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Luccia (Padova), poeta e fotografa, vive a Padova.

Ha pubblicato le raccolte di poesie Un fard rosso arancio (1997, poesia), Il cerchio dei respiri (2001, poesia) e i volumi di documentazione fotografica Le ragazze di ieri (2000, premio "Il paese delle donne"), Soglie (2003,  fotografia; attraverso immagini e alcune poesie – già esposte in una significativa mostra cittadina – illustra un percorso suggestivo di riflessione sulla morte con scorci e particolari di monumenti funerari), Lina Merlin: la senatrice (dvd 2008, in coll. con Anna Maria Zanetti), Gatti Ritratti (2008, poesia e fotografia; tratto da una propria mostra fotografica: un'indagine finemente psicologica dell'approccio fotografico e di scrittura al mondo felino).

Appartiene ad una famiglia di fotografi per tradizione. Si è dedicata, per molti anni, alla fotografia in bianco e nero, curando anche la fase di stampa. Ha collaborato e collabora con testi, foto e fotocomposizioni per giornali e riviste locali e nazionali. Le sue immagini fotografiche, le sue mostre personali sono state presentate in numerose città in Italia e all'estero. La mostra Le ragazze di ieri, diventata itinerante, riassume in circa sessanta fotografie-documento le testimonianze e le vicende del "Movimento femminista Veneto" degli anni Settanta è presentata in molte città e richiesta da diverse scuole secondarie superiori per conferenze e dibattiti sulla storia delle donne.

E' collaboratrice del mensile Abcveneto.com.

Sulla sua produzione poetica hanno detto in occasione di presentazioni o scritto, fra gli altri: E. Andriuoli «Ed è certo che la D. possiede la capacità di esprimersi in maniera immediata, talvolta persino epigrammatica, con estremo nitore...»; P. Azzolini «D. si muove nel solco di una poesia post-ermetica, di una poesia quindi legata ad assaporare la parola, a sentirne le vibrazioni, a depositarla sulla pagina in modo che questa parola risuoni nel bianco della pagina come deve risuonare dentro di noi. Tutto questo a volte nella nostra produzione poetica è diventata una 'maniera'. Niente di simile nell'accento e nelle tonalità di D. che sa essere insieme estremamente selettiva nell'uso della parola ma anche molto intensa; ecco, è questa semplicità che è però suprema eleganza, suprema capacità di distillare la potenza del termine.»; G. Bárberi Squarotti «La sua poesia è essenziale, rapida, luminosa, in un ritmo musicale e dolcissimo. Cercherò l'isola, in particolare, è molto bella e fascinosa.»; M.L. Biancotto «Tessuta nella trama di ardite e originalissime metafore la poesia di D. [Il cerchio dei respiri] procede per condensazioni e rarefazioni, seguendo un ritmo in sintonia col respiro. ...è scrittura dell'esperienza che coglie nell'istante l'infinito e sa restituire la leggerezza che toglie il dramma e che consola. Pregnante, la parola incide ciascuna emozione e rilascia nella pagina il suo disegno senza soluzione. È questa la forza silenziosa dei versi di D.» «Proseguendo con coerenza una ricerca che la vede attenta al significato dell’esperienza e che trova la poesia e la fotografia strumenti diversi ma complementari per focalizzare, nell’irripetibilità del momento, il limite in cui si condensano il colore della vita e la rapina del tempo.» ; R. Carifi «...la drammaticità è più suggerita che esibita, e la stessa morte è presente come un controtempo improvviso, una disgrafia subito ricomposta.»; F. De Napoli «...la raccolta di D. [Il cerchio dei respiri] mi sembra ruotare attorno ad un 'centro' ben preciso, che è dato dal rapporto dialettico – irrisolto – i cui vertici sono rappresentati dalla classica triade pensiero-parola-silenzio. ...lo sforzo maggiore che l'autrice compie sembra essere quello di cercare continuamente di decifrare – attraverso la crudezza di flash improvvisi – i rari frammenti di un segreto, "silenzioso, incorporeo" altrove.»; C. Depetro «...la poetessa sa cogliere ed accostare contrasti arcani con originalità d’immagine ed essenzialità di parole. [...] bastano pochi versi per far poesia.» «I versi della padovana D. [Il cerchio dei respiri] sono protesi a cogliere nuove sensazioni ... da una realtà che è sognata eppure reale, quotidiana. Da qui la labilità, la leggerezza e l'acutezza dell'intuizione che sa cogliere l'attimo di respiro vitale e nello stesso tempo l'attimo di una realtà. Anche la cifra della semplicità lessicale s'accorda con la brevità stringata dei versi. È un attimo d'illuminazione che tiene spesso il respiro: ne nasce una sensazione imprecisabile, indefinibile, che si arricchisce nella sua solitudine.»; R. Di Giuseppe «...la D. adopera una tecnica di prosa per scrivere la sua poesia, e attraverso il metro delicatamente e sapientemente bilanciato, le parole si trasformano in melodie. Altra affinità che spicca nella sua poesia è quella con la grande poeta americana Emily Dickinson. Sono ambedue 'pionieri', nel senso che vanno alla ricerca dell'oro, nella forma della pepita, piccolo granello nascosto in un territorio vasto, infinito che è la poesia. Hanno in comune quel sommesso colloquio metafisico con il quotidiano, con le cose rivissute e colte con il loro sapore, odore, suoni e colori intatti. Una poesia essenziale, si potrebbe dire, dove niente è superfluo, dove tutto è necessario... Nella nuova raccolta [Il cerchio dei respiri], la poeta riprende la metafora dell'attimo di 'grazia', del momento sublime della creazione poetica in alcune liriche davvero magistrali, per esempio in "Anisette". Delle metafore sorprendenti che segnalano una sottile elaborazione poiché il poeta, attraverso il conio di nuove metafore, crea il suo universo e nomina le cose create, mettendo ordine laddove prima era il caos.»; L. Guella «Le poesie di D. pongono di fronte – e lo fanno in modo immediato e brusco – a tematiche che si è soliti definire "essenziale"... Tuttavia, proprio nel momento in cui l'autrice racconta o medita, in versi, i temi più drammaticamente e urgentemente universali, generali, proprio in quel momento raggiunge la sua cifra più originale, la sua sigla, si potrebbe dire che esprime la sua più profonda "identità". ...stiamo parlando di un'artista della fotografia che veicola il concetto e la suggestione, come in quei "cuori anfibi soli nella culla".»; G. Imperatori «...uno degli interessi principali di D. è per il movimento, per tutto quello che è in movimento. Non per quello che è fermo, che è stabile, che è codificato, ma per quello che cambia, che passa, si muove e che semmai lei cerca, con la parola e l’immagine, di fissare in modo da non lasciarlo poi precipitare nella caducità e nell’oblio. Ed un altro dei suoi interessi è quello per le zone di confine, le porte, le soglie, gli orli. Orli, (come) in una delle sue poesie [p. 13, Il cerchio dei respiri] di soli quattro versi, bellissima secondo me… Non pensate che ci sia casualità e improvvisazione dietro alle parole, dietro agli scatti. Al contrario c’è una ricerca, una ricerca paziente, una ricerca ostinata… Nelle poesie la parola non è necessariamente la parola più bella ma la parola insostituibile: la parola non può essere scambiata con un’altra parola perché tutto il senso cambierebbe. D. in questo è molto brava… Un bisogno forte che sento nelle poesie di D. è quello di rompere dei tabù, in questo caso il tabù della morte. Di creare dei miti, delle metafore, dei significati.» ; G. Lugaresi «Brevissime liriche, quasi folgorazioni, a dare la misura di uno stato d’animo che si rapporta con la natura e le sue manifestazioni. Fino a coglierne gli aspetti più significativi, ancorché ordinari.»; L. Nanni «La brevità dei testi mette in evidenza la parola come entità espressiva. [...] Quest’ultima [Un fard rosso arancio, p. 57], pur di soli due versi, risulta eccellente per il contenuto la cui ricchezza – che può benissimo essere simbolica – è evidente. Inoltre, formalmente, in perfetto equilibrio (la rima quasi sfugge).»  «La D. nell'ultima raccolta [Il cerchio dei respiri] sa coniugare poesia e fotografia ... in modo felice con specifiche scelte di stile: e la bella immagine di copertina pare introdurre alla sua scrittura, per molti versi sintetica ma densa concettualmente anche sotto l'aspetto figurale...; ciascun testo pare colpire nel segno: parola incisa, si direbbe, come all'inizio di "Ombelico"; atto conoscitivo nella lirica anepigrafa e atmosfera suggestiva in "Pomeriggio d'agosto".»; E. Pecora «...la voce di D. è una voce che viene dal profondo, una voce che sentiamo onesta come quella che dice Saba, nel senso dell'onestà che viene fuori senza frange, senza finzioni ... ho sentito la tensione che deve esserci dietro le parole della poesia ... nel senso appunto di corrispondenza di una verità ferma, interiore, priva di ornamenti e di fughe verso l'apparenza... Sono versi che fanno pensare.»; M. Rossella «D. nelle poesie cerca di rendere gli attimi dell’intermittenza del pensiero che lei lascia scorrere, inframezzando i non detti e gli accenni con puntini di sospensione, come se volesse dire e non dire, lasciando al testo poetico e a chi lo legge il compito di svelarne o completarne il significato.» «...poesie brevi [Il cerchio dei respiri], che non si lasciano tentare dalla facile rima: alcune si avvicinano agli aforismi... Sono poesie per immagini, essenziali per dire la condizione di essere soli al mondo, corpi coscienti della caducità dei momenti, del bello e del brutto della vita... A lenire il dolore della condizione umana affiora un diffuso sentimento di maternità, non inteso solo come maternità biologica, bensì come atteggiamento di attenzione verso gli altri...»; G. Segato «...due volumi di versi, come distillati di emozione, di pensiero, di riflessioni. Ed è fotografa appassionata che nell'immagine cerca la stessa risonanza di significati, la stessa espansione concettuale che sente nella parola e nella sintesi ritmica e musicale dei versi... Soggetti privilegiati del suo scrivere e del suo cercare tra le immagini sono il tempo e la memoria: il tempo come fluire incessante che tutto porta con sé e della memoria come possibilità di afferrare ed arrestare – in un'immagine restituita dal suono e dal senso della parola, o di una fotografia come metafora, in una sequenza come percorso conoscitivo – un momento, un nucleo di pensiero, un nocciolo di verità capace di risonanze intime, di luce conoscitiva in merito al percorso esistenziale. ...parola ed emozione visiva, dunque, suono ed immagine, ascoltare e vedere, dire e fotografare, in un'affascinante complementarità, come espressione sensitiva, intellettuale e concettuale della coscienza di sé e del mondo.»; M.L. Spaziani «E imperanti sullo sfondo, il brivido dell'amore, della memoria e della morte, le tre ineguagliabili linfe che salgono a nutrire il tessuto della poesia. Ma connotazioni liriche e astratte si compensano qui grazie al 'peso', alla corporalità, all'aderenza fisica. Nessun sentimento è romanticamente gridato. Una superiore saggezza frena gli abbandoni e li trasforma in sigilli. Ed è nella sensibile novità delle metafore che si può trovare quel nouveau, quelle piccole sorgenti di grazia espressiva, di acqua sovente capace di bucare la superficie indurita della nostra troppo intelligente civiltà.»; M. Stefani «I motivi della sua poesia sono quelli di sempre (né se ne possono inventare di nuovi), ma sono vissuti e descritti con animo puro, sgombro da influenze letterarie che appesantirebbero il discorso, lo renderebbero più riconoscibile negli ascendenti e nei legami di parentela. La poesia e la fotografia sono per la D. il tentativo di fermare il tempo, di possedere per sempre i ricordi, di catturarli, di dimenticare la loro intrinseca caducità. [...] L’essenzialità è il dono più vistoso, la sua concisività. A volte c’è un grido penniano, puro e preciso ... altre volte ferma nell’attimo una sensazione. Intenso è il suo rapporto con la parola, fatto di sospensioni, di pause accorte, di parole giocate sull’attesa e sui silenzi. La D. ha una spontanea disposizione al canto, a una poesia non urlata, ma sommessa e perciò, forse per questo motivo, più valida, perché meno assordante, meno presenzialista, più autentica, come una confessione appena sussurrata per innato pudore o ritrosia.»; I. Thomas «Parole magre ed essenziali per una raccolta [Il cerchio dei respiri] che diventa un territorio dove la D. esplora la sua vita e in questo viaggio le poesie sono pietre miliari: "Cento, mille anelli soli, stretti in catene, per non sopportare libertà.»; M.R. Ugento «La prima netta impressione è di una poesia come filtro: versi brevi e rapidi che diventano, secondo i casi, esca, lampo, guado, abbaglio, per accogliere e trattenere la tensione del vivere giusto per quel poco che la faccia defluire come acqua riflessa, nella pausa di un golfo o di un nuovo mare. L’evocazione del tempo che fugge, dell’estate che preme, delle stagioni confuse e frantumate da memorie ora di pietra ora di fuoco: ci sembra questa, se non la sintesi, la principale riflessione suggerita da Un fard rosso arancio, come un fondo di mistero che, mentre rivela, anche deforma o tradisce.» «Nella sua seconda raccolta di poesie, Il cerchio dei respiri, il lettore viene rapito sia dalla dolcezza delle immagini che dalla melodia segreta della parola e trasportato nell’atmosfera che l’autrice fa respirare. Sono versi incisivi, il cui effetto è centrato con appropriate metafore entro una padronanza metrica personale.. Un messaggio di poesia trepido e coraggioso.» ; A.M. Zanetti «I versi di D. sono resi con una scrittura pregnante, corposa, densa concettualmente. Tutto è essenziale ma, nello stesso tempo, ricco di suggestioni ... lasciando poi una nuova immagine straniante da cui partire, come "in ellissi madreperla il battito del mare si adegua al quotidiano cuori anfibi soli nella culla". Molte altre poesie della raccolta [Il cerchio dei respiri], pur nella loro essenzialità, sono tecnicamente più strutturate, si allargano, danno voce a una riflessione più intima e accorta che viene dalla ricerca di un chiarimento con sé stessi e, di più, con l'oltre.».

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