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Due parti della silloge Intrecci (premiata agosto 2009) "In ricordo" e "Briciole", formano un puzzle esistenziale di ottima regia. Quel "Tu" che è insieme memoria e presenza, assume dimensione mitica.

Si è colpiti da una spiritualità spontanea; la vocazione poetica sembra essere dedicata ad una unica persona, forse reale, forse fittizia. Scene di ospedale, di sofferenze morali e fisiche, sono interrotte da bozzetti marini molto suggestivi. Le stagioni si susseguono; l'inverno specialmente è foriero di intimità familiare. In giugno, lo sbocciar dei tigli, il cui profumo si espande, lo sentiamo nelle nari, anche noi.

La poesia, per l'Autrice, è "viatico d'anima", preghiera celeste. Possiamo intravedere la poltrona e anche lo scrittoio... che suggeriscono alla Poetessa poesie melodiose ed eterne. Deliziosa la descrizione dello sbocciar d'un fiore dallo stelo vistoso: "per un piccolo bocciolo rinchiuso | così intimo | così tenero | ma appena un petalo di dischiude | si scioglie all'occhio meraviglia".

Laura attende ancora una lettera che non arriva, che, invece, l'anima in pena aspetta sempre. L'autunno ritorna orfano di rondini: "qualche gabbiano si posa ogni tanto | neanche il sole sfarina la sabbia | qua e là solo delle impronte | nessuna barca all'orizzonte". Due terzine chiudono il quaderno letterario: "Tutti vogliono uno scenario | in luogo pubblico | dove distruggere la coscienza | dimenticare d'essere | in spazi assordanti | dentro altre storie". Ossia, personalizzazione del proprio io, per una storia diversa. Il concetto amaro è pirandelliano per eccellenza.

Ottima la prefazione di Angelo Lippo e il giudizio critico di Domenico Defelice, cui, il "nichilismo" dell'Autrice "procura sofferenza sorda intima e corrosiva" a Lei stessa. Ma il "viatico d'anima" è dono per noi fruitori di "splendida autenticità".

Recensione
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