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Centenario della Grande Guerra

Antonio Amantea
l’asso pugliese dell’aviazione

Antonio Amantea (ph fonte wikipedia)

Gaudron G.3 ph fonte fiddlersgreen

Quando Antonio Amantea nasce, nel 1894, la comunità di Lecce, già reduce da una politica carbonara contro l’Austria, culla del movimento liberale del Meridione, dopo la costituzione dell’Unità, si avvia in una rinascita edilizia con la novità del neoclassico, del neomoresco e neogotico in concorrenza col barocco storico, espandendosi di là della cinta muraria tradizionale.

La cittadina, insomma, avrebbe meritato di ben sostenere l’attributo di “Firenze delle Puglie”.

Il giovane salentino vi svolge il mestiere di elettricista, un’originale attività lavorativa dal sapore di futuristica tecnologia ma inquietante.

Pur animosamente proiettato nel progressismo e pertanto appassionato della nascente aviazione, non immagina certo che sarebbe stato unico pugliese dei sette meridionali annoverati tra i quarantacinque assi italiani della Grande Guerra.

Gli sarebbero state infatti attribuite ben cinque vittorie in duelli aerei, conquistando così tre medaglie d’argento al valore militare.

In questi anni d’inizio conflitto, l’aeronautica italiana non è un’Arma a sé ma distribuita tra il Regio Esercito e la Regia Marina e con un numero scarso di aeromobili e di uomini capaci di pilotarli e combattere, tali da richiedere l’aiuto degli alleati.

L’Inghilterra, infatti, ci rifornisce di Nieuport 11 forniti di una efficace mitraglia.

Il brevetto, assieme al grado di sergente, Antonio Amantea lo acquisisce a ventuno anni nel settembre del 1915 e immediatamente è inviato al fronte sull’Isonzo nella 3° Squadriglia di velivoli Caudron G.3, biplani da ricognizione costruiti in Francia dalla Société des avions Caudron nel primo decennio del secolo.

Un secolo che preconizza nell’industria l’avvenire del mondo e il suo logo è la Tour Eiffel già innalzata a Parigi dal 1889 per l’Esposizione Universale, Expo per dirla in odierno linguaggio globale.

L’anno dopo, la Squadriglia Caudron riassume il nome di 43° Squadriglia, nel ’17 quello di Squadriglia Caccia, e Antonio Amantea è sempre qui operativo negli equipaggi da combattimento.

In agosto, alla cloche di uno Spad S. VII, monopostobiplanoda caccia, forgiato dall'azienda aeronauticafranceseSociété Pour l'Aviation et ses Dérivés, donde appunto l’acronimo SPAD, abbatte un Albatros D. III, questo un cacciamonoposto biplano, prodotto dell'aziendatedesca Albatros FlugzeugwerkeGmbH, in dotazione alla Luftstreitkräfte, e alla austro-ungarica, lak.u.k. Luftfahrtruppen.

Dopo il fattaccio di Caporetto, Amantea e quattro suoi compagni sono dislocati a Campoformido (Ud) in seno alla 82° Squadriglia.

Nel ’18, si ritrova, con tredici piloti, in forza nella Squadriglia Caudron che aveva visto i suoi primi decolli, ora rinominata 71°.

Le sue efficienti azioni belliche comportano l’abbattimento di ben cinque velivoli nemici, conquistandosi due medaglie d’argento e la promozione a tenente in congedo nel maggio del ’19.

Nel ’23, con regio decreto, ha il battesimo la Regia Aeronautica che assieme al Regio Esercito e alla Regia Marina costituiscono le Forze Armate d’Italia.

Antonio Amantea, quasi quarantenne, chiede di essere arruolato nella neonata Arma, convinto che venga accolto merito dei suoi trascorsi.

L’iter, però, non si svolge come aveva ragionevolmente immaginato e il nostro eroe pugliese, punto nell’orgoglio, realizza la protesta di sedersi innanzi all’ingresso dell’appena formatasi istituzione ministeriale e si adopera al lavoro di lustrascarpe, esibendo le medaglie al valore.

La rimostranza colpisce la gerarchia ed è subito richiamato in qualità di ufficiale in servizio permanente effettivo.

Partecipa così alla Guerra d’Etiopia per cui il ’36 avanza nel grado di Tenente Colonnello, comandante del XLIV Gruppo Bombardieri, velivoli Caproni, schierato a Maccalè.

LaCaproniè una importante azienda metalmeccanica italiana fondata daGiovanni Battista Caproni, costruttrice finalmente di aerei italiani, e chesi sarebbe convertita in gruppo industriale neglianni trenta.

L’anno successivo, Amantea è insignito Cavaliere dell’Ordine militare di Malta e nel ’38, promosso Colonnello. è al comando del 50° Stormo e poi dell’aeroporto di Galatina l’8 settembre del ’43; nel ’46, cessa il servizio attivo a cinquantadue anni, l’allora età pensionistica.

Il 50° Stormo era stato composto nel ’36 a Ciampino e nel ’38 dislocato a Treviso, con aeroplani A.P.1, Ro.41 e Caproni Ba.64-65, per transitare poi presso Bengasi nell’estate del 1939.

Il reparto, dopo il secondo conflitto mondiale proseguì la propria attività a Piacenza sino al 2016 quando ne fu deliberata la soppressione.

Antonio Amantea si spegne nella sua città salentina nell’antivigilia del Ferragosto 1983.

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Ed ecco gli aeroporti in Puglia all’inizio della Grande Guerra: Grottaglie (Ta), scaturito dai primi hangar in località Scasserba * nel periodo 1915-16, Gioia del Colle (Ba) quale erede di un campo scuola in zona Gaudella nel ’16, Gino Lisa (Fg) che dal 1915 è ancora un campo scuola per allievi piloti, addestrandone un migliaio; dal ’17 assume la denominazione di Sezione Difesa a protezione della città.

Nel dopoguerra, invece, l’aeroporto di Brindisi in località Casale fu costituito nel ’20 quale pista militare così come quello di Bari nel ’34 a Palese, questo dedicato al principe Umberto di Savoia.

Il campo di Galatina (Le) sorse nel ’36, con decreto di Italo Balbo, mentre quello di Amendola (Fg) in pieno secondo conflitto mondiale voluto dalla Regia Aeronautica ma poi prelevato dalla Luftwaffe e, cessate le ostilità, divenne base statunitense sino agli anni cinquanta, quando vi fu istituita la Scuola di Volo Basico Avanzato dell’Aeronautica Militare Italiana (SVBAA).

* Scasserba, località tra Grottaglie e Monteiasi già nota per l’esistenza di una masseria fortificata, dove nel 1818 si era rifugiato il guerrigliero giacobino Ciro Annicchiarico, alias Papa Giru, ex prete, ideatore di una Repubblica Salentina.

Le forze regie guidate dal generale Church segnarono la fine di questo “brigante”, che venne dopo poche ore giustiziato a Francavilla Fontana.

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