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Voci tra le pieghe dei passi

Già dal titolo l’ultima raccolta poetica di Laura Pierdicchi, Voci tra le pieghe dei passi, rivela la struttura dell’opera aperta a più piani e a più voci, che però si fondono e si confondono in un unico afflato di disperata ma rassegnata ricerca di equilibrio.

Le voci sono evidenziate dall’autrice con caratteri diversi, ma portate sul palcoscenico comporrebbero un coro che potrebbe essere esemplificato in alcuni versi: “Con le tuniche grigie / come le pietre d’Istria del campo / gli spazzini raccolgono ogni rifiuto”.

Pur da angolature diverse, con l’obiettività del padre, la comprensione della madre, il distacco della voce concettuale, le variazioni della voce descrittiva, la    composizione si amalgama in una disincantata ricerca fra il bene e il male di vivere:

“a volte io ed il mio io / non ci bastiamo - / dentro i fatti del giorno e l’aria pesante / sento il mio astratto fuggire – allora / colma di paura vado vuota…”.

Ma ci sono anche passi di abbandonata tenerezza specie sul piano del ricordo: “Ogni risveglio / era sorriso aperto alla dolcezza - / il primo abbraccio materno. / Nessun affanno lasciato al cuscino /solo il raduno dei sogni / offerti alla rubrica del giorno”.

A volte il dettato supera le limitazioni della metrica e si espande in ampi spazi del periodare di dolenti confessioni dall’intimo ritmo di personale musicalità. E si arriva perfino alla sinteticità dell’aforisma sempre però con valenza poetica: “Per sopravvivere si impara a fingere con la coscienza e l’innocenza arretra del ricordo”. Oppure la cadenza può essere anche quella degli haiku: “Batte il muretto / la violacciocca impazzita.// L’ha tradita il sole / riscaldando l’amica edera”. Qualche immagine ha il sapore della metafora: “ e nell’ampiezza del ponte solo / il ticchettio di scarpe frettolose”.

Ma se c’è un conforto perché “la famiglia è un focolare sempre acceso”, il contraccolpo è violento: “Subito dopo incombe / il peso di nuovi limiti - la certezza / che nel nuovo ordine senza ordini / ognuno si rende totalmente / esclusivamente responsabile”

Come osserva sapientemente Paolo Ruffilli nella prefazione, “la poesia di Laura Pierdicchi ha convertito in forza di avvertimento la debolezza, invertendo con un piglio niente affatto accademico, imposto si direbbe dalla stretta dell’età e dalla durezza dei tempi, l’accento depresso in enunciato di tenore drammatico, dalla vibrazione lirica”.

Recensione
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