certi ingegni, si scopre talvolta che il racconto vincitore è pluripremiato e strapubblicato... ma non per questo è bello. Gli autori di tali “clonazioni di se stessi”, spesso odiatissimi dai colleghi, in realtà fanno benissimo e dimostrano a tutti gli altri che nessuno controlla. Poi c’è l’ultima frontiera: la votazione via internet. Manovrarla è facilissimo. Basta che l’autore voti per se stesso attraverso i computer di amici, parenti e vicini di casa. Io stessa anni fa aiutai a vincere un’amica meritevole che rischiava di essere superata da un pessimo autore il quale ogni notte si autorimpolpava con decine e decine di voti. Come ho fatto? Votavo da tutti gli Internet Point della regione dove risiedo. Non per questo si intende dire che i concorsi letterari siano tutti “taroccati”. Certo che quelli onesti si contano sulla punta delle dita. Perciò sarebbe ora e tempo che si attuasse una regolamentazione in materia e che i seri promotori prendessero delle iniziative. Questo nell’ interesse loro… e anche di tutti noi. |
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