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Romanzo lirico in lasse – dice il sottotitolo del libro. Alla voce "lasse" il dizionario italiano spiega che trattasi di "strofe delle antiche chanson de geste con versi decasillabi o dodecasillabi rimati o assonanti tra loro".

Chi conosce Veniero Scarselli sa che il romanzo lirico è la forma poetica con cui solitamente si esprime, nelle sue opere che ha finora pubblicato, con cadenza pressocché annuale, dalla prima Isole e vele (1988), all'ultima Breviario per umili peccatori in corso di stampa.

Una poesia epica, di ampio respiro, che affronta ed esplora tutte le tematiche esistenziali che si possono riassumere nei due grandi misteri: della vita e della morte. L' io narrante è un Ulisse che vaga per terre e per mari di sogno, attraverso deserti, oasi, isole, boschi dagli scenari favolosi, alle prese coi marosi o con le bonacce dell'oceano, aggrappato a un fragile veliero che lo conduce naufrago ora gemente, ora estatico, verso luoghi sconosciuti, lontano da Itaca, ovvero dalla meta irraggiungibile.

All'«io» subentra ogni tanto il «noi» e si avverte allora una presenza femminile inquietante, una Penelope corporea o eterea, inseguita o raggiunta, desiderata o evocata, posseduta o sfuggente, emblema forse dell'amore stesso che mai si appaga e l'uomo alla fine è solo a portare "il fardello assordante della vita".

Il viaggio avventuroso e fantastico di Ulisse, attraverso i meandri della psiche, è dunque la metafora della vita, dell'uomo che si dibatte nella sua prigione quotidiana, nella fatica di vivere, chiudendosi in se stesso perché non entri "l'urlo brutale del mondo", alla ricerca di qualcosa che dia un senso all'esistere. L'infinito – forse – come recitava il titolo di un romanzo di Giancarlo Rugarli.

Recensione
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