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L'eredità di Calvino. Se una notte d'inverno un viaggiatore e Palomar

In un periodo di crisi del sapere, la saggistica è diventata un po’ il fanalino di coda nell’editoria, che predilige gli “instant book”, le storie vere, le testimonianze dirette di chi ha vissuto le esperienze raccontate.

Si assiste, dunque, al mutamento di questo genere letterario che, per essere più accessibile al pubblico, si è ibridato, orientandosi verso un registro narrativo.

Si fa apprezzare per il rigore critico nonché per la prosa armoniosa ma lontana dall’aridità di un testo universitario, il saggio di Antonella Calzolari, che è diviso in due parti: la prima è incentrata suSe una notte d'inverno un viaggiatore” (1979), l’altra su Palomar (1983).

“Se una notte d'inverno un viaggiatore” sancisce il trionfo della fantasia e dell’atto stesso del leggere che “ci aiuta a vivere il nostro presente, il nostro tempo”. Il testo mette in scena sé stesso, svelando i suoi meccanismi e divenendo, come sottolinea la Calzolari, un vero e proprio “viaggio nel mondo del romanzo”.

Il punto di partenza è l’acquisto da parte del lettore di una copia difettosa del libro di Calvino, da cui scaturiscono dei testi che interromperanno la lettura intrapresa ogni volta con una reiterazione che esalta al massimo il momento dell’attesa.

E così, quando il lettore cercherà di risalire al libro originale, sarà sviato di continuo dalla lettura di altri racconti-incipit di romanzi differenti da quello iniziale. Questo spostamento dell’attenzione nel soggetto è possibile grazie al meccanismo di sospensione che si attua attraverso l’inserimento di un elemento di sorpresa.

Alla disparità di stili adottati si accompagna la molteplicità di livelli di coinvolgimento: il lettore reale, a cui Calvino si rivolge direttamente col “tu”, si immedesima nel lettore personaggio che stabilirà, attraverso la condivisione della lettura, un’alleanza con la lettrice (a questo punto lettore e lettrice divengono un solo soggetto e vengono chiamati con la seconda persona plurale).

La Calzolari, docente di materie letterarie e autrice di programmi radiofonici per la RAI, sottolinea l’importanza in Calvino della lettura, momento del processo letterario condiviso dalle figure del Lettore e della Lettrice, legate da un rapporto di complicità e deputate nell’epilogo di quella posizione onnisciente sottratta all’Autore.

Ed è proprio questo ruolo attivo, quest’interattività del lettore, a consentirgli di poter spiegare lo stesso romanzo che sta leggendo.

Se nel suo insieme “Se in una notte d’inverno” potrebbe definirsi un giallo sui generis, non lo sono i brevi racconti che lo compongono che, data la mancanza di una causa e di una fine, sconfinano inevitabilmente nel fantastico, tratto dominante della stessa produzione di Calvino.

In “Palomar” la presenza dell’Autore è, invece, più marcata e il lettore finisce per essere spettatore della vita del protagonista, prototipo, per i dubbi e la mancanza di certezze, dell’uomo moderno. Palomar incarna, nel suo ossessivo bisogno di riflettere, il trionfo del pensiero sull’azione, della disillusione sulla fiducia nel prossimo. Non sorprende che il tempo in questo romanzo sia il presente perché coincide con i gesti e le meditazioni del suo protagonista.

In “Se una notte d’inverno” è lo stesso Calvino a sconsigliare il lettore dal cercare un filo conduttore che lo orienti in questo dedalo di storie sconnesse tra loro che si intrecciano come in una rete. La conclusione è, infatti, una mera convenzione letteraria perché ogni storia non finisce mai, proprio come in “Palomar”, emblema del libro infinito nel quale la trama riveste un’importanza secondaria in rapporto al lavoro svolto sulla lingua.

Ed è proprio il discorso sulla forma in Calvino il fulcro di quest’interessante libro che analizza l’ultima produzione di Calvino.

Recensione
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