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Il Portale

La grande porta che apre al mistero: così Laura Pierdicchi raccoglie le sue ultime poesie:sono passati pochi anni dalla scomparsa dell'amato compagno della sua vita e il libro è cosparso delle belle riproduzione dei quadri che parlano di lui: Franco Rossetto, marito di Laura.

Le poesie sono soprattutto delle riflessioni su ciò che ci circonda e non sappiamo spiegare, ma sono anche espressioni di un profondo dolore pervaso di umanità.

Nella poesia “Nessuno sa” in cui è avvertito tutto quel che suscita il ricordo fatto presenza.

“Nessuno sa. Il velo che ci divide/ti ha lasciato passare / e mi chiami / con segnali concreti / Nel fitto silenzio un suono / un rumore un accendere / insolito-un vibrare./ e ti sento.”

Basta un niente nell'aspra solitudine dove il velo che li divide si apre, un sussurro, un rumore improvviso e subito il portale si apre e appare vivo e vicino chi le manca da ormai troppo tempo.

Così come una cosa da niente, ma significativa per cercare il corpo caro: L'odore degli abiti nelle stanze che trasforma l'aria pesante in fine brezza marina, in cui esprime la necessità di parlare di pronunciare il nome amato che squarcia il silenzio e che aiuta a sentire immensamente vicino chi manca.

La fede aiuta a vivere e Laura ce l'ha: Dio è presente in tutta la sfaccettatura che lo riguarda con i vari nomi: l'Assoluto, il Tutto ecc.

Ma a volte non basta: il dolore diviene annientamento e Dio purtroppo col suo mistero diviene “Qualcuno è entrato.. qualcuno tra me e te / in modo che la mia mano / non coprisse la tua. / Qualcuno ha divelto il tetto / ha lasciato libere le ali / di andare nel mistero /.Il silenzio è abbraccio accogliente: anche i segni / in ogni stanza / sono frasi assordanti /. E portano consolazione, luce che rischiara il vivere.

L'espressione poetica dà una voce che rincuora , ma non danno speranza, chi scrive non ha comprensione, sono solo lampi che rendono ancora più concreta la lontananza,

attutiscono solo in parte il senso di colpa che la pervade, come se la mancanza la vedesse in qualche modo colpevole.

Sono espressioni di una donna che soffre, che ha amato e l'oggetto amato le manca infinitamente.

Ma sono anche bellissime poesie, scritte a distanza di tempo e il dolore spezza l'espressione del proprio io, deve trovare qualche sedimentazione per uscire fuori e riprendere a dire e Laura ci riesce in un modo che colpisce e rende partecipe chi legge.

Recensione
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