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Quaranta poesie di Michail Jur’evič Lermontov

Considerato da molti come l’erede di Puškin, Michail Jur’evič Lermontov (nel momento in cui questa sedicesima apparizione di “Arcipelago itaca” blo-mag vedrà la diffusione, sarà da poco trascorso il bicentenario della sua nascita) è senza dubbio stato un esponente di spicco del Romanticismo europeo. L’unico volume di poesie (a fronte di una produzione molto corposa che consta di oltre quattrocento liriche) ed il solo romanzo Geroj našego vremeni - Un eroe del nostro tempo (è soprattutto a questo lavoro che si deve la sua notorietà del tempo e postuma) pubblicati in vita e la sua stessa e breve esperienza umana (militare di carriera capace di atti eroici ma dal carattere irrequieto e di fatto incline ad uno spiccato senso di autonomia) si collocano infatti, a pieno titolo, nel solco tracciato dal “pensare ed agire romantico” attraverso il XIX secolo del vecchio continente.

Non si può negare, in ogni caso, che la personalità di Lermontov fosse caratterizzata da elementi di vera modernità sia per l’epoca in cui visse che per chi volesse, ancora oggi, definire una sua precisa collocazione storica. Era infatti un aristocratico che scelse di lavorare nell’esercito nonostante il suo talento in campo artistico e, rimanendo proprio nell’ambito dell’espressione artistica, non si può non annotare, ancora, come questa si manifestasse sia nella scrittura (poesia e narrativa) che sul “fronte” delle arti figurative (fu anche pittore).

La sua prematura scomparsa ed il suo più volte manifestato guardare con scetticismo alla sua stessa produzione giovanile in versi (per Lermontov, tutto ciò che era stato da lui scritto prima del 1836 era da considerarsi come propedeutico verso ciò che seguì) generò molte e feroci polemiche in Russia in occasione delle pubblicazioni che avvennero della sua opera già a partire dal 1842.

In Italia, l’opera di Michail Jur’evič Lermontov non è certamente nota come quella di altri autori russi o stranieri in generale. Ciononostante, non va dimenticato che il principale - e mirabile - traduttore in italiano dei suoi lavori è stato Tommaso Landolfi (Michail Lermontov. Liriche e poemi, Nuova Universale Einaudi, Torino, 1963, con introduzione di Angelo Maria Ripellino, dato nuovamente alle stampe da Adelphi, senza il saggio di Ripellino, nel 2006).

Roberto Michilli, il curatore del più recente lavoro in italiano su Lermontov oggetto della nostra attenzione in questa sedicesima apparizione di “Arcipelago itaca” blo-mag, conosce molto bene sia le polemiche seguite alle pubblicazioni postume dell’opera del nostro (e, ovviamente, i relativi contenuti e criteri di selezione dei testi), che quanto svolto da Landolfi in Italia sulla stessa. Prima di illustrarci in dettaglio l’impostazione del suo lavoro, infatti, Michilli, nella sua puntuale Introduzione a Quaranta poesie, effettua una panoramica più che esaustiva sulla “storia dell’attenzione” che l’editoria russo-sovietica ed italiana ha dedicato al poeta moscovita.

Fissando a mo’ di “spartiacque” proprio il 1836 di cui in precedenza ed estrapolando materiale messo a punto dall’autore sia prima che dopo questo anno, Roberto Michilli ci ha offerto, nell’anno appena concluso, una prima edizione (uscita a marzo) contenente quarantaquattro testi in versi e due frammenti di Lermontov proposti con testo originale a fronte e traduzione in italiano. Nell’edizione ampliata dello stesso volume (uscita ad ottobre), e fermo restando i criteri organizzativi di base della prima edizione, sono state aggiunte quattordici liriche portando così il numero totale di queste a sessanta. Va segnalato che è già in diffusione la seconda ristampa della seconda edizione e che delle sessanta poesie della versione definitiva del lavoro, trentasette sono alla loro prima traduzione in italiano ed una parte di queste sono alla loro prima traduzione “tout-court” nelle principali lingue della letteratura mondiale.

Parallelamente all’implementazione del numero dei testi, è, evidentemente e proporzionalmente, cresciuto anche il preziosissimo e notevole apparato delle Note (il libro è composto, oltre che dal corpo dei testi in lingua originale e tradotti e dalla già citata Introduzione a firma del curatore, da una dettagliata crono-bio-bibliografia dell’autore e dal notevolissimo apporto rappresentato, appunto, dalle Note di Michilli).

Le note in questione sono un vero e proprio libro nel libro; la cura di queste è tale da consentire al lettore la contestualizzazione di ogni singola poesia nell’ambito del “quadro” critico italiano, russo-sovietico ed internazionale, di quello bio-bibliografico dell’autore e di quello storiografico generale (in alcuni casi, il curatore arriva addirittura ad evidenziare i link per l’ascolto, in internet, dei testi di Lermontov interpretati in russo).

Le ultime annotazioni di questa sintetica presentazione sono ora per il traduttore e per l’editore.

Riguardo al primo occorre affermare che l’interpretazione che Michilli dà dei testi di Lermontov da lui selezionati e tradotti in italiano pare ricreare, esaltandolo al meglio e al massimo, proprio il “pathos” che immaginiamo abbia retto l’esperienza di vita e, conseguentemente, il percorso di ricerca artistica del grande scrittore russo. Non di meno, sembra evidente che il lavoro di traduzione in questione - il tono stesso e diretto (in qualche modo poco filtrato, pensiamo) della traduzione, verrebbe da dire - sia straordinariamente funzionale a porre l’accento sulle visioni nitide, che erano poi le istanze introspettive e civili al tempo stesso, proprie del versificare lermontoviano.

Riteniamo che Quaranta poesie meriti l’attenzione fornita in queste e nelle pagine che seguono perché rappresenta, nel tempo “disgraziato” di oggi, un felice esperimento, un esempio illuminante di come un piccolo ma lungimirante editore unito ad uno studioso - appartato, sì, ma con la “S” maiuscola - possano, semplicemente, produrre vera letteratura.

Recensione
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