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Dovendo effettuare una panoramica sulla lirica della poetessa veneta Laura Pierdicchi bisogna proprio cominciare dall'inizio e arrivare all'ultimo suo lavoro, appunto Dal gesto d'inizio per la sobria veste delle Edizioni Fonema.

Di Laura Pierdicchi ho potuto già conoscere la sua illuminante e concisa poesia attraverso le pagine di Neumi, con prefazione di Bino Rebellato, preziosa "spiegazione" della raccolta. In questo ultimo lavoro non c'è prefazione. "Non dovrebbero esserci prefazioni" disse all'epoca Rebellato. Infatti le brevissime note esplicative hanno la forma di sintetici pensieri presi a prestito dalla grande scrittrice Emily Dickinson e situati all'inizio di ogni capitolo.

Mi sovviene quanto afferma Rafael Alberti "...la poesia deve essere una cosa vivente".

Tutto ciò che Laura racconta è in movimento. Sulle pagine bianche quella manciata di versi mi sembra un affresco di segni graffianti e dinamici. Gli avvenimenti si susseguono, camminano, si aggrovigliano, nella mischia, su strade tortuose. Una poesia senza frontiere. Tanti i significati-simboli che le metafore-messaggi racchiusi nelle pieghe morbide di questa nuova silloge, polifonica per crescita esperta e grazia femminile.

Il taglio moderno, mai inaccessibile, quasi un pentagramma su cui armonia e accordi, una tastiera di tasti bianchi e neri, la struttura di buona parte delle liriche, corsivi e rotondi. Nella stessa lirica una sorta di domanda e un corsivo di risposte. Svariate conbinazioni parallele e incrociate, con variazioni musicali all'interno del verso semplice, ma sontuoso, al di là di obbligate formali. La lezione di Ungaretti non guasta, ciò significa che è approfondimento e ricerca stilistica, attenta scelta lessicale, rima interna e musicalità. Le carte sono giocate con saggia abilità. Un apparente tranquillo itinerario che nulla fa presagire la sofferenza delle parole prima che esse diventino parola lirica.

Ascoltare la propria voce con disincantata meraviglia, ripescando echi lontani che sono antiche gioie e ammonimenti. Ecco la poesia, giammai consolatoria, invece tramite di avvertimenti e flusso di suoni e di emozioni. Diaciamo fondamentalmente le emozioni che sono le molle determinanti per fare poesia.

Laura Pierdicchi filtra impressioni e sensazioni, trama un contrappunto decodificato del ricordo soggettivo per tramutarlo verso realtà più universali. Dopo tutto le strade dell'uomo normale, dell'uomo autentico, non inquinato, conducono all'infanzia. Gli occhi sono vivi sul passato per continuare il presente. Altrimenti è cecità.

Uno splendido libro che si avvale dei disegni acuti e sobri di Franco Rossetto che "spiega" con segni essenziali alcuni passaggi lirici della poetessa.

Laura Pierdicchi riflette sottilmente la vita. I filtri in poesia non servono, per non illudere, per non eludere.

1989

Recensione
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