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Il formichiere - Le faine - La cavalletta

Piace andare fra le parole di Nazario Pardini e scoprire la tempra etica di Pasquale Martiniello che coi suoi tipici accostamenti zoomorfi … si affida alla calzante metafora de La cavalletta:

l’avidità senza freni, l’animale che mangia, distrugge e divora con la cupidigia tipica della classe dirigente e degli squali dell’economia.

E col suo copioso fluire verbale critica un mondo che non sente più suo, però ritrova sotteso uno scrigno di valori, di semplicità, di vicinanza umana, forse anche arcaico, e persino bucolico, cucito d’amore totale, di intenti di pace e correttezza morale. Pasquale manifesta sempre un eroico realismo di fronte al dualismo vita-morte:

“Sono un seme sgusciato / aperto al dolore e al rapace // Spiga inaridita dal sole in attesa / della falce”. Sa sempre rinnovare il suo ardore lirico acceso a raffigurarsi in spazi e figure che lo concretizzino. Qui il male e il bene si contrappongono resi a tinte forti o pacate ma anche si aprono in immagini di speranza legate alla terra, al Natale, all’attesa di altri tempi, dove il cielo era blu, gli alberi d’oro e dove la semplicità la faceva da padrona.

E qui rievocato da Pardini, Martiniello rappresenta un po’ le attese anche della mia casa, della mia stessa infanzia costituita da piccole cose che si fanno di per sé poesia e danno rifugio, conforto all’anima mia, di Pasquale e di ogni uomo. Pur nel suo impegno civile, il nostro si rivela sempre un lirico che si nutre di “cieli fioriti”, “battiti di campane”, “mela rossa”, “Bambino”, “casolari”. Un poeta quindi che ama la vita e la sa rendere poesia e di essa si alimenta per trovare il suo mondo di pace confermando nel 2009 in “La cavalletta” il suo stile, i suoi intenti, la sua carica umana. Infatti, andando a ritroso nel tempo, ad esempio nel Formichiere (2008) e nelle Faine (2007) annotiamo già questa cifra del suo poetare. Leggendo “Il Formichiere”, sottolinea Nazario Pardini, con quell’empatia che solo l’amicizia sincera sa avvertire, sa esprimere: ho vissuto il tuo impegno civile e politico in piena comunione con i miei principi. L’opera mi è parsa pungente come al solito: ma anche liricamente più saporosa … esonda dai suoi versi una cifra etico-stilistica sempre più ispirata da un desiderio di panica simbiosi col mondo che vorrebbe, con la natura che arcaicamente gli sorride, con un popolo agli antipodi di quello che quotidianamente viviamo. Si avverte anche l’aspirazione ad un nuovo mondo di frecce di rondini perché Siamo soffio di primavera e malato/ autunno presenze vacue fumo nuvole/giocate e straziate dal vento, immagini visive che rendono il messaggio più autentico soprattutto della caducità della vita la cui coscienza dovrebbe sollecitare ad un’armoniosa convivenza negata e rifiutata dalla società.

Ma Martiniello, accanto alla sua coscienza civile, alle sue malinconie svela l’amore per il bello, per l’uomo per cui varrà sempre la pena migliorare come i suoi versi ci dicono proprio incitandoci a ritrovare l’innocenza dell’età dell’oro riscaldati dal fuoco del ciocco e dalle voci incantatrici delle favole. Un mondo quindi auspicato in cui l’uomo possa cercare l’armonia dell’essere insieme fiduciosi gli uni degli altri, il giorno, la notte, nell’innocenza ritrovata. E questo insieme di critica accanita della società, questa coscienza del bene e del male, questa speranza si ritrovano un po’ in tutta l’opera e in particolare in “Le faine”. Sempre nelle allusioni zoomorfe, metafora dei comportamenti umani, il suo dire civile diventa ancora più affascinante in quanto il verso è il risultato di equilibrio classico e al contempo innovativo fra dire e sentire. Colpisce soprattutto la continuità ispirativa, la presenza costante di un grande cuore che ha maturato vena artistica, fonemi espressivi, accorgimenti stilistici attraverso la sua vicissitudine umana.

Pasquale Martiniello è ora maestro di un’orchestrazione che fa della sapienza metrica e stilistica un supporto significante all’armonia del canto. E l’autore in quest’opera riesce a metabolizzare tutto il suo mondo nei contrasti tra bene e male, nella gravezza di problemi sociali e lo rende a tal punto suo, viscerale che non vi è più distinzione tra impegno e lirismo: lirismo che raggiunge i suoi più alti toni, quando Martiniello si abbandona liberamente a nostalgie o sentimenti di amicizia e di amore come nel ricordo del padre: “Sei la stessa grazia di Dio che per te / decide il taglio degli innesti e l’avvento / del volo mite dei colombi Il mondo / è il tuo cuore aperto a fertili futuri”. Acqua pura questi suoi versi di cui dissetarsi scoprendo un mondo diverso.

Nazario Pardini quindi come recensore dal sapiente spirito critico e dal profondo senso di amicizia ci svela l’anima di un uomo dalla voce profetica di verità civili, sociali oggi ancor più attuali anzi endemiche nel nostro contesto storico. Quindi una voce eterna, quella della poesia, che parla dell’uomo all’uomo per farlo riflettere su se stesso e incitarlo a ritrovare i suoi valori ancestrali.
Recensione
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