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Oltre

Laura Pierdicchi è nata a Venezia e vive a Mestre, ha al suo attivo un’intensa partecipazione a eventi culturali; è presente in molte riviste letterarie, come saggista e oggetto di recensione; ha pubblicato tredici libri, tra cui Oltre, di cui ci occuperemo.

Sandro Gros-Pietro, l’editore, nella prefazione indica due fili rossi, uno riguarda “la nozione inafferrabile del tempo” o il “non tempo”, in cui i ricordi sono in continua mescolanza perché la Poetessa riesca a leggersi diversificandosi; così che l’oltre del titolo debba essere interpretato come modo nuovo di leggere la realtà secondo la fantasia e non secondo la materia. L’altro filo rosso riguarda l’amore verso il marito pittore Franco Rossetto, con la quale ha condiviso un’intesa culturale durata cinquant’anni. Altresì avverte che l’elemento autobiografico non è invasivo, né egotico “ma piuttosto propositivo di tematiche che investono l’universalità dei fenomeni e delle persone”, la Poetessa con onestà alza un canto d’amore all’uomo eletto compagno della sua vita, e in questo si annovera tra le migliori poetesse italiane contemporanee.

La raccolta non poteva che essere dedicata al marito, Franco, del quale cita un pensiero del 1962, “Amo il mondo più del mondo perché è un’amara gioia”. Le pagine non riportano titoli; i versi vergati possono essere intesi come frammenti di un discorso unico, senza costruzione prefabbricata, diciamo un monologo o una lunga confidenza. Le riproduzioni artistiche sono di K.B. Rossetto; tre citazioni di Emily Dickinson aprono, chiudono e costituiscono il corpo della silloge.

Un brano d’apertura cita “Ora accompagno la tua solitudine / per riempire il baratro che incombe”. I pensieri della donna sono rivolti al marito assente, al quale descrive i suoi stati d’animo; non c’è né un prima, né un dopo. Gli parla delle emozioni, delle percezioni che ha del mondo esterno, interiorizzate: tutte le cose le parlano di lui. Alterna ricordi, evoca i momenti più delicati, più belli, la loro complicità. Sono attimi fermati ed eterni nel contempo, oltre la dimensione temporale, ma anche i più tristi di cui non riesce scrollarsi: “Ti hanno messo il vestito migliore / per sposarti con il fuoco / le fiamme hanno danzato / sulla tua carne fredda” (pag.24).

Momenti di vita vissuti insieme a contemplare le bellezze del mondo, come un campanile, la luna, il mare. Comprende da se stessa di avere tanti pensieri che si intrecciano ma non in un ingarbuglio; anzi si intrecciano in una storia d’amore, ricca che non sai da dove cominciare a raccontare; ti rimane il sogno della notte per goderne della bellezza, per viverne gli istanti, tutti. Adesso cancellati. Si sveglia la donna che è in lei, la sua umanità, il suo bisogno di sentire la presenza di lui. Il suo spirito invoca lo spirito dell’altro, ne avverte l’alito, il calore; in uno sforzo oltre i limiti umani fisici, sente materializzarsi i due spiriti, sino ad avvertirne il contatto.

Laura Pierdicchi è consapevole che si tratta di mera illusione, perciò rimane con un tonfo dentro allo stomaco: “Lo so che non paga / sposare il martirio / che tutto e niente trascorre. / (…) / Lo so / ma ignoro l’antidoto.”. (pag.45). La Poetessa, nel palcoscenico della vita immaginato, assume una finzione per celare il dolore che ha dentro, costruisce un “non tempo”. Ho apprezzato la semplicità espressiva di una storia d’amore, qui racchiusa: “Eravamo sconosciuti / quando incontrai il tuo occhio / fisso sul mio / nel consueto bus giornaliero// Non ero ancora maggiorenne / ma già ti attendevo / per un vuoto da colmare // Sceso alla mia fermata / mi hai fermato / e per mezzo secolo / sei stato lo scopo del risveglio.” (pag.58).

Ho sorvolato sui versi più dolci, preferendo quelli meno aulici come “groviglio, catene incrociate, catena di cause e di effetti”, che restituiscono una dimensione umana. Non indugio sull’accostamento alle grandi poetesse contemporanee, in quanto mi dà l’impressione di una poesia cosiddetta al femminile. Io penso che la poesia di Laura Pierdicchi vada oltre tale cesellatura, la sua è poesia che può essere coniugata tanto al maschile, tanto come poesia degli affetti verso i genitori o affetti filiali, se non addirittura Poesia d’Amore, sic et simpliciter. Preferisco concludere con la chiusa della raccolta: “Quando la sete / trova l’acqua nel deserto // è copula astrale.”, che mi richiama i quattro elementi della vita (acqua, terra, aria e il fuoco d’amore).

Recensione
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