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Artifìcialia, ultimo libro dello scrittore emiliano Rossano Onano, costituisce la summa poetica di questo autore originale e certamente "divergente" nel panorama letterario nazionale. La definizione "divergente" deriva dal fatto che ho avuto modo di conoscere le analisi critiche di Onano, che si caratterizzano per un taglio di assoluta originalità consistente nell'applicazione di un approccio psicoanalitico alla letteratura, come magistralmente dimostrato nelle eccellenti "Note prossemiche" in postfazione a L 'ombelico d'oro bastogiano (2003) di Maria Grazia Lenisa, preziosa e comune amica. Anche nel corso di un congresso in Assisi sul ruolo della poesia, organizzato dalla rivista ilfìlorosso del poeta calabrese Franco Graziano, l'analisi di Onano, come risulta agli atti, fu spigliata e rigorosa, profonda ed anticonformista, al limite della provocazione (e forse anche oltre!). Sempre ispirato a umanità e divergente sentire fu l'atteggiamento tenuto in quell'occasione nei confronti del poeta marocchino Mohamed Akalay che ebbi modo di presentargli e che egli intese gratificare con uno studio "a tesi", esaustivo e di notevole valore, sull'opera dell'esule artista nordafricano.

Oggi Onano si presenta nella collana Flores, diretta in modo esemplare da Anna Ventura (Chieti, Tabula Fati), con una plaquette densa e compatta, caratterizzata da una struttura ordinata, ma anomala. Un esergo corsivato enuncia il tema di ciascuna sezione, che in indice compare senza titolo; la prima sezione (Artifìcialia) è eponima dell'intero volume. Le singole composizioni non sono titolate e riportano priama il numero della sezione, poi il numero d'ordine in cui si trovano nella raccolta, di modo che la prima poesia della prima sezione sarà logicamente intestata 1.1.

Per di più, alcune composizioni sono di tipo epigrammatico, anche di un solo distico, e nei metri codificati dalla tradizione, generalmente con andamento endecasillabico. Altre, invece, adottano il verso lungo che sborda dalla riga ed hanno una struttura complessa e poematica. Tecnica, dunque, spiazzante e variegata: "divergente", appunto. La premessa generale è che L'inventario notarile dei beni differenzia gli oggetti naturali ("Naturalia ") dai manufatti creati dall 'uomo ("Artificialia "). Questi ultimi sono spesso di difficile valutazione.

Questa prima parte è dedicata ad una specie di storia dell'umanità, in cui si ripercorrono le tappe della cosiddetta "civilizzazione" che vede l'uomo diventare carnivoro e quindi scoprire l'eros di una compagna che impegna 1'animale pauroso | in terribili giochi d'amore. Ma si tratta di un eros non evoluto, cannibalico, infetto, immondo. Così l'autore può contestare (1.4) l'opinione di quanti psicologisti o teologi oppure poeti parlano | di sublimazione, il termine possiede fascino lunare, | si presta infatti a confuse letture, spericolate | teorizzazioni: molto meglio, conclude rassegnato | e breve, queste tecniche di congiunzione carnivora | faticose, perché l'uomo è fatto per l'uomo dopotutto | anche se non è il massimo. Ed è la donna – per parafrasare la Bibbia – che coltiva la sua cupa passione per le mele.

In 1.5 gli strali di Onano si puntano contro la manipolazione genetica per la creazione di una futura umanità donata, un homo novus, ma senex nell'anima, privo di vera identità, intercambiabile, sospettoso ed egoista. Ma a chiudere la sezione non manca un elogio (funebre?) della lingua italiana – elemento che ci dà unità e identità e che va miseramente scomparendo – svolto nella forma dell'epigramma e nel classico metro endecasillabico: Mia lingua maternale, mio presepio | di pastoresse e di massoneria, | mi pronunci un 'ipotesi, o una qualche | categoria, prima di scomparire?

La seconda sezione è tutta dedicata all'erotismo e alla donna. L'esergo recita polemicamente: All'alba nasce una bambina. L'architetto dice: Pazienza. Il distico 2.2 afferma: Si sono dissipati i fortunosi | praticatoci dell'amore orale con un'affermazione che va ben oltre la battuta e che è leggibile come una critica alla procreazione in un'ottica di pessimistica valutazione dell'esistenza, che può richiamare Calderòn ("La maggior colpa dell'uomo è essere nato"), se non Eliot ("Prega per noi ora e nell'ora della nostra nascita"), Lamartine ("Che delitto abbiamo commesso per meritare di nascere?") o forse lsaac Singer ("Il bambino più fortunato è quello che non nasce").

La sezione dedicata alla donna comprende anche la composizione poemetica 2.6 ove viene descritto un dolcissimo e complice rapporto lesbico, immaginato come proiezione della personalità di una donna matura in un'adolescente, con una chiusa di altissimo lirismo: ma cala | la notte dove il silenzio è sigillo di pietra, | appena rotto da qualche respiro | d 'amore, da qualche sia pure rudimentale | percezione oppure signifìcanza di vita.

Altrove, come in 2.7, la donna è una vorace sirena che esce notturna dalla caverna sottomarina (...) eleva la voce di lupa | mannara alle nuvole, soffre di solitudine, ma soprattutto soffre della carestia di tatuati marinai | divoratori d'ostrica (metafora della genitalità femminile).

La terza sezione è l'elogio, non senza una punta d'ironia, della donna e della femminilità e inizia: Non cercare di essere una grande donna, perché essere donna è già una grande cosa... La poesia che apre la sezione è densa d'ironia verso il dongiovannismo da strapazzo: così s'ironizza su un dirigente Il direttore didattico spiega i decreti | delegati alla prof che sta sulle sue | dove vuole arrivare pensa la smagata | accavalla circospetta le gambe didattiche o sui ragazzi che guardano incantati le compagne che stringono e allentano la muscolatura | inguinale.

Così la lingerie, l'intimo bianco indossato da una donna vuoi forse dire innocenza oppure è segno di resa incondizionata (come sventolare bandiera bianca), tanto che non si capisce se ella abbia voglia di perdersi o di essere presa (che è, in fondo, la stessa cosa), 3.3: L'intimo sul cuore, bianco, non si capiva | se fosse innocenza, oppure bandiera di resa. || Era certa, al respiro, come una tardiva | voglia d 'essere persa, oppure presa (dove si scherza sull'anagramma persa/presa).

In 3.6 si gioca, come direbbe l'Aretino, sulle Veneris figurae, ovvero sulle posizioni amorose: Si donava gloriosa soltanto | nella posizione della cavallerizza | che permette libertà di manovra | e modulazione temporale della spinta || Non so come si sia data convinta | nella posizione del missionario | a un passatore solitario | con la giubba al vento (ove la rima baciata spinta/convinta e missionario/solitario conferisce una studiata, giocosa e complice ironia).

La quarta parte consta di un solo componimento dedicato alla morte del ciclista Marco Pantani, mentre la quinta (tre composizioni di taglio politico e civile) porta l'epigrafe: Ad Auschwitz, le allucinazioni hanno bocche di fuga privilegiate.

La sesta brevissima parte (due composizioni) è dedicata a Marco Polo che rivela segreti a Rustichello, mentre la settima e conclusiva enuncia in chiave programmatica: "II viaggio è una metafora della vita, oppure ci si può divertire? ". Concitazione. "L 'Agenzia non si pronuncia chiaramente ". Qui c'è tutta l'ironia contro il consumismo del viaggio senza conoscenza, contro la società degli imbrogli e delle polizze sleali. E il discorso scorre lutulento, congestionato, talvolta senza interpunzione (come in 7.3), in un delirio di visioni che sovrappongono onirico e reale.

Di tale follia è emblema la figura del killer senza motivo (quanti episodi di cronaca!) il quale, ordinato e metodico, si prepara a compiere una strage: ha pagato 1'irpef 1'irap, 1'ici, la tassa | comunale sulla smaltimento dei rifiuti | solidi urbani, 1'assicurazione: smonta | il fucile di precisione nella custodia rigida | molto professionale (...) ... nessuno capisce la natura | teleologica dell 'operazione, I'assassino solitario, prezzolato | da null 'altro che da sé dalla propria | disperata mania di perfezione...

Per concludere, sempre in tema di viaggio e di emigrazione, (7.8), si assiste a una burocratica perquisizione dei doganieri che chiude con accenti lirici la raccolta: Infatti abbiamo raggiunto le vergini lande | assolate, dove portano gli uomini occhi terribili | e pazienti, non esiste voce di vento, sostano | strani uccelli scrutatori, muti sopra la carne | demaniale. Noi sprovveduti di vino, attenti | a vene profonde ancora che portano l'acqua chiara.

Poesia è malattia, dice Kafka, e poesia è forse anche azzardo e provocazione. Sade ha scritto: Tutti gli uomini sono pazzi e chi non vuole vedere dei pazzi deve restare in camera propria e rompere lo specchio. Rossano Onano esercita la professione di psichiatra ed è certamente abituato all'indagine del profondo. Con Artificialia, il più bello e temerario dei suoi libri, egli ci spinge e ci convince ad accostarci all'abisso sconosciuto, inducendoci a scrutare l'incommensurabile voragine che è in noi. Con la sua pagina fascinosa e febbricitante, Onano – come Odisseo coi suoi compagni – si mostra capace di portarci di corsa là dove nemmeno gli angeli oserebbero posare il piede.

Recensione
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