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Rignano sull'Arno
dieci anni di “Creativa”

Cronaca della manifestazione 2009

Venerdì 29.05.09

La giornata si presenta bene. Il tempo è decisamente bello. Ho una quantità infinita di cose da sistemare. La prima doccia fredda arriva con una telefonata di Claudio: manca la metà dei gazebo. Conferma dal Comune. Proseguo la febbrile attività organizzativa. Dopopranzo con Irene e Patrizia termino la preparazione dei lavori per la mostra di mail art. Arrivano Camilla e Giorgieta Velicu con loro concludo altri lavori: pannello grande, opere da montare, pagine da tagliare ed incollare. Gianni Donaudi mi chiama: è già a Rignano. Anche due camperisti da Livorno. Intanto in piazza tutto viene preparato: mostra, tavoli per la cena, impianto voce, telone per le proiezioni.

Al mio arrivo trovo: Umiliacchi, Donaudi, Serafini, Bertola, Fabio e Lella. Conosco Pelati, Lucato con la moglie, Limongelli e sua moglie Antonella, Ursi. Bruno Cassaglia mi presenta il suo amico pittore informale Luciano Laschi. Arriva Caccavale col borsone. Claudio ha preparato il documento. Mi racconta in una frazione di minuto le varie peripezie coi posteggi. Irene riesce comunque a mettere tutti e dieci i manifesti in mostra. Linda Pelati e gli altri artisti completano l’esposizione degli oltre 250 lavori di Arte Postale provenienti da 26 nazioni per il tema “Quale futuro?”.

Quando ci mettiamo a tavola con la musica mandata ad alto volume da Roberto Bargilli che ha montato il suo impianto per il concerto serale, si alza un po’ di vento, ma ben presto, subito dopo gli antipasti, le raffiche sono così forti che fanno volare i piatti e le stoviglie, anche il telo delle proiezioni vola in terra seppure fosse ben legato! Intanto arriva Lidia Pizzo -ha portato le riviste Incamper ed altri libri da distribuire ai presenti- con Nella e altri due amici, Monica Sarsini con Ettore ed una amica svedese con due bambini. Vado a salutare Nemesi e gli altri amici. Mi metto a mangiare con Mauro, Lucia, Lorenzo, Grazia, Gianna ed Elena quando da metà tavolo un piatto di penne da poeta in rime ardenti, per fortuna quasi vuoto, vola diretto in faccia a mio cugino Mauro, non si contano i bicchieri d’acqua e di vino che si rovesciano sui tavoli e sui commensali.

L’aria comincia ad essere fredda e tutti sono alla ricerca di maglioni ed altre coperture, nessuno aveva pensato ad un tale abbassamento delle temperature dopo il caldo asfissiante dei giorni precedenti! Un gruppo davanti a me si rifugia sotto una coperta trovata in auto. Ivana una delle volontarie alla mensa corre a casa e vuota l’armadio portando indumenti di ogni genere. Nessun artista vuol intervenire ed è comprensibile il vento sembra aver risucchiato ogni nostro senso creativo. Addirittura Bertola, Vitacchio, Daligand e Crhistiane salgono su nel circolo col rischio di non mangiare. E Claudio per destare un po’ d’attenzione legge la sentenza di divorzio creativo fra me e lui, una sentenza che ci porterà a leticare per la proprietà del nome della manifestazione!

Io e Patrizia ci confrontiamo con Irene e Claudio. “Non sarebbe il caso di salire anche noi?” Ma spostare il tutto per più di 100 persone non è facile. Divoriamo anche il secondo, cioè quello che non è volato dal piatto: l’insalata si sa è leggera… Le nubi su di noi si son fatte nere e le persone stanno soffrendo così diamo l’annuncio: “Se ognuno può portare su nella sala la propria sedia termineremo al calduccio e senza vento l’operazione assalto al dolce del Feroci”. Quando arrivo nella sala stanno già aprendo il “dolce vulcano in eruzione” una montagna di cioccolata con rossi rivoli di lava. Rimontati alcuni microfoni Claudio, Giampaolo e Wilmar suonano tre brani completamente riarrangiati e con una notevole forza. Fabio Sabini ha rimontato il proiettore, manda un video-spot di Emergency e poi quello del Laboratorio SuoniDanza fatto da Irene e Camilla: una carrellata che ripercorre attraverso le foto ed i manifesti i dieci anni di Creativa. Segue Maurizio Vitiello ma per me è l’ora di andare è cominciato a piovere e sarà bene non aspettare troppo. Saluto tutti. Caccavale scende con noi. Mi diranno di Vitiello, che non sapendo della programmazione dei video, ha monopolizzato la serata con una interessante conferenza. Purtroppo, i video di Fausto Grossi, Oronzo Liuzzi, Stradada, Luigi Bianco e il Gruppo Sinestetico non sono stati proiettati.

Sabato 30.05.09

Eugenia Serafini e la prof. Patrizia Arnetoli mi mostrano i lavori fatti dagli alunni delle due classi presenti al laboratorio iniziato alle 8,30. Opere bellissime; sembrano vere e proprie poesie visive che andranno ad arricchire la mostra di mail art. Sono già molti gli artisti arrivati in ritardo per il laboratorio. Ad esempio Piero Viti e Gianni Broi che credevano iniziasse molto più tardi. Umiliacchi, Donaudi, Bertola, Vitacchio, Limongelli, Cassaglia, Laschi, Vitiello, Ursi, Lucato, Caccavale mi accompagnano all’ascensore. Arriva Raimondo Del Prete e Cerbasi. Dobbiamo aspettare le 11,25 per l'incontro con i ragazzi. Intanto saliamo in aula magna a discutere fra di noi. Con Viti della libertà nell'arte.

Con Broi della performance. In aula arrivano due classi si sistemano seduti ed io gli chiedo un po' di silenzio per spiegare quello a cui assisteranno. Iniziano Carla Bertola e Alberto Vitacchio con parole composte e scomposte e la lettura interpretata di due tavole di parolibere futuriste. Nel secondo intervento Daligand propone la topolinologia ed il taglio del nastro di Moebius. Al terzo Raimondo Del Prete chiede ai ragazzi gli opposti alle sue parole: luce, amore... arte? Poi Alfonso Caccavale vestito da vigile e Donato Cerbasi cominciano a muovere le sedie, i ragazzi, gli artisti, me! Creando un centro e 4 vertici di sedie. Il vigile vigila l'operazione col fischietto, al centro un uccellino meccanico cinguetta, gli opposti con la maschera de I Santini Del Prete si legano gridando con noi gli opposti arte non-arte. Rimettiamo a posto e Ivan Cozzi ci legge alcune umanissime poesie scritte dai barboni. Segue Donaudi con una sua poesia “Esplosione” sui morti nel lavoro. Concludo spiegando quello che è Creativa. Serafini si alza e racconta del laboratorio appena concluso ed invita i ragazzi ad andare a vedere i lavori in mostra; chiude ringraziando me e Claudio per i 10 anni di organizzazione. Campanella! Prima di uscire arriva Paolo Ragni col suo amico poeta Acciai, il tempo di mettersi d’accordo per dopo e scendo. Nell’atrio incontro la prof. curiosa di sapere come abbiamo conosciuto questi artisti. Arriva Ettore Le Donne, e finalmente Lidia Pizzo con Giorgeta. Mentre salgo per partire… dall’auto soffermata mi saluta Paolo Conti col suo amico musicista Demartino.

Alle tre giungo all'Aquilone: l'ambiente non è grande, è bello! in legno con parquet però il sole picchia e a parte le finestre ed il terrazzo, splendidamente affacciato sul verde delle colline, c'è una sola porta d’ingresso. Dopo i saluti a Conti, Demartino, i genitori di Sandra, Claudia Bartolotti ed altri, entriamo e seduti in circolo diamo inizio alle autopresentazioni: tutti ben felici di raccontare se stessi in poche parole. La serata ha inizio con Ragni che legge tre poesie, segue Massimo Acciai con due. Maurizio Vitiello invece che la conferenza, fatta ierisera, parla un po’ del suo rapporto con Creativa, con Nando Romeo e la mail art.

Daligand incolla dei nastri adesivi colorati da un piccolo incrocio verso i vari artisti seduti ai 4 lati attirando la nostra attenzione con quei lenti movimenti, getta le sue cartoline a terra, indossa una maschera e si toglie la giacca nera, ringrazia e saluta. Casssaglia pone al centro il leggio e fa una lettura interpretata di un suo pezzo “perché starnutire”. Usciamo. Capatti indossa uno zaino sale su una sedia e legge il manifesto futurista fino a “la guerra sola igiene del mondo”. Tira fuori la bandiera italiana e grida: Avanti savoia! Poi voltando le spalle inizia a leggere l'elenco dei morti all'ospedale di Bologna. Si ferma e dice che l'elenco dei caduti è di 650.000!! Tutti dentro. Gianni Broi e Linda Pelati vestiti elegantemente di nero con una maschera bianca entrano in scena portando un libro ed un mazzo di lettere inviate a tempo da Annamaria Caracciolo da Cagliari. Le distribuiscono a tutti i presenti. All’interno della busta un cartoncino con dipinta una lettera. Poi stendono uno striscione con su scritto “La lettre est plus forte que la mort”. Rimaniamo all’interno perché Gian Paolo Lucato è pronto per la sua “Framment-Azione”. Posizionato il tavolino al centro della sala con appoggiato davanti un suo lavoro fotografico inizia con un taglierino a sezionare un’altra sua foto.

A fine operazione distribuisce i pezzi a tutti noi. Dall’esterno arrivano i suoni e le voci di Gararà, mentre Bertola entra vestita di stracci e Vitacchio articola parole e muove oggetti. E’ un viaggio, un viaggio surreale che si dipana con interventi dal vivo sulla base registrata. Il finale è un ballo, un girotondo in cui tutti entrano felici. Dobbiamo scendere in strada dove Aldo Cerasuolo ha teso una corda. Lui è al di là, in fondo, seduto con una grossa maschera rossa e in mano un involto per la sua performance “Un ultimo sforzo”. Noi ci mettiamo tutti al di qua della corda come ha richiesto, lo osserviamo per minuti mentre apre gli involti e deposita su un vassoio un cuore ed un cervello. Si avvicina farfugliando con questo vassoio in mano. Quando è vicinissimo a noi, ci guarda, poi posa in terra il vassoio con la carne sanguinolenta ben in vista e traccia in terra con gesso rosso la scritta “siate realisti consumate l’impossibile”. Torniamo all’interno dove Piero Viti esegue l’azione “La parola del tempo” con una scatola di cartone in capo recita una serie di frasi sulla parola, sulla gabbia, sulla libertà. Mette a terra la scatola di cartone che comunque la si rigiri è sempre dritta. Sul terrazzo Conti ha preparato un piedistallo, accanto Demartino con un violoncello amplificato. Si infila in una tuta elastica bianca e al suono del violoncello esegue una serie di contorsioni e movimenti che lo fanno assomigliare ad una tesissima scultura vivente. Francesco Mandrino legge una poesia scritta alcuni anni fa e quindi la lettura di oggi rappresenta il futuro di quei versi. Lo segue Allegri con alcune liriche dal suo ultimo libro di cui una scritta lì vicino, in riva d’Arno. Prosegue Donaudi con la lettura di tre brevi poesie scritte da Ettore Le Donne. Ivan Cozzi con un interrogativo affascinante: il teatro può cambiare la visione del Mondo? ha allestito sul terrazzo la sua scena: una panchina con dei cartoni, un tavolino con dei bicchieri, una sedia. Entra vestito da barbone: vecchio eskimo su maglioni logori, cappello di lana rosso a trattenere lunghi capelli bianchi trasandati. Su il motivo di Tom Watts “Never Failed my jet” entra e si distende sulla “sua” panchina.

Sul rumore registrato del traffico urbano tenta un impossibile attraversamento della strada. Solo la pioggia ed il suo angolo di sacchetti di plastica lo rende tranquillo. Una interpretazione molto coinvolgente. Tutti dentro Irene è pronta sulla sua scena: scaleo, vestiti da lavoro, sedia. Al suono di un mix di canzoni attuali, balla, interpreta e sottolinea i testi delle canzoni. Poi seduta mostra una serie di cartoni con su scritto le domande che gli hanno fatto durante i colloqui per trovare lavoro. Si veste in tuta arancio e sale sullo scaleo e balla pericolosamente la sua “Vita da precaria”. Pierpaolo Limongelli porta al centro il tavolo su cui ha lavorato tutto il pomeriggio per il suo “Futuro prestampato” mi invita a partecipare insieme a Bruno Cassaglia, Alfonso Caccavale, Bruno Capatti. Nostro compito è intervenire sui suoi collage. Chiamo Luisa Marinelli per darmi un aiuto creativo, Piero Viti e Giorgetta. E’ tutto un fermento di colla, forbici, lapis. Il pomeriggio è trascorso! Saluto tutti. A dopo!

Dopocena ci troviamo davanti alla mostra “Quale futuro?”. Un gruppo di artisti ben pasciuto avanza tra chiacchiere e risate mentre Conti e Demartino, con il viso bianco come i vestiti fanno la loro performance: alzando alternativamente una serie di palette compongono pensieri verbovisuali ed ironici su “quale futuro?”. Ci incamminiamo per Piazza XXV Aprile dove Cerasuolo interpreta un brano dalla Vita agra di Luciano Bianciardi, Donaudi ci legge due poesie da Emozioni e Daligand un testo in francese di Mandrino “per riascoltare la buona pronuncia”.

Edvino Ugolini ritorna con le sue poesie e ce ne legge una contro i muri fisici e mentali che in tutto il mondo continuano ad essere innalzati. Invece che in Piazza del Comune decidiamo di andare in Piazza della Vittoria. Nel piccolo spazio pavimentato Eugenia Serafini fa la sua azione “Fil Rouge” contro le morti bianche. Ugolini legge testi per un mondo diverso in memoria di tutti gli uomini morti per la ricerca della dignità. Niccolò Brancato riporta un po’ di sereno sui nostri pensieri intristiti con un piccolo gioco di spostamento di virgole nella poesia di A. Manzoni “Il 5 maggio”. Cassaglia fa la sua velocissima “poesiA Afona”. Bertola ci declama un testo rattico, sui rattici tratti ratti. C'è Serse Luigetti passato a vedere quel che accade a Creativa e Vitacchio ricordando il vento di ieri compone un piccolo testo. A Bruno Capatti dico di fare un sopralluogo al monumento in via Piave. Torna e mi dice che la luce è sufficiente, quindi tutti in promenade verso il campo della rimembranza dove Bruno rifà la sua performance davanti al monumento ai caduti. Ormai la serata è conclusa ed ognuno prende la sua direzione. Salutiamo chi domani deve andare via.

Domenica 31.05.09

Stamattina piove e non ha nessuna voglia di smettere, anzi! Telefono a Claudio. Hanno montato i tavoli nella galleria della Croce Rossa che ha lasciato disponibile lo spazio. Preparo il programma e stampo le parole per la mia miniazione. Alle 10,30 scendo dal furgone sotto una pioggia implacabile. C'è un po' di affollamento. Il banco della formica, quello di Carla con i lavori in cartapesta, il nostro di Oltre i limiti con i libri del foglio clandestino e le riviste di pennello, quello di Vittore Baroni con le produzioni AAA e l’AP! 99, l'ultimo numero della sua rivista di Arte Postale, quello di Artecom con Folium, le autoproduzioni de I Santini Del Prete di foto elaborate, l'editrice Zona con una bella varietà di poeti, il banco dei troglodita tribe con i libri fatti a mano.

Ci sono tutti gli artisti riuniti in capanelli a discutere e curiosare sui banchi. Incontro Menotti Galeotti, Franco Santini con la moglie, Giancarlo Pucci con Rossella, Fulgor Silvi, e tutti gli altri già presenti: Raimondo, Vittore, Alfonso, Edvino, Bertola e Vitacchio. Pucci mi pianta una bonaria polemica sul nome mancante nel depliant e nel manifesto, ma gli ricordo che mi ha telefonato due giorni prima per dare conferma ad una richiesta di conferma che io avevo richiesto tre settimane avanti! Infine gli dico che quello che conta è il catalogo riassuntivo; tutto quello che c'è prima è solo propositivo. Bruno Ursi, il pittore di Livorno venuto in camper e che ha seguito tutto l0ncontro, mi parla della sua pittura e ci invita ad andare da lui. Conti, Demartino e Ugolini vogliono iniziare… il tempo è brutto ed il viaggio di ritorno lungo. Va bene! il programma è ormai saltato. Yzu, Truglia, Sarsini, Valcarenghi, SoleOmbra e ReNudo non sono venuti. Inizia Paolo Conti con Ernesto Demartino: Paolo tenuto con delle fasce elastiche da un gruppo di artisti e bambini, tenta con fatica di raggiungere una coppa su un piedistallo mentre Ernesto col violoncello sottolinea gli sforzi. Quando infine raggiunge la coppa, l'afferra e la svuota sui suoi trattenitori bagnandoli tutti come se di acqua non ce ne fosse abbastanza!! Il figlio di Allegri vuol recitare una poesia, lo annuncia Conti. Arriva Lidia Pizzo e mi racconta dell’incontro avuto con Zona sul nostro libro. Ugolini inizia la sua recitazione di poesie dai fronti caldi dove guerra e miseria governano impunemente ma è prolisso nella presentazione delle poesie dopo trenta minuti nessuno lo segue più. Chiediamo a Mandrino di fare delle letture almeno si interrompe un flusso interessante sì ma sfibrante. Chiude Donaudi. E’ l'ora di muoversi verso la tavola.

Risalgo in auto e via alla mensa. Piove un po’ meno, salgo con Umiliacchi ed eccoci, dopo il fresco umido, fra i profumi inebrianti del cibo caldo. Mi siedo con Vittore ed il suo amico Marco Maffei, Ugolini si siede con noi; è irrequieto! Dopo un bel piatto di penne al sugo di cinghiale e degli spiedini di carne arrosto si parla e si declama molto più tranquillamente. I cuochi hanno una sorpresa… quest'anno la poesia l'hanno scritta loro per noi ed è bellissimo ascoltarla. Ci chiedono di lasciare un nostro pensiero su un cartoncino. Dopo è una declamazione continua: Claudio, Donaudi, Mandrino, Menotti, Serafini, Cerasuolo, Pucci, Bertola, Vitacchio.

Alberto Rizzi che era con noi ci saluta e anche Edvino mi saluta devono fare un lungo viaggio ed il tempo è davvero inclemente. Ma quando usciamo non piove ed è per tutti più agevole tornare alla piazza. Comunque io prendo il furgone e con noi viene Lidia. Alle 15,20 diamo inizio al nuovo programma ristrutturato sulle esigenze degli artisti; è Fulgor che rompe gli indugi e fa la sua performance dal titolo “Elogio dell'assenza”. Posizionato un leggio con un pacchetto di fogli al centro del corridoio osserva il pubblico attraverso dei bicchieri di plastica dal fondo giallo e rosso poi afferra un foglio e se lo schiaccia sul viso e cercando di parlare con un pennarello nero traccia segni, ripete l'operazione fino a quando non finisce i fogli. Nel contempo con l'aiuto di Patrizia attacco sul pavimento le parole scritte su cartoncino giallo. Pace, Giustizia... infine la scritta “Parole da calpestare”. Vado a conoscere Piero Cademartori e Silvia Tessitore dell’editrice Zona e ci mettiamo d’accordo sulla scaletta da seguire con i poeti presenti.

Così Fabrizio Venerandi e Donald Datti, poeti dell'editrice Zona arrivati da Genova, si presentano al microfono in duo; interessanti per il modo di recitare ed interagire con una poetica arcaica e surreale. Pucci e Rossella si presentano col titolo delle due azioni. In “L’arte è come l’amore, un gioco pericoloso” indossano i fantastici costumi creati da Pucci e danzano al centro del corridoio. Nella seconda “L’arte fa rumore” è Rossella a vestire Pucci con un abito rosso, apre una grande scatola collagiata e ne trae fuori barattoli come maracas da dare al pubblico che comincia subito a far rumore.

Tocca a Mandrino con “Quale futuro?” ed anch'io devo fare la mia parte leggendo un testo. Escono Mandrino, Emanuele e Umiliacchi su un sottofondo della marcia funebre vestiti con le tute bianche e Mandrino con tuta gialla ha in mano un contatore gaiger. Avanzano lentamente quando cambia musica ed al suono di money money entra Patrizia Baraldini ballando ed agitando mazzi di banconote. Leggo il testo e loro ripartono. Bruno Casini compie la sua azione Banana moon attaccando decine di fotocopie dei cessi del mitico locale. Entra Emanuele Gagliano leggendo un testo sul futuro del mondo poi sceglie tra il pubblico alcune persone e le mette in piedi con una cartina strappata da un atlante e termina l'azione dando a me in ginocchio il resto dell'atlante capovolto. Daniel Daligand dice che ha già fatto e racconta un paio

di giochi di parole in francese intraducibili. Bertola prosegue la lettura delle poete futuriste con testi veramente particolari. Poi chiama Alberto per una lettura di due tavole parolibere. Prosegue Luca Vaglio un'altro poeta di Zona con alcuni testi letti un po’ troppo velocemente. Era la sua prima volta. Ana chiama a raccolta tutti gli uomini, sì solo uomini e spiega in un italoinglese stentato che vuol fare una scena di guerra come era accaduto a Belgrado anni fa. E’ uscito un timido sole che però ha asciugato tutto. Andiamo tutti verso la vasca Bruno è con me e segue incuriosito. Ana fa entrare tutti nella vasca vuota e gli chiede di distendersi qua e là, poi compone lentamente e singolarmente con pietà i corpi. A Sylvana Tenaglia spiego quel che accade ed è davvero sorpresa e meravigliata che nessuno si prenda l’impegno di spiegare quello che gli artisti vanno facendo. Patrizia mi vuol portar via è quasi tutto finito. Ma Allegri ed il suo bambino vogliono agire una poesia nella vasca. E’ l'ora faccio un giro per salutare tutti. Poi Claudio e Lorenzo mi fanno salire sul furgone. Avremo modo di tirare le somme. Il decennale si chiude qui. Almeno per me. Gli altri smonteranno i tavoli, la mostra, ed andranno a cena insieme.


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