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La centralità del vivere

C’è una donna che vuole aiutare la Società, impegnandosi in una lotta contro la disonestà politica, con la rettitudine di chi vuol lasciare un’eredità di valori. C’è anche una donna che vuol salvare la Natura, l’Amore. Mai un libro di poesie di Maria Carla Baroni ha contenuto in sé tanti passi come un’autobiografia.

Da dove parte? Tutto è affidato alla prima e incontestabile verità: la nostra fugacità.

Con la poesia “Non è potere umano”, lo scenario della vita entra nel mondo con la fugacità del vento. É solo nel nostro Mondo che vibra il vento, in nessun altro luogo dell’Universo vibra il vento, solo c’è un vento solare, che vento non è. Dunque noi esseri umani abbiamo un grande privilegio nel vento: ampliamenti di semina, prospettive, successioni di stagioni, sospensioni, lontananze, echi. Anche se: Non è potere umano/ trattenere il vento/- né la vita che muore -/ se non per poco.

Questo è il pensiero centrale della raccolta, da cui si dispiegano le varie radici, come di una mangrovia tra mare terra cielo, vegetalizzazione che rivela il naturale disordine dei regni naturali.

La mangrovia dà l’idea di un infernale paradiso, così come lo è la vita, ma assurge anche a simbolo di forza e luogo dove tenere tutto unito nonostante i flussi delle maree, cioè delle traversie. Le radici sono come le risorse, che tengono sollevata la realtà dal pantano della delusione. La forza della donna sta nell’Amore, acqua di vita che anche diventa amore di madre da tramandare: Grande e bello/ figlia/ il tuo nudo grembo ovale/ accarezzato di luce ottobrina/ colmo d’un bocciolo di donna./ Emma di quarta generazione/ ritorno nel nome/ di una madre che mi ha tanto amata. La forza sta pure nella concretezza della lotta civile per ricostruire un mondo giusto. Costa molta fatica il “resistere e agire”, soprattutto in termini di rinunce affettive: Vorrei donarvi tutto il mio tempo./Non posso./ Vi è un sogno più grande. Di lieve angoscia questi versi dedicati alle nipoti, parole consapevoli di non avere la virtù magica dell’esserci sempre, perché sullo schermo della vita scorrono altre esigenze, altri impegni, oltre quelli verso la famiglia.

Ma le radici aeree in Mangrovia simboleggiano soprattutto la zona più profonda dell’anima in cerca d’aria, in cerca di ragione, nell’annaspare in cerca d’aria. E simboleggiano la paura dell’aver paura/ del dolore del corpo che dispera.

Dalla poesia “Paura del morire” (pag. 27) inizia per Maria Carla Baroni un percorso di versi legati al tema della morte. Il sé prende coscienza della morte dal corpo che invecchia. Impotenti, sotto la cenere dei giorni andati, non possiamo far altro che rimpiangere. Il tempo è divoratore: Mai più nulla potrai piantare sognare narrare. Qui manca il Respiro con il Mondo, il respiro resta dentro la propria percezione, legato ai propri ricordi e alla passione. Mare e cielo della prima poesia diventano gocce di dolore e cielo grigio marrone, cioè la coesistenza fra amore e morte.

Più che un vero pensiero della Morte, sembra che Maria Carla Baroni reclami il suo diritto a unirsi con il dolore. Il verso si fa ascesa purificatrice, comunione universale (Una notte sulla Milano-Bergamo) e insieme ricordo personale (Ad Alessandro Mussi post mortem). Ma tutto come un modo di svelarsi, dalle viscere-radici verso lo “scoperto”. Finché anche la notte muore / anche i tram ricominciano a passare.../...anche il mio dolore/ inizia a stemperare.

La vita continua. Nonostante la profonda solitudine ricordi sempre l’inganno e viva il rimpianto su sabbie mobili di morte, tutto confluisce nel rinnovamento. La Natura aiuta, dà Energia e accorrere di speranze ( Girasoli, Ricamo di mare, Nuvole e monti, Cielo autunnale...), speranze che liberano visioni di libertà, senza sapere quando nuvole o quando monti. La Natura riporta alla lentezza, spegne l’ansia. Ritorna anche il vento. Ma il vento in Maria Carla Baroni non ha la portanza e il significato come ad esempio in Alfonso Gatto(vivere è come stormire/nel grande principio del vento), per cui il vento è dappertutto la linfa, la forza consolatrice, che rimuove di continuo le ombre e il tormento della vita. In lei, il vento ha la fugacità di un respiro come nei versi: sulla neve color di luna/ spira un vento di primavera.

Nella vita che continua, la carnalità incalza: Non perdere neppure un bacio/nel fluire incalzante dei giorni... Il mondo si muove tra aree metropolitane, industrie chimiche, vecchie stazioni, finanza e moda, speculazioni, in mezzo a un clima atmosferico mutato che prosciuga i fiumi e fa svanire le nebbie. E ancora ci sono donne dal corpo umiliato e venduto, speranze infrante di migranti, stati vegetativi permanenti, guerre infinite e una campana di pace (La Campana di Rovereto), ma costruita con il ferro fuso dei cannoni.

Come trovare un equilibrio in tutti i Miliardi in successione/ di infinitesimi universi/ di carne sangue mente/ generati per la stessa meta/ far scorrere la vita oltre la morte...(Diverse vie)? L’equilibrio è possibile solo attraverso una ricerca continua tra la vita e la morte, morte qui intesa come forza contraria, sconfitta. Tra i desideri e la sconfitta, la volontà si apre

agli ideali. Fra ogni prima e ogni dopo c’è sempre la donna che lotta in politica, e che anche in poesia trova uno spazio per essere messaggera dell’ideale comunista, sofferto con autentica passione e dedizione. La trascrizione della storia (Via delle Botteghe Oscure- Crisi economica mondiale ) e delle quotidiane evidenze (Dopo la disfatta elettorale- Riempiamo le piazze di sogni incarnati- Movimenti e partiti) convivono insieme, capaci di resistere al tempo.

Concludendo: il registro forte di Maria Carla Baroni resta la chiarezza del parlato, che mai cede a impeti d’arte creativa con il preciso scopo di mantenere il canto alla profondità delle sue “interne cadenze”, quelle radici di Mangrovia simbolo di complicanze qua e là dislocate nel suo spazio esistenziale. La sua poesia ha una posizione tutta a sé, ed è considerevole.
Recensione
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