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Vernice
Numero dedicato a Franco Manescalchi

Palazzo Vivarelli Colonna
Firenze, 27 gennaio 2011

Le riviste letterarie stanno bene dentro il programma di Pianeta Poesia, tanto più questa che andremo a considerare e che porta in copertina il ritratto dell’ideatore, nonché direttore artistico del Pianeta in questione. L’occasione si presenta propizia, quindi, per parlarne in dettaglio aiutati da “persona informata”…

E’ quadrimestrale “Vernice”, è rivista di formazione e cultura, fondata nel 1994, e si occupa di temi letterari, proponendo nuovi testi di poesia, narrativa , teatro e arte contemporanea in numeri monotematici. Sentiremo a tale proposito, più avanti, Sandro Gros-Pietro che di Vernice è direttore responsabile.

In particolare, il numero 43 del luglio 2010, dal tema “Il binocolo Giustizia-Verità” contiene un’ampia intervista a Franco Manescalchi a cura dello stesso Gros-Pietro, e un nutrito numero di poesie inedite tratte da “Selva domestica” di prossima pubblicazione presso Polistampa.

Lo sguardo del poeta è lungo, non ha bisogno di …binocolo : per il poeta Manescalchi il vero estetico ed il giusto etico () possono essere sintetizzati nel binomio poièin e polis, un binomio da lui stesso frequentato con passione e costanza fin da molto giovane sulla rivista “Cinzia”, continuando attivamente nella stagione di “Quartiere” e nel confronto con i protagonisti della vita letteraria e artistica di Firenze, da Gerola a Zagarrio, da Betocchi a Luzi a Bigongiari e Parronchi…senza dimenticare i pittori Vinicio Berti, Sirio Midollini e Fernando Farulli, dei quali divenne amico personale.

Una vita culturale intensa, quella di Manescalchi, un impegno che è continuato e continua affiancando a quella poetica l’assiduità critica che è, come lui stesso afferma, un’attività anche creativa, utile in un periodo di degrado della civiltà letteraria. Un impegno che si apre alle voci poetiche emergenti e non solo e che con “Pianeta Poesia” dal percorso pluridecennale accoglie il confronto e apre all’ascolto plurale.

Tornando al Manescalchi poeta è importante sottolineare la chiusa della sua intervista curata, come abbiamo detto, da Gros-Pietro, chiusa che sintetizza in una concisa e illuminante affermazione il senso del suo procedere poetico caratterizzato dalla dimensione dell’epos, dell’etos (e in subordine del pathos ) e dell’eros con la ricomposizione di questo trinomio nella sintesi del logos. Niente di astratto -continua Manescalchi - perché quelle sono corde vibranti dell’< intelligenza del sentire > dove è anche possibile individuare il 'binocolo di giustizia e verità'.

Selva domestica di cui il numero di Vernice offre un sostanzioso repertorio è un libero omaggio ai Maestri del Novecento e la testimonianza d’una coerenza di fede e di scrittura nate sul confine tra realtà ed esperienza del profondo, fede e scrittura che nell’intelligenza del sentire del poeta Manescalchi trovano la loro ragion d’essere.

Il titolo, quasi un ossimoro, se si pensa a selva e al suo derivato selvatico contrapposto all’aggettivo domestica, ma, dentro quella che lo stesso autore chiama biografia in versi , ci sta bene perché la penna del poeta affonda nelle contraddizioni apparenti e reali della vita, dove il piccolo e il grande, il nulla e il tutto | sono forse fenomeni del dio | che ride eterno come una corolla (da Frustinaga, pag.37) e dove l’adulto che scrive di Pisa appena visitata si dichiara bambino come sempre (…) perduto due volte e ritrovato (da Pomeriggio pisano, pag.37) e ammette la veridicità dell’assurdo continuando (…) allora mi sono messo a gridare | nel silenzio più assoluto della mia voce.

Il poeta dal capo di stelleun po’ Francesco e un po’ nessuno… che si intristisce insieme alla gattina di casa miagolante e ansiosa per l’assenza della padroncina/figlia, è lo stesso uomo che s’indigna per l’ingiustizia e la disumanità, sputando parole forti, come quelle della poesia di pag. 27 dal titolo “Mondo altro” dove il vecchio bambino, che è il poeta/uomo offeso, grida : cos’è | questa città di merda | dove la morte e la vita sono una cicca sull’asfalto…

Una selva di ricordi, quella di Franco Manescalchi, ricordi messi sulla pagina a punteggiare una vita, ad offrire i contorni di uno spirito che desidera condividere con gli altri la sua verità, mettendola a disposizione del lettore, così, semplicemente, per giustizia.

Leggo anche in questo senso, l’ultima poesia proposta su Vernice, poesia dal titolo “Brindisi” il cui vino è offerto, sì, ma solo chi è puro lo potrà apprezzare…

Non manca del buon vino che però non si beve | sull’ultimo tavolo quello aperto sul fiume. || Sentiamo che niente ha più senso perché qualcuno ha reciso | l’intrico d’erba che ci faceva giovani. || Miei carissimi amici è tempo di salutare, | dove vado accadono cose davvero impossibili || tanto che niente rimane nel segno, niente che valga - ecco - voglio dire. || Di quel buon vino rimasto sul tavolo | bevetene - chi è puro - nella sera.

Augurandoci di bere sempre il buon vino che offre Franco Manescalchi con la sua poesia, ma ancor prima, con la sua presenza fattivamente umana, accogliente e amica, vogliamo esternargli di cuore i sensi della nostra sincera gratitudine per il costante impegno atto a dare spazio e voce ai poeti non solo toscani, ma di ogni parte d’Italia, qui, a Firenze.

Materiale
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