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Pensando a Paternò

Lo scrittore Francesco Alberto Giunta, autore di molte interessanti pubblicazioni in italiano ed in lingua straniera (ha girovagato per il mondo), quest’anno ha voluto dare alle stampe un volumetto di racconti fugaci, incancellabili dalla memoria, intitolati Pensando a Paternò, dedicandoli, in segno di omaggio alla sua città natale.

Nello scorso numero de “La gazzetta dell’Etna” è stata pubblicata la presentazione dell’avv. Pippo Virgillito, scritta con quelle tenerezze che sgorgano spontanee da un cuore sensibile, per rendere palpabili ai lettori attenti l’importanza dei dolci ricordi del passato.

Il libro mi ha fatto ritornare alla memoria alcuni cari amici paternesi, che per motivi di lavoro si sono trasferiti in città più o meno lontane ed hanno trovato in questo Periodico uno strumento di congiungimento con Paternò, onde esternare il loro grande intramontabile amore alla propria città natale. Tra tanti ricordo il compianto commissario di P.S. a Trieste Alfio Ferrisi (autore di molte pubblicazioni di grande valore letterario) che ha pubblicato, nel 1970, un libro di 132 pagine dal titolo “Il mio giardino”, cioè Paternò, premettendo il distico “Lontano che sia, / io vado ogni giorno nel giardino della fanciullezza”. Affascinanti sono i ricordi che il tempo non ha per niente scalfito.

Un altro collaboratore, che ha pubblicato ricordi della sua infanzia in questo periodico è stato il compianto medico Giuseppe Raccuia, che lasciato Paternò per esercitare la sua professione ad Agrigento, trovava l’occasione per venire nella città natale a rivivere i ricordi dell’infanzia e della giovinezza.

In linea con i ricordi della giovinezza si è messo il dott. Francesco Alberto Giunta che quest’anno ha pubblicato il sopraddetto libretto, composto da dieci capitoletti, che hanno preso lo spunto del suo ritornò a Paternò nel 2004 per visitare i luoghi incancellabili della sua giovinezza, facendosi accompagnare dallo scrivente e dall’avv. Pippo Virgillito, ai quali ha detto, tra l’altro: “Mi avete fatto rivivere ore d’intense emozioni per strade e sentieri da me dimenticati e presenti nello spirito…A Paternò sono legato per il fascino particolare che la sua terra emana e seduce…Ricordo, con tenera nostalgia il ritorno a Paternò per le vacanze estive della mia famiglia…”

Giunta, nei suoi racconti fugaci, riesce a ricordare indelebili momenti giovanili, passando in rassegna aspetti della vita paternese, prima e dopo un certo periodo successivo alla seconda guerra mondiale, descrivendo arti e mestieri dell’epoca, lo spettacolo dell’opera dei pupi e quanto altro di bello o di brutto avveniva quando era nel fiore della giovinezza; in particolare ha ricordato “Paternò a ferro e fuoco sotto un bombardamento epocale, descrivendo emozioni di mezzo secolo prima, quando cioè sentiva distintamente il fascino delle piazze e delle vie di Paternò, nelle quali si affacciavano chiese, palazzi e case modeste. Descrive inoltre il ricordo indelebile di tante feste religiose (Pasqua, Natale, S. Barbara...) e del Carnevale tipico nel quale venivano eliminate le barriere tra ricchi e poveri, ballando nelle pubbliche piazze fino a notte.

Il libro del Giunta è stato strutturato in maniera da ritornare con la sua memoria alla giovinezza, affascinando i lettori della sua generazione.

Recensione
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