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Ferrara nell’occhio del gigante

È già il terzo lavoro fotografico su Ferrara che Dino Marsan propone al pubblico. Considerata la tipologia del libro, è il caso di dire che, anche in questa occasione, si sia rivolto ad un parterre non esclusivamente di lettori, ma più latamente di fruitori “osservatori” in special modo. In questi particolari libri di Marsan è di fatto la fotografia la principale, pressoché invadente, protagonista. E ben venga tale invadenza, al di là della parola, quasi a prescinderne, come si deduce anche di fatto.

Poi, circa la scarna sussistenza del linguaggio, estremamente dosato, essenziale, quasi sempre calibrato alla didascalia, questa volta è stato fatto corrispondere alle esigenze, turistiche (le stesse che rappresentano lo scopo di massima, ma non unico, della pubblicazione), del potenziale straniero visitatore di Ferrara, che voglia usare il libro come guida. Giusto per tale motivo (che in parte ne giustificherebbe altresì l’anzidetta sintesi scritturale) è stato dato alle stampe nella doppia lingua italiana ed inglese.

Si tratta di 150 (o forse anche 200) foto alquanto singolari.

Ma quale sarebbe la caratteristica che le renderebbe così interessanti? Be’, credo che il titolo, Ferrara nell’occhio del gigante, possa già di per sé rappresentare un anticipo di spiegazione, pur non svelandola in toto. In proposito, dalla prima alla quarta di copertina l’autore ha voluto allegorizzarne il significato riproducendo rispettivamente un occhio abnormemente ciclopico e la sua medesima fisica persona (eccolo il vero gigante!) erigersi, ambedue, grande occhio e Marsan, sopra Ferrara, dominando agro e castro nel contempo, ecologia ed architettura, archeologia e modernità, mettendo in diretto contraddittorio passato e presente.

Senza aprire il libro e badando esclusivamente al titolo, probabilmente si potrebbe pensare che l’apparato fotografico sia stato realizzato da un aeroplano. Ci s’indovinerebbe a metà. Perché, sì, un volo aereo ne è la fonte, ma non nella misura in cui d’acchito si penserebbe. In vero, a guardare l’insieme delle foto, ci si rende conto che l’obiettivo non può essere stato posto in un aereo: molto più ridimensionata sarebbe stata la visuale di Ferrara, rispetto a quella che effettivamente è stata tratta. E, vedendo talune particolari foto (per es. la serie che inquadra lo scomodo – ma quant’è elevato!? – monumento dell’Ariosto, nella piazza omonima), viene subito da scartare anche l’idea che l’obiettivo possa essere stato montato su un elicottero. E allora come potrà essere avvenuto?! Sarà mai stata un’aquila, magari all’uopo addomesticata, a prestarsi ad un tale servizio!? Macché mai! Nulla di tutto ciò. Voglio finalmente svelare il mistero. Il servizio è stato fatto grazie ad un “drone” appositamente attrezzato. Solo con un siffatto marchingegno Marsan è riuscito a realizzare una miriade di scatti, poi opportunamente selezionati.

Ecco, nell’occhio d’un immaginario gigante (assecondando la geniale, sottile idea dell’autore), il modellino o, meglio, la serie di modellini che risultano dal contesto fotografico e che riproducono Ferrara in una scala alquanto inusuale, dà un esito ameno, suggestivo, più unico che raro.

L’occhio del gigante fa venire in mente l’occhio di Gulliver che, nel recupero d’una celeberrima fiaba (I viaggi di Gulliver, appunto), incombe su una Ferrara-Lilliput ancora più amabile di quanto già non sia, perfino spettacolare.

È quanto Dino Marsan, designer, fotografo e più in genere artista assolutamente creativo ed originale, affida all’Arte con questo terzo libro fotografico su Ferrara, città d’arte, la quale, neanche farlo apposta, sembra essere l’ideale contenitore delle sue entusiasmanti performances.

    

Recensione
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