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Giudice

Emanuele (Vittoria 1932-26.11.2014), poeta, scrittore e saggista, ha vissuto a Vittoria.

Ha pubblicato diverse opere letterarie,
• di poesia: Dialogo per una scommessa (1991), Una stagione di rabbie (1993, primo premio: “Marsha Sicla"), Ora che il sogno è pietra... (1997), Un uomo chiamato Gesù (1999, primo premio: “Penisola Sorrentina 1997”, “Il viaggio infinito 1998” Firenze, “Il Prione 1998” La Spezia), Monologo sulla pietà (2000, primo premio: “Siracusa 2000”, “Marineo 2001”), Oratorio per un bambino (2001), Finale d’avventura (2006), Il sapore dell'aria (2007), Il dolore e la luce. Via Crucis dei perdenti (2008);
• di narrativa: La politica e così via (1984), Il viaggio, la memoria, il sogno (1989), La morte dell’agave (2001, primo premio: “Todaro-Faranda 2000”, “Città di Milano 2002), Il poeta e il diavolo (2003, primo premio: “Il Golfo 2004”), Il sapore dell'aria (2007);
• di saggistica: Mafia come solitudine e rifiuto (1984), La scommessa democristiana (1984), Il tempo della politica (1986), L’utopia possibile. Leoluca Orlando e il caso Palermo (1990), Dinosauri e cani fedeli (1995), Senza siepe (1997), Liberi come Dio (2002), E venne il tempo dei gabbiani stanchi... (2004), Prima che arrivi la notte (2006), Il silenzio del vento. Riflessioni sulla fede e sulla vita (2007), Tempo delle spine: cristiani tra disagio e speranza (2008), Walter Veltroni. Lo scompiglio tra scommesse e azzardi (2008), A sinistra perché credo (2008). Nel 2002 gli è stato assegnato il "Premio alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri".

Sull'opera letteraria di G. hanno scritto, tra gli altri: S. Addamo «Ho pensato a Nino Savarese, lo scrittore di Enna; ho pensato pure alla "Ronda", quel movimento letterario di cui Savarese fece parte. Ho pensato cioè, nei confronti di G., a una scrittura malinconica e plastica dove le linee del paesaggio facilmente si mutano da esterne in interne, una trama dove nelle cose riluce lo spirito dell'uomo che a sua volta si articola nella molteplicità del mondo.»; E. Andriuoli [Finale d'avventura] «Con un andamento incisivo e scarno che si regge su un ritmo veloce, G. procede nel suo cammino, alternando momenti di sconforto e di tenebra a momenti di ripresa e di apertura verso la vita.»; F. Buldrini [Tempo delle spine] «G. in questi saggi dimostra un’ammirevole lucidità di pensiero e profondità delle meditazioni, nel coraggio e nella lealtà delle proprie convinzioni, senza cedere ad atteggiamenti estremisti, ma sempre rivolto all’ascolto delle diverse parti in causa e ad una intelligente comprensione della realtà.»; S. Demarchi «Si tratta di immagini forti, di accostamenti arditi, di ossimori frequenti, insomma di tutto quel repertorio proprio del linguaggio simbolico analogico che scaturisce da un confronto-scontro con la realtà.»; V. Esposito [Il dolore e la luce] «Alla luce del sole, finalmente, si può dimenticare il vuoto che ci attende e sospirare lo splendore del mattino, per ringraziare il Signore della sua esistenza ed assistenza.»; [La morte dell’agave] «Non si pensi per via di questi accenni schematici (manca tutta la galleria di personaggi minori, ritratti con pennellate efficacissime, con fatti ed episodi che rendono ben vivo il mondo in cui si muovono), che la materia del romanzo sia arida e scontata. Tutt’altro. G., forte di una ventennale esperienza di narratore e saggista conosce bene i confini che devono dividere l’arte del raccontare dalla passione critica dell’indagare e dell’esporre: egli riesce a far vivere le idee nei personaggi e i personaggi nelle idee che professano mantenendo un giusto equilibrio tra realtà e finzione, e di unifermare il tutto in un sapiente intreccio di richiami e suggestioni nella memoria dell’io narrante. Ma quello che più conta infine, trattandosi appunto di un romanzo, è che G. possiede un’assoluta padronanza della lingua italiana ed una capacità di scrittura molto personale, vivace ed insieme elegante, di respiro moderno, senza ricorrere a prestiti dialettali o a sperimentazioni innovative d’altro genere.»; Giuria del premio "Marineo 97" «Un poetare, quello di G., veramente originale, anche se coevo rispetto al post-ermetismo italiano.»; Giuria del premio Penisola Sorrentina 1997" «[Un uomo chiamato Gesù] Finezza e vigore narrativo sono le componenti di una matura bellezza interiore, di una tensione religiosa che approda – in più casi – a forme di favoloso e suggestivo lirismo. Un senso di commossa partecipazione emotiva per i sacri accadimenti anima e riempie una disposizione lirico narrativa felice e fluente, una trasfigurazione immaginosa e poetica controllata da una sensibilità intelligente e acuta.»; E Lizzi [Il poeta e il diavolo] «G., nella sua manifesta competenza letteraria, ripercorre vari moduli narrativi, da quello tradizionale di formazione a quello più problematico ed inquietante di marca russa. Egli guida l’eroe della vicenda attraverso esperienze paradossali fino allo sprofondamento nel regno del delirio e del Male, e lo fa riemergere dalle prove con forme varie di superamento, che indicano una più matura accettazione dei casi della vita e aprono, perfino, preludi di lusinghevole idillio. Ma si nota come il modulo più rassicurante della narrazione tradizionale confluìsca nel filo di una problematicità senza conclusione e luci definitive: Infatti lo Spirito Malefico alterna occultamenti ed apparizioni, ed ha l’ultima parola nel ro- manzo, quasi ad indicare una fatale legge di eterno ritorno. G. concorda con i suoi autori privilegiati nel pensare che l’anima moderna, dischiusa dai grandi rivolgimenti della storia, non può anelare a conquiste piene e perenni, ma deve trovare una sua ragion d’essere nei grovigli della coscienza.»; G Manacorda [Monologo sulla pietà] «G. invia ai suoi lettori – e vorrei dire all’uomo che avrà la ventura di imbattersi in un testo così totale nel mes- saggio e nel destinatario – un poemetto la cui densità tematica e polivalenza formale sono ben al di là di quanto si è soliti oggi leggere in quelle forme che vogliono dirsi poesia. E per questo piuttosto “cantata” vorremmo definirlo cui ben si apporrebbe la polifonia di un Palestrina o di un Händel, tale è la ricchezza, la drammaticità e la varietà dei temi che essa contiene.»; P. Matrone [Il sapore dell'aria] «G. è cresciuto, è andato oltre, ha raggiunto traguardi più consistenti: la conquista della dimensione autoironica, che pure si riusciva già a intravedere dietro l'acutezza delle riflessioni presenti nella sua scrittura, gli consente ora un tono più leggero e di gran lunga più valido ed efficace dal punto di vista letterario e artistico.»; L. Nanni [A sinistra perché credo] «Il concetto di sinistra progressista e di destra conservatrice, se valido sul piano specifico, perde di significato di fronte al principio trascendente. G. esamina i molteplici aspetti correlati, come libertà di coscienza o pluralismo, secondo le ‘intuizioni del Concilio Vaticano II’»; W. Nesti [Monologo sulla pietà] «G. ha fiducia nella parola, nella sua forza salvifica, come ben si evince alla fine del libro, con l’ultima poesia, “Il mistero, la luce...”. Il ritorno del “grande uccello” non porta sventura, ma apre “ad altro scenario” dove “Il Cristo-Pane | scava sentieri imprevisti”. Così, finalmente, “Nessuno | resta isola agli altri”.»; G. Occhipinti «Questa di G. è poesia di una crisi e della crisi, quella che investe il mondo e perpetua gli errori dell'umanità. Perciò può conoscere il tono dell'invettiva e parimenti quello della preghiera. È insomma una poesia che concentra il proprio laser sul dolore del mondo e del mondo isola, e nello stesso tempo riesce ad aprire squarci di speranza pur provenendo da tempi e da luoghi di dolore e di disperazione.»; G. Rossino [Liberi Come Dio] «Con questo rovello di uscire dalla moralità borghese, energicamente purificatore, l’autore svela una cifra di tormento interiore, di pena affannata, di travaglio creativo, fruga, scartabella, muove detriti, mette le mani in un congegno delicato, indaga nella tradizione per ricavarne nuova ispirazione, spia nei sentimenti, analizza, cerca di penetrare nella vita, nell’intimità radicale e sconvolgente del Cristianesimo.Vorrebbe poter rovesciare la nostra situazione come si rovescia un mucchietto di carta su un tavolino, in una traiettoria descrittiva non da frigido moralista, ma da calmo omileta che si trasforma in lirico caldo e solenne. »; S. Valentini [Un uomo chiamato Gesù] «Un volume, questo di G., non solo quindi di una rara e persistente bellezza, ma un reale e prezioso stru- mento per leggere negli eventi di due millenni or sono il nostro destino presente e futuro di creature in cammino, tanto cieche e brancolanti quanto aperte al riscatto: Un’opera dove, con ispirato prodigio, la poesia non è vincolata o soffocata dal messaggio, ma anzi precisamente in esso trova occasione per mostrare il proprio volto più creativo.»; L. Zinna «Grandi temi (la morte e la vita, la giustizia, l'utopia, la desolazione, la violenza, la speranza) sono affrontati in maniera corale e moderna, in versi pregnanti e al netto di ogni retorica.».

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