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Frammenti di nuvole... eternità

Dallo scambio di fraterno affetto tra due poeti nasce la poesia che incide il cuore del Tempo. La loro poesia scava nel mistero dell’Eternità.


Poesie di Flavia Lepre

Parlare a me stessa

Quando ho paura
resto immobile davanti allo specchio.
Per un po’ sto zitta,
poi comincio a far rotolar parole.
Guardandomi con occhi severi
dico alla mia immagine riflessa:
“E adesso, non cominciare a lamentarti,
non affannarti, perché avrai tempo
per tutto, anche se a te
non parrà mai sufficiente…
Purtroppo sai bene chi ti ruberà
questa tua vita e sai anche
che, con “Lui” avrai il colloquio.
Lo so, non sei stupida ma solo vecchia
e i giorni son fatti per lavorare
a favore dei giovani…
Quindi zitta! Siediti e aspetta,
perché lo sai che da qualche parte
c’è qualcuno che verrà a prenderti.
Capisco che ti senti perduta,
ma non piagnucolare sulla tua sconfitta.
Il tuo venire al mondo e starci così a lungo
lo hai pagato a usura, con tante pene,
questo è vero! Ma non aspettarti encomi…
Il tuo vivere non sarà considerato
un atto di eroismo! Il mondo ti ignorerà.
Ma tu, alza le spalle e fregatene, fischiettando
perché tutti saran costretti ad avere
la tua stessa sorte! Giustizia Divina!
E sarà veramente dura la Morte
per tutti coloro che han creduto
di essere intoccabili Dei!
Tu, no. Quindi resta nell’ombra
perché sai che non puoi far nulla.
Sarà la misteriosa Giuria
che darà il verdetto finale
e solo allora conoscerai la tua sorte.
Il cielo nasconde doni e minacce
e non rabbrividisce mai per il freddo…
E tu pensa che stai aspettando l’estate
e vedrai che ti sentirai avvolta
nei calorosi raggi del sole…
Nuvole bianche poi t’inviteranno a salire
e si apriranno come porte per farti entrare.
Camminerai in esse a piedi nudi,
finché un Angelo ti verrà incontro
tendendoti le braccia.
Poi, prendendoti per mano,
ti porterà con sé, verso lo sconosciuto
e misterioso Luogo
dell’Eternità Celeste!”.

La nostra vita

Quando il crogiolarsi nella sofferenza
appare essere un manto di viltà,
la nostra vita non è più vivibile…
Come i secoli tristi della Storia,
essa è una sinfonia stonata e incompiuta.
La parola diventa pietoso balbettio,
il pensare è un misero tentativo di agire:
creare qualcosa di valido, sognare una vittoria,
raggiungere una tappa ritenuta rischiosa…
E così l’ARTE di vivere la mia vita
diventa un atto inutile, uno spreco,
perché non sono più in grado
di trasformare le vitali necessità
in libertà d’azione…
La derivante disperazione,
è l’atto con il quale nego a me stessa
la mia triste sorte, urlando dentro di me
contro il destino che ha tramutato
questo mio vivere in un deserto
sempre più arido, senza futuro.
So che arriverà la morte e sarà la fine,
perché interromperà la commedia
e trasmuterà l’intero mondo
che ancora vive in me per la volontà
obbligata alla sottomissione, al silenzio
eterno che è in attesa di me,
pronto a spegnere ogni gorgoglio
della mia arida gola
e tutte le parole che, ancora,
s’affollano nella mia limpida,
chiara e lucida mente,
come fresca rugiada mattinale!

Il cammino del tempo

Silente distrazione dell’essere,
paura del rigore,
inconfessata volontà di pianto
quando l’esistenza
è una domanda senza risposta,
quando la speranza
non trova credito se non nel dubbio,
perché ormai, alla distanza,
ogni prospettiva va trascolorando
e le linee portanti della vita
vanno in essa stessa scomponendosi.
Ogni giorno di più l’esistenza
diventa luogo di dolore e di delirio
e di continuo viene trasformata in morte
e dalla morte annientata.
Ed io, poeta testimoniante
ma non sacerdotessa officiante
di questo rito lugubre e perenne,
senza riposo vado per boschi antichi,
cercando sotto licheni millenari
intarsi rari di formule e parole…

Senza titolo

Un accigliato sguardo alla pioviggine
che risponde alle furie tacite del cuore
in questa sera lucida di brume.
Spietata la memoria sparsa in cirri opachi,
lenti a cogliere su una sfuggente rotta,
un’emozione magica e lontana,
le nostre acerbe voci sulla soglia
tra vesti sollevate dall’aria
e pensieri inondati di sole.
Trattiene il sogno, il gioco della mente,
percezione sospesa nel mistero
dell’arcano ordito della vita.
Nell’ancestrale silenzio danzano
intorno, le creature fragili,
mentre il vento sfiora
lucenti pozze d’acqua chiara
in cui si abbeverano i colori del cielo.
Non sempre sfugge all’abbraccio
del fuoco, il gabbiano che vola
basso, sulle pianure novembrine
che si accendono nei boschi vicini al lago.
Il gorgoglio delle acque mosse dalla brezza,
il lento sciacquio delle ondine
che s’infrangono contro il muretto
della balconata del Lungolago,
mentre la malinconia del mio cuore
s’infrange nel lento rabbuiare della sera…
Laggiù, dirimpettaia di ARONA, ANGERA
che domina le due rive del lago:
la piemontese e la lombarda,
con la maestosità medievale
del Castello Borromeo, dove adesso,
mentre guardo, si accendono le prime luci!

Triste Gennaio

Il mese muore senza guardare il calendario,
le cui pagine poggiate al muro illividiscono,
apparendo più bianche della bianca parete.
Un ultimo giorno di un mese finito
male, che lascia nel cuore mio immenso dolore!
Si sfogliano nell’aria ombre pungenti. Lacrime antiche.
E dolore che appartiene al mio tempo, sempre,
in ogni sua ora, in ogni minuto, in ogni suo secondo.
Dolore eterno, che esisterà finché starò al mondo!
Ora, quest’ultimo giorno di un mese infelice
che fra pochi attimi mancherà per sempre,
lascerà, nel mio spezzato cuore il suo mortale segno.
E l’impronta resterà indelebile anche nell’anima,
sul tappeto mentale dalle tinte ormai smorte,
senza luci e senza voci, spente per sempre.
E mentre un ondeggiar vitale ancor si smuove
in tremolanti guizzi, il bianco muro intorno alla finestra
riceve le prime ombre della sera che avanza
e che si muovono lente sul lucido pavimento.
Dalla finestra aperta entra aria fredda che sa di neve.
Il rumore dell’acqua gorgogliante del lago turba la quiete
e mi rimbomba nel petto come fosse piccola tempesta.
Non so bene da dove giunge un grido, voci agitate
e un rumore simile a quello di cose smosse.
Poco dopo, il piccolo terremoto tace. Torna il silenzio.
E così, alla fine ogni cosa si risolve, come per sincope cardiaca.
Nulla più arriva, adesso, a turbare la morte del mese
che, fra poco, si mescolerà con la polvere dura
delle oscure e misteriose grotte del Tempo!


Poesie di Enzo Schiavi

Eternità

Severità,
buio dell’anima,
il cuore soffre.
Sono qui
nella luce
del sole,
tra mura
che raccontano
il Tempo.
Ascolto.
Il Tempo
ha il sapore
del pane
nel mattino
dorato,
il mio cuore
rompe
le ombre
invisibili
del sorriso.
Urlo
la fuga
dell’anima,
aspetto l’eternità.
Un grido
di mistero
rapisce
il soffio
del cuore.

Eternità.

Al di là dei rischi

C’è,
ed è laggiù
oltre il mistero
del tunnel.
E’ il canto
di libertà
del cuore,
oltre i secoli
della vita,
al di là dei rischi
del graffio inerte
della morte.
Resto nel buio
del silenzio,
grido l’attimo
della luce
nel lungo brivido
della paura,
catturo
l’impossibile.
Il silenzio
corre nel vento.

Lunga preghiera di anima

Corro
nella libertà
della luce,
rubo
il Tempo.
Il Tempo
sfida
il grido
del dolore,
la morte
è
una lunga
preghiera
di anima.
Sorrido.
Nel buio
dell’abbandono,
io tengo
tra le mani
il profumo
furtivo
del Tempo.

Ascolto

Fantasmi
di voci
lontane
battono
il mistero
del buio:
io cammino
nel prato
delle tenebre,
e nel prato
delle tenebre
non c’è pietà
di silenzio.
La brezza
del Tempo
coglie
frammenti
di luce
nei miei occhi
rapiti
da musiche
di ricordi,
e il grido
di un sogno
di farfalle
acquieta,
infine,
la tempesta
del cuore.

Ascolto.

Rumori

Rumori
di emozioni,
segreti
di un mistero
di dolore,
attimi
di speranza.
Dissolvenza.
Il mio cuore
disperde
gridi
di avvoltoi
negli aridi
deserti
delle luci.
Il Tempo.
L’eco
del Tempo
dissolve
inquietudini
nascoste,
io resto
immobile
nella voce
di fiaba
della mia anima.


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