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Laura Pierdicchi ha ricevuto moltissimi premi e segnalazioni in concorsi di poesia edita e inedita. Ma non è questo il punto; questo se mai dimostra una sua caparbia volontà di presenza, una sua dolorosa serietà nel gioco delle parole. Il fatto è che Laura è brava quanto bella. E riesce sempre a un dettato lirico tutt'altro che banale. Tra gli esiti più alti io porrei un testo della prima raccolta "L'Ufficio", in cui il ritmo della poesia-racconto alla Pavese viene autenticamente riassunto e personalizzato. Anche qui "lavorare stanca": «Non serve coprire di brio la noia | che si intreccia con le lampade accese. | C'è il sole e noi diafani al neon | ricopiamo pagine che sanno di muffa. La Carla | ha la testa pesante. Io mi guardo le dita | sempre sulla stessa tastiera | avvizzite dal tempo | e dai detersivi di casa. Non basta pensare | che sarà bello d'estate: 15 giorni di ferie | per tornare con gli occhi di mare | e la pelle bruciata. Non si può neanche dire | che il lavoro ci stanca a chi aspetta lavoro. | Alle file del Collocamento non matura la noia. | Abbiamo imparato a leggerci | senza parlare. Se qualcuno racconta la sua | le nostre risa eccessive | rimbalzano sulla parete dove due stampe | hanno fatto la storia. | Ci ritroviamo con gli occhi d'insonnia sapendo | che ci sarà domani un altro domani | e noi muteremo solo un foglio sul muro».

A risultati notevoli giungono anche i gregoriani neumi della seconda raccolta: come questo, riprodotto anche nella recentissima antologia Poeti in piazza (Edizioni del Leone): «Non c'ero. | Mi spaventa| l'odio che rinasce come cancro | in questa terra ferita. | Eppure non ho visto. | Non c'ero. | Non ho visto cadere | gli occhi bruciati | e in gola l'urlo di giovinezza. | Non ho visto strade di morte. | Non c'ero, ma dentro mi porto | generazioni di forse | di se | di quello che si poteva fare | e non si è fatto. | Non c'ero, ma sento gigante | la paura afferrarmi | e soffoca | il peso della Storia | giocata per il potere. | Mi chiedo perché non mi hanno insegnato | a giocare ma solo a pensare. Mi stendo | e mi sento più amara di una radice di ginseng».

Laura Pierdicchi ha studiato al "Vendramin Corner". Vi ritorna da autore.

Recensione
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