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Voci tra le pieghe dei passi

La ringrazio d’essersi ricordata di me in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro di poesie, un poema epico a quattro voci, una originalissima drammatizzazione della visione poetica, dove riscrive, in chiave memoriale e con una ammirevole perspicuità linguistica un passato, stratificato di sensi, meditato e rimeditato, fino a trarne un insegnamento etico che la nostra epoca ha perso da tempo nella deriva di un pragmatismo ad oltranza, di cui l’essere umano è prodotto e strumento.

Davvero nella “casa/rifugio” della sua poesia “ si dilata l’orizzonte” attraverso un “immaginario” che riesce a vedere oltre le apparenze per mostrarci le contraddizioni, le asimmetrie, le ambiguità della nostra condizione esistenziale, “il senso precario del procedere”, ma soprattutto a dirci “se si può ancora sperare/in volti protesi al domani”. Tra ragione, visività, sentimento dell’uomo e della terra, la sua poesia ci dice, tutto sommato, che, nonostante tutto, nonostante l”incoscienza” di cui siamo “figli”, ci resta ancora “un filo di speranza”, anche se “il tempo riflette solo l’ombra | di un antico splendore”.

Recensione
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